La moto
targata Ferrari

La moto targata Ferrari

Nel 2012 è stata battuta dalle agenzie ed è uscita sui giornali una notizia che ha colpito molto gli appassionati di motori: in data 29 aprile è stata venduta a Stafford dalla casa d’aste Bonhams quella che è tuttora considerata come “l’unica moto Ferrari”.

Parliamo della Ferrari 900 cc, che porta la firma della David Kay Engineering.

La storia di questa moto unica nel suo genere sotto molti punti di vista è veramente curiosa e interessante e ha inizio nel 1990, anno nel quale il designer britannico David Kay (noto per essere stato colui il quale disegnò le più famose MV Agusta, azienda nella quale l’ingegnere aveva lavorato con grande passione in passato) salì agli onori della cronaca, quando chiese ufficialmente alla scuderia Ferrari di poter applicare sulla scocca di una moto sportiva che lui stava progettando il simbolo del Cavallino Rampante. Pochi giorni dopo, il 23 Maggio del 1990, Piero Ferrari in persona (il figlio di Enzo Ferrari, e allora presidente dell’azienda) rispose positivamente, dando la propria approvazione ufficiale alla richiesta con una lettera autografa. Fu così autorizzata la realizzazione della prima (e per ora…unica) moto Ferrari della storia.

La moto (come detto, l’unica ufficialmente marchiata Ferrari) è stata studiata e realizzata ispirandosi esplicitamente a Enzo Ferrari, il mitico fondatore della casa del Cavallino, con diretto riferimento al vecchio motore a due tempi Scott, con il quale il giovane Enzo aveva iniziato la propria carriera di corridore. Ricordiamo che nel corso degli anni '30, infatti, il futuro Drake aveva gestito una squadra di moto da corsa.

La moto è stata realizzata in toto in modo artigianale e portata a termine dopo ben quattro anni di sudato e quasi maniacale lavoro artigianale che alla fine è arrivato a contare ben 3.000 ore di lavoro (il tutto, ripetiamo, è stato interamente costruito a mano).

Come motore è stato scelto un propulsore a quattro cilindri raffreddato ad aria e realizzato in parte in magnesio e in parte in alluminio, di 900 cc a sedici valvole e con un cambio a cinque marce. Il telaio tubolare in alluminio (materiale che ha reso il mezzo molto più leggero della media) della moto è costituito da tubi Reynolds 531, da forcelle upside down (fornite da Forcelle Italia), da pinze Brembo con poderosi freni a disco, da cerchi Astralite da 17” filati a mano e da ammortizzatori WPS specifici. Sia il telaio sia il motore portano la sigla SF-01M.

La moto sviluppa 105 cavalli a un regime di ben 8.800 giri al minuto e può contare su un peso a secco pari a 172 kg: da tutto ciò è stato calcolato che la moto Ferrari può raggiungere una velocità massima di 265 km/ora. Si tratta in effetti di prestazioni non del tutto all’altezza delle attese per una moto che ha l’onore di portare sulla carena il marchio Ferrari. Va però anche detto che il mezzo non è mai stato portato a sviluppare il massimo delle sue potenzialità, in quanto ha girato molto poco su pista o su strada.

A un occhio poco attento, la moto dall’inconfondibile colore rosso, dotata di semimanubri e di quattro scarichi (due per ogni lato), presenta un look a dire il vero un pochino datato (con uno stile e un portamento che ricordano le moto anni Settanta, mentre invece alcuni elementi e determinate curve vanno a riprendere il mitico Ferrari Testarossa degli anni Ottanta), ma a tutto questo fanno da contraltare una serie di elementi piuttosto all’avanguardia: tra questi, un strumentazione in parte analogica e in parte digitale, un dispositivo di accensione elettronico e lo pneumatico posteriore che vanta una notevole impronta a terra.

Sul serbatoio spicca il celeberrimo marchio del Cavallino Rampante, presente anche in alcuni punti del propulsore. Gli esperti hanno notato, inoltre, alcuni particolari della scocca che si rifanno in modo piuttosto esplicito alla storia del design italiano applicato alle moto e alle auto: tra questi, una serie di feritoie che si aprono ai lati e al termine del codino.

L’unico modello di moto prodotta dalla casa di Modena era già stata in precedenza messa all’asta nel 2008 con un prezzo base di 180.000 Sterline (pari a circa 220.000 Euro), ma senza trovare nessun acquirente disposto a portarsela a casa. Così è stata messa in vendita su E-Bay al costo di 250.000 Sterline (equivalenti approssimativamente a 306.000 Euro), purtroppo con il medesimo risultato negativo. I motivi di questi due flop di vendita è probabilmente da ricercarsi nella relativa modestia tecnica della moto, che non pochi critici hanno considerato assolutamente non all’altezza del marchio Ferrari. D’altro canto, spendere un quarto di milione per una moto è evidentemente considerata una follia dalla gran parte dei potenziali acquirenti.

