La 24 Ore di Spa, una corsa al limite della resistenza

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Le occhiaie scure raccontano la storia della 24 Ore di Spa meglio di qualunque cronaca o reportage. Perché, diciamolo subito: contrariamente a quanto si possa pensare, questa epica corsa automobilistica di resistenza, una delle più importanti per partecipanti e profilo, va ben oltre le 24 ore.

Certo, parte alle 16:30 del sabato e arriva, guarda caso, alla stessa ora della domenica. Ma i preparativi durano per tutta la settimana precedente e sarebbe un grosso errore ridurre l’annuale gara belga all’estenuante arco di sole 24 ore.

Potrà sembrare un po’ masochistico, ma la fatica che fa da sfondo a questo evento è una componente viscerale, quasi piacevole, dell’intera esperienza. Tra i partecipanti e il pubblico si instaura un legame invisibile; simile all’atmosfera di condivisione tipica dei concerti rock più importanti. Non a caso la rock band californiana dei Linkin Park è sponsor di uno dei team in gara.

Battaglia in pista
La 24 Ore di Spa è una corsa che lascia il segno, sulle persone e sulle auto. Proprio in senso letterale nel caso di Chris Harris, uno dei celebri partecipanti, presentatore del programma BBC Top Gear. Lo scorso anno, mentre attraversava il paddock prima dello start, Harris è stato colpito alla testa da un alettone di Formula 3, trasportato a spalla da qualcuno poco attento. La ferita ha richiesto diversi punti di sutura, ma Harris è riuscito in ogni caso a partecipare alla gara e a portarla a termine.

Strani incidenti a parte, il contrasto biologico e meccanico tra il prima e il dopo gara è scioccante. Le automobili, lucidissime e appena revisionate, che il sabato pomeriggio vengono amorevolmente spinte fino alla griglia di partenza riemergono a fine gara (ammesso che ci arrivino) sporche e ammaccate, con qualche pezzo ciondolante e i segni frettolosi di riparazioni eseguite a suon di martellate e nastro extra-strong. 

Anche sulle persone l’effetto è lo stesso; i volti freschi, spensierati e sorridenti del giorno prima appaiono silenziosi, spenti dalla fatica, appesantiti da lunghe borse sotto gli occhi, come se in 24 ore fossero invecchiati di 24 anni.

Momenti indimenticabili
In teoria durante la gara i piloti possono dormire qualche ora nei motorhome parcheggiati vicino al paddock: sono tre o quattro per team e guidano su turni di un paio d’ore e più. Ma raramente riescono a chiudere occhio. Un po’ per il rumore incessante che avvolge il paddock (molti piloti dormono con le cuffie sintonizzate sulla radio del team per seguire le sorti della propria vettura nella solitudine delle ore notturne), ma soprattutto per la quantità di adrenalina accumulata andando a tutto gas su questo tracciato di 7 chilometri, noto come uno dei migliori circuiti del mondo. 

Dopo aver conquistato un posto sul podio, lo scorso anno, un emozionatissimo Maxime Soulet, pilota Bentley, ha dichiarato: “È la corsa più impegnativa a cui abbia mai partecipato, ma alla fine tutti piangevamo dalla gioia; è stato veramente fantastico.”

La sensazione di aver compiuto una vera e propria impresa si deve a curve leggendarie come l’Eau Rouge: una compressione serpeggiante poco dopo la linea di partenza e arrivo, in cui il pilota sente la spina dorsale schiacciarsi al suolo mentre piomba nell’avvallamento prima di volare quasi senza peso oltre la sommità, in una manciata di millisecondi. Circa 546 volte in 24 ore.

I piloti più arditi imboccano l’Eau Rouge con l’acceleratore a tavoletta: il trionfo della volontà sul buonsenso, tutto pur di sfidare la gravità. Di notte è ancora più emozionante, vedere la pancia delle macchine fare scintille ogni volta che tocca terra, e i fari perforare con un tunnel di luce il buio impenetrabile della campagna belga, spesso rigato di pioggia.

Fatica e ricompensa
I piloti da corsa sono gente superstiziosa. Forse perché operano a un livello che va al di là della comprensione razionale. Eric van de Poele, che grazie a cinque successi detiene il primato di vittorie a Spa, prima della gara amava dormire sempre nello stesso hotel, dove ogni camera porta il nome di un pilota. Ogni volta che dormiva nella camera con il suo nome vinceva la corsa. L’unico anno in cui ha dormito in una camera diversa, ha perso. Poi nel 2017, prima della gara, il pilota Audi Markus Winkelhock ha dormito nella camera Eric van de Poele e, nemmeno a dirsi, è stato uno dei vincitori di quell’edizione.

Per l’esercito di meccanici, la 24 Ore di Spa è ancora più massacrante che per i piloti. I meccanici non hanno le stesse scariche di adrenalina a sostenerli, solo la tensione dell’attesa tra i circa 26 pit stop; eppure anche a loro è richiesto lo stesso livello di prestazioni. Un solo errore può spedire l’auto contro le barriere, a più di 250 chilometri all’ora. 

Il bello delle corse di endurance è che rappresentano l’incontro tra calcolo e coraggio. Nell’arco delle 24 ore e dei circa 4000 chilometri percorsi da ogni auto, è strategicamente importante sfruttare al massimo ogni opportunità, minimizzando i tempi di sosta ai pit stop e gli interventi necessari. Con più di 60 automobili che possono doppiarsi a circa un secondo di distacco, ogni minimo vantaggio può essere decisivo. 

Ogni secondo conta
Lo scorso anno, nel cuore della notte, l’Audi vincitrice a un certo punto era rimasta indietro di un giro. È stato solo il lavoro infaticabile dei meccanici, insieme alla velocità dei piloti e al rifiuto di darsi per vinti, a rimetterla in gara la domenica mattina, dopo 359 giri, ad ancora molte ore dalla fine. La macchina stessa si è dimostrata straordinariamente affidabile, e questo ha contato molto nella vittoria: una sola sosta imprevista al pit stop per stringere una ruota allentata.

Naturalmente gran parte della manutenzione non è programmata, ed è in questi casi che i meccanici bravi fanno la differenza. Per cambiare l’intera scatola del cambio, ad esempio, impiegano meno di un’ora. 

La 24 Ore di Spa è proprio uno sport di contatto; potremmo quasi ribattezzarla Spa Wars. Una guida un po’ troppo aggressiva può portare a lunghi periodi dietro la safety car, e questo è un altro elemento da tenere presente nella valutazione strategica. La competizione tra questi gladiatori di ferro è brutale, basti pensare che il comando di gara nel 2017 è passato di mano per ben 58 volte.

Una bellissima tradizione
La 24 Ore di Spa ha quasi la stessa età della corsa di endurance di Le Mans. È nata solo l’anno dopo, nel 1924, quando i belgi pensavano di poter fare meglio qualunque cosa decidessero di fare i francesi. Il circuito originale era ancora più terrificante della versione odierna: un tracciato di 15 chilometri vagamente triangolare, che serpeggiava tra le normali strade cittadine di Stavelot, Malmedy e Spa, poi gradualmente trasformato fino a raggiungere la sua forma attuale, nel 1979. Nella sua precedente incarnazione, il circuito di Spa era il più veloce d’Europa e il leggendario campione Jackie Stewart definiva la vecchia Masta Kink (oggi parte di una strada pubblica) “di gran lunga la curva più difficile del mondo”. Un’opinione su cui deve aver pesato il grave incidente del 1966, quando Stewart si era risvegliato a testa in giù, coperto di carburante, in un fosso vicino a una fattoria.

Questa è l’eredità della 24 Ore di Spa. Una gara che ancora oggi segue la tradizione, come quella dell’originale parata del mercoledì prima della competizione, quando tutte le auto concorrenti sfilano per le strade del centro cittadino, che ospita anche il più antico casinò d’Europa, fondato nel 1763. Ogni anno circa 20.000 persone affollano il centro di Spa per assistere a questo spettacolo incredibile e gustare specialità belghe come le frites-mayonnaise accompagnate dalla celebre birra Jupiler, sinonimo della 24 ore di gara, il carburante alla festa. Le auto sono così vicine da poterle toccare e, passando, i piloti firmano gli autografi. 

“La parata è veramente speciale,” dice il pilota BMW Alexander Sims, tra i vincitori nel 2016. “È solo quando arrivi qui e vedi tutta questa gente che capisci la portata dell’evento.”

In genere tutti i principali produttori di auto sportive sono rappresentati alla 24 Ore di Spa, da Aston Martin a Porsche, ma la casa con più vittorie resta BMW, con 22 successi. Ed è a questo che si deve il fascino profondo della 24 Ore di Spa: le auto in pista non sono così diverse da quelle da strada. Auto vere… in una corsa surreale. Che va avanti per tutta la notte.

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