Alla scoperta delle due anime del Belgio

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«Che cosa c’è di più sciocco di un treno che segue sempre lo stesso percorso, gli stessi binari all’infinito?» si chiedeva George Simenon, il creatore del commissario Maigret. Un interrogativo paradossale, quello del grande scrittore nato a Liegi, che rivela però molto dell’anima dei belgi: dietro all’apparente tranquillità si cela il desiderio di evadere, di uscire dai binari della quotidianità. Sarà per questo che un piccolo paese dalle molte anime, al centro dell’Europa, ha creato un legame così forte con il mondo dei motori e della velocità. E proprio Spa, a mezz’ora d’auto dalla Liegi di Simenon, ospita un circuito che ha fatto e continua a fare la storia dell’automobilismo in ogni sua declinazione. La pista di Spa-Francorchamps è incastonata tra colline e conifere, in un clima di quiete che stride fortemente con il rombo dei motori delle vetture gran turismo che in questo weekend si sfideranno nella 24 Ore della Blancpain Endurance Series, la gara più impegnativa per i piloti e per i loro pneumatici, e la sfida più dura e affascinante per il mondo Pirelli.

Relax e velocità in fondo sono le due anime che caratterizzano Spa, cittadina della Vallonia francofona che ha dato il suo nome alle strutture di benessere: furono infatti già i Romani i primi a scoprire le sue sorgenti naturali nelle profondità delle campagne delle Ardenne. Eppure, se si riesce a superare la piacevole sensazione di torpore regalata dai vari centri termali sparsi per la città, sono molti i possibili itinerari on the road nella zona dove guidare assecondando dolci pendenze e rettilinei. Le strade delle Alte Ardenne, soprannominate le “Ardenne Blu”, offrono traiettorie mai banali, tratti misti che portano ad esempio verso il Lago della Gileppe, bacino artificiale creato nel 1875 con una delle più grandi dighe d’Europa. Qui, lasciata l’auto, è possibile immergersi nelle foreste attraverso decine di chilometri di sentieri da percorrere a piedi o in bicicletta. Liegi poi, a soli quaranta chilometri, con le sue innumerevoli chiese, la contaminazione tra antico e nuovo (come la stazione realizzata da Calatrava o la passerelle, il ponte pedonale che attraversa il fiume Mosa). Passata di dominazione in dominazione – dalla Spagna all’Olanda fino a Napoleone – Liegi è un esempio virtuoso di contaminazione, dove si respira un’aria internazionale. Qui in uno dei tanti caffè e pub, è il caso di gustare le frites-mayonnaise accompagnate da birra, i due principali contributi enogastronomici del Belgio al mondo.

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Sempre rimanendo nei pressi di Spa, merita una visita Blegny, città nota per le miniere di carbone – chiuse ormai da trent’anni –, dove dal secondo dopoguerra in poi migliaia di italiani sono arrivati per lavorare. Ora quelle stesse miniere, diventate Patrimonio dell’Unesco, sono aperte al pubblico, con visite guidate che permettono di comprendere come fosse la vita sottoterra.

Allontanandosi invece si scopre che la Vallonia è tutta una distesa di verde, dove si sale e si scende, dove le colline ti accompagnano sinuosamente sempre tra una città o un borgo fino ai castelli, come lo Château des Comtes de Marchin, nel villaggio di Modave, con un torrione medievale e le sue venti stanze con arazzi e dipinti del XVII secolo. Nascosto tra le foreste delle Ardenne c’è un gioiellino, Durbuy, la città più piccola del mondo con soli 400 abitanti. Durbuy è tutto quello che ci si aspetta dal Belgio elevato all’ennesima potenza: scorci affascinanti, vicoli medievali, edifici del XVI secolo, un fiume tranquillo che lo attraversa (l’Ourthe) e una parete rocciosa che lo sovrasta.

Certo, qualsiasi itinerario si scelga di percorrere partendo da Spa, l’importante è fare un giro attorno al vecchio tracciato di Francorchamps, quello che ha ospitato la Formula 1 fino al 1970. Il layout originale con i suoi 14 chilometri di lunghezza passava interamente per strade pubbliche, fiancheggiate da alberi, lampioni e case, con i piloti che sfrecciavano a oltre 200 chilometri orari. Su quel tracciato, ad esempio, ha dato spettacolo Jacky Ickx, il belga capace di imporsi con uno stile sfrontato dalla Formula 1 all’endurance fino al rally. Un talento difficilmente etichettabile, definito da Enzo Ferrari «un connubio di calcolo e ardimento». Il miglior esempio per comprendere le due anime di un Paese tutto da scoprire, che ama apparire tranquillo mentre dentro coltiva il fuoco dei motori. 

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