Abbiamo accennato a come questa moto sia l’unica che nella storia abbia potuto fregiarsi del marchio Ferrari, e se ci riferiamo alla celeberrima casa modenese questo è certamente vero. Ci sono però stati altri casi nei quali il nome Ferrari è stato collegato a un veicolo a due ruote. Vediamo nel dettaglio quali sono. Il primo di questi casi risale addirittura agli anni '50 del secolo scorso, con una serie di moto nuove e di classe realizzate da un costruttore emiliano che si chiamava proprio…Ferrari (cognome molto diffuso nella regione).

Il secondo caso è molto più famoso e fa parte del panorama delle corse a due ruote: si tratta della Cagiva F4, la cui F indicava chiaramente come il motore fosse stato realizzato dalla società HPE fondata, tra gli altri, anche da Piero Ferrari e che inizialmente era destinata a gareggiare nel mondiale Superbike (anche se nella pratica si trattava di una Cagiva C594 da motomondiale). Il progetto della Cagiva era estremamente ambizioso ed era stato pensato per essere una moto realmente rivoluzionaria che fosse in grado di competere ad alti livelli tra le Superbike, ma essendo dotata di un motore a quattro cilindri: proprio per l’importanza di tale progetto Cagiva aveva deciso di affidarsi a Ferrari, da sempre il marchio sportivo più importante al mondo. Il risultato fu un 4 cilindri in linea da 750 cc con valvole radiali, cambio estraibile e distribuzione a catena centrale, una serie di tecnologie derivate direttamente dalla Formula 1®. Il debutto in pista della moto per i primi test nell’anno 1995 fu un evento di enorme richiamo che avvenne nel circuito del Mugello: erano persino state pubblicate delle foto spia di uno strano muletto Ducati 851. Castiglioni voleva realizzare una moto rivoluzionaria capace di scalare le classifiche dei campionati mondiali. Ma, dopo i primi collaudi su pista, la moto fu ritirata e rimase allo stadio di prototipo sia per i problemi finanziari della casa di Varese fondata dai fratelli Castiglioni (gli investimenti esorbitanti per il motomondiale avevano praticamente portato l’azienda sul lastrico) sia per problemi riguardanti lo sviluppo del motore (Ferrari si tirò indietro in quanto non soddisfatta dei risultati che stavano uscendo dai primi test e si rifiutò di associare il proprio nome alla moto). Proprio quando tutto sembrava perduto con un sogno che svanisce dopo tante aspettative, il patron Castiglioni ebbe un’idea geniale: Cagiva aveva infatti da poco acquistato il prestigioso marchio MV Agusta. Fu quindi messo al lavoro il direttore del Centro ricerche della Cagiva, Massimo Tamburini, il quale dopo due anni diede vita alla MV Agusta F4 Serie Oro, giudicata praticamente all’unanimità come una delle moto sportive più belle di tutti i tempi.

La terza e ultima moto legata al nome Ferrari è invece addirittura rimasta allo stadio di concept ed è quindi stata interamente sviluppata in 3D: venne ideata dall’israeliano Amir Glink, il quale aveva pensato per questo gioiello di tecnologia dei propulsori derivati da quelli della Ferrari e addirittura a comandi ispirati a quelli di un aereo militare.

Dal punto di vista commerciale, la Ferrari 900 sembrava rappresentare un esempio di diversificazione di un brand che storicamente si era diretto verso lo sviluppo delle auto di lusso e verso duello delle vetture dalle grandi performance sportive. Fu quindi logico pensare che da quel momento potesse prendere il via una produzione (seppur su numeri forzatamente molto limitati) di una serie di modelli a due ruote, tutte griffate con il prestigioso marchio del Cavallino. Tutti questi rumors erano poi stati ulteriormente ingigantiti da un evento particolare: vennero depositati una serie di disegni per un brevetto Ferrari da parte del progettista Fabrizio Favaretto, che vi aveva allegato (seppure a titolo del tutto dimostrativo) il disegno di una moto in stile cruiser: questi disegni vennero inoltre pubblicati sul sito ufficiale dell’EPO, l’Ufficio Europeo dei Brevetti.

A quel punto, fu proprio la casa di Maranello a fermare sul nascere ogni tipo di ipotesi, smentendo ufficialmente tale ipotesi nel corso del Salone di Parigi del 2014, sostenendo quanto segue "Detto semplicemente, non abbiamo nessuna intenzione di costruire una moto e non c'è nessun futuro motociclistico per la Ferrari. Con qualsiasi nostro brevetto, l'intenzione è quella di proteggere una tecnologia degna di tutela, ora e in futuro, ma questo non significa che tale tecnologia sia imminente. La persona che ha presentato domanda per brevettare la tecnologia che Ferrari ha deciso di proteggere ha scelto di utilizzare la rappresentazione di una moto perché era il modo più semplice per dimostrare come tale brevetto offra qualcosa di nuovo rispetto alla tecnologia esistente. Il brevetto riