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Due i piloti ad avere vinto due dei cinque Gran Premi disputati da inizio stagione. Due a essere sempre più chiaramente in lotta per un titolo iridato che sembra tagliato sul loro duello personale. Parliamo di Sebastian Vettel e Lewis Hamilton: sette titoli iridati complessivi, sei punti soltanto a separarli in vetta al campionato dopo i primi cinque GP con il ferrarista in leggero vantaggio sul tre volte iridato della Mercedes.

Lo schema a due (sempre inteso come piloti in lotta diretta) è quello che ha reso grandi le più grandi stagioni di F1®. Il ricordo va all’epico 1976 risoltosi soltanto all’ultimo GP fra Lauda e Hunt, con il pilota inglese campione del mondo al termine della stagione più drammatica della storia dei Gran Premi. Quell’anno accadde di tutto. Lauda con una costola rotta al GP di Spagna e comunque vincitore perché Hunt, primo in pista, venne penalizzato per irregolarità tecnica, ma poi successo e punti gli vennero restituiti da un tribunale sportivo. Sempre Lauda bruciato e intossicato fino all’estrema unzione nell’indimenticabile rogo del Nürburgring, quindi il suo rientro a Monza per un finale di stagione drammmatico e culminato, come detto, nella sua sconfitta sotto il diluvio conclusivo del Fuji. A Montecarlo, per la verità, Lauda e Hunt non hanno mai regalato confronti speciali. Anzi, per l’inglese il circuito del Principato è sempre stato una bestia nera, con tanto di suggello finale in quanto fu il suo ultimo GP in Formula 1®, tre stagioni dopo quella del suo trionfo e a metà di un campionato nel segno della delusione. Ma anche fra i marciapiedi dei Grimaldi, come accaduto per parecchi Mondiali, è stato il corpo-a-corpo diretto fra due piloti a sottolineare alcune edizioni davvero speciali.

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Intanto una statistica: dei 79 Gran Premi che dal 1950 (anno della prima F1® iridata) a oggi si sono conclusi con un distacco inferiore al secondo fra il vincitore e il primo inseguitore, ben otto avevano bandiera monegasca. E il più ridotto di questi otto distacchi (215 millesimi di secondo, anno 1992) vide Senna trionfare con grande fatica su uno scatenato Mansell. Era proprio loro due i grandi contendenti per quel Mondiale. E nonostante la netta superiorità tecnica di quella Williams (Mansell vi vinse i primi cinque GP di stagione, per poi laurearsi campione già ad agosto), Ayrton trionfò a Montecarlo con la sua McLaren al termine di una gara pazzesca, con Nigel nei suoi specchietti curva dopo curva ma senza mai riuscire a piazzare la zampata decisiva.

GP Monaco per duellanti ce ne sono stati tanti altri, fin dalle gare in bianco-nero degli anni Cinquanta: una per tutte l’edizione 1955 conquistata dalla Maserati di Moss quasi in volata sulla Ferrari a guida condivisa fra Collins e Fangio, poi campione quell’anno per la quinta volta. Ma se si parla di Montecarlo come un ring di boxe, la memoria collettiva non può che tornare alla grandissima rivalità Senna-Prost. I due sommano 10 GP Monaco vinti in totale: sei per Ayrton, quattro per il francese. Un empireo a parte, il loro nel Principato. Una saga interrotta soltanto dai cinque successi di Graham Hill. Ma il loro bilancio monegasco sarebbe stato ben diverso senza due episodi assolutamente unici, entrambi finiti per penalizzare il mito brasiliano. Il primo è datato 1984: Prost al volante della dominatrice McLaren; Senna debuttante in F1® e costretto a sgomitare sulla modesta Toleman. Quell’anno Montecarlo si scioglieva sotto un diluvio. Alain, al comando, iniziò a venire rimontato al ritmo di manciate di secondi a ogni giro. Dietro di lui uno scatenato Senna sembrava danzare fra le pozzanghere e i guard-rail sempre più minacciosi. Decise tutto un direttore di gara particolare: Jacky Ickx. L’ex-campione di passaporto belga decise di esporre la bandiera a scacchi dopo appena 31 giri, salvando così la vittoria di Prost che però, causa la conclusione anticipata, si vide assegnare soltanto 4,5 punti anziché i classici nove della vittoria. Nove giri in più e magari sarebbe stato superato; ma con i sei punti regolamentari del secondo posto avrebbe conquistato quel Mondiale finito invece in tasca al rivale Lauda per la miseria di mezzo punto...

Nuovo scontro Senna-Porst nel 1988. Stessa monoposto: la McLaren-Honda dominatrice di quello e dei tre campionati successivi. Quel 15 maggio Ayrton sembrava posseduto da un demone. Partito dalla pole position (contesagli, al solito, proprio da Prost), prese il largo con un passo impossibile per chiunque altro. Arrivato a una quarantina di secondi di vantaggio (abissale e quasi offensivo, sul francese a pari macchina) venne minacciato dal box McLaren di sanzioni se negli ultimi giri non avesse rallentato. Non doveva mettere in pericolo un risultato clamoroso per il team. Senna rallentò bruscamente e commise un errore da principiante: non calcolò che, andando più piano, in curva sarebbe scivolato in misura minore verso l’esterno. Questo gli costò la ruota anteriore destra strappata contro le protezioni all’ultima curva prima del tunnel. Gli costò anche l’addio traumatico a una vittoria ormai concretizzata con una superiorità umana mai vista sulle strade del Casinò più famoso al mondo. Senna scese dalla McLaren incidentata, scavalcò di corsa il guard-rail e, il casco ancora indossato, andò a suonare a uno dei residence appena all’esterno di quella curva, dove abitava. Vi si nascose al mondo, anche al suo stesso team, fino al giorno successivo. Ma il suo bilancio personale con il Principato tornò a posto già da un anno dopo: fra il 1987 e il ’93, eccetto quel 1988 maledetto dall’errore prima del tunnel, il GP Monaco non ebbe altro vincitore che lui.

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