Avete paura del buio?

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Il ritmo della notte
È capitato a tutti. Guidare di notte, stanchi, affamati; si vuole solo essere là. Preferibilmente il prima possibile. Gli occhi sentono il non poter dormire: si apre il finestrino per far entrare l’aria. Forse fermarsi per un caffè? Ma poi si arriva ancora più tardi. Guidare di notte non è divertente. 
A meno che non si sia in gara, ovviamente. Allora tutto diventa più interessante. La Formula 1 corre dopo il tramonto da 10 anni, ma l’arte di guidare di notte è una tradizione nell’endurance ed è un pre-requisito delle 24 Ore come Le Mans, la cui prima edizione si corse nel 1923. Alla 24 Ore di Spa di quest’anno, oltre 60 vetture GT equipaggiate Pirelli hanno corso nell’oscurità sul circuito sede del Gran Premio del Belgio – anche se non tutte hanno visto l’alba. 
Guidare di notte è sempre stato parte anche della sfida del rally, con i team che montano fari supplementari sulle loro macchine, oggi con lampade a LED circa 10 volte più luminose di quelle alogene della maggior parte delle stradali. Ma se non si possono seguire altre vetture su strade buie che i piloti non conoscono a memoria (a differenza di quelli che corrono in circuito), sono le note dei loro co-piloti a essere cruciali. 
Il due volte campione del mondo di rally Marcus Gronholm ha detto del Rallye Monte-Carlo: “A volte è molto meglio fare quegli stage di notte. Vedi solo la strada davanti a te e non i precipizi ripidi! Segui le note, nient’altro. È un po’ come guidare in un tunnel.”
I piloti di rally che tradizionalmente sono veloci nelle tappe in notturna non sono necessariamente più coraggiosi o vedono meglio degli avversari. Hanno solo delle note migliori.
 
Vedere nel buio
In F1 non ci sono co-piloti e nemmeno fari. Ma la soluzione per rendere possibile correre di notte a Singapore è stata montare dei riflettori lungo la pista. Moltissimi. 
Proprio come per la fornitura di pneumatici, la F1 si affida all’engineering italiano per il sistema di illuminazione allo stato dell’arte, che presenta oltre 1.500 riflettori, connessi da 108.423 metri di cavi elettrici. 
L’ironia è che, per i piloti, è come correre alla luce del giorno. “La visibilità è ottimale e non hai l’impressione di guidare di notte con tutta quella luce in pista”, ha detto Kimi Raikkonen. Prima di aggiungere, nel suo stile inimitabile: “Non guardi il cielo, quindi non fa alcuna differenza.”
Altra ironia è che i piloti dormono di più durante la gara in notturna di Singapore che durante un normale weekend. “Ci alziamo tardi, le giornate sono più corte e quindi dormiamo molto”, dice il pilota della Force India Esteban Ocon. “È il mio weekend preferito per gli orari – io dormo molto e a Singapore riesco a farmi le mie 12 ore a notte!”.
In netto contrasto con Le Mans. Nick Tandy, che nel 2015 vi ha vinto coi compagni Nico Hulkenberg ed Earl Bamber, ha commentato: “So che mi serve circa un’ora di sonno durante la gara per non essere stanco il mattino dopo quando stiamo ancora correndo. Ma l’adrenalina ha la meglio.”
E probabilmente è solo un eufemismo.

I campioni della pioggia
Dalla prima gara a Singapore, la domanda principale quando si parla di visibilità è cosa accadrebbe con la pioggia, con le luci che si riflettono sull’acqua. Siamo ancora in attesa di scoprirlo, perché finora nessuna sessione a Singapore è stata caratterizzata da pioggia forte, nonostante la zona sia nota per le precipitazioni. 
Ma nel gennaio 2011 Pirelli ha svolto dei test di pneumatici wet di notte sulla pista bagnata artificialmente di Abu Dhabi, probabilmente una prima mondiale. Al volante di una Toyota TF109 c’era il pilota Pedro de la Rosa.
“È assolutamente splendido; un’esperienza magica”, disse dopo la prova. “Le gocce d’acqua cadevano come diamanti. È stato bello, un’esperienza incredibile, ma alla fine non molto diversa dal guidare sul bagnato in qualunque altro posto.”
La sfida maggiore a Singapore non è la notte, ma l’impegno fisico della gara. È lenta: con 23 curve, temperature ambientali di 30°C, 80% di umidità e temperature che nell’abitacolo raggiungono i 60°C. Per cui i piloti possono perdere fino a 3 chili di peso. 
“Cercate di immaginare cosa significhi stare seduti in una sauna indossando una tuta ignifuga completa e un casco”, ha spiegato Lewis Hamilton. “Se 10 è la temperatura massima di quella sauna, la gara di Singapore è 7. E poi lavori molto – regolazioni, traiettorie eccetera.”
“È l’unica gara della stagione in cui spalanchi la visiera per far entrare aria fresca e subito dopo desideri non averlo fatto perché fuori è più caldo”, dice il pilota della Red Bull Daniel Ricciardo. “Già nel giro di warm-up, la temperatura del liquido nella borraccia è come quella di un the caldo appena versato.”
L’oscurità – o il rischio di pioggia – è quindi il minore dei problemi in questo weekend... 

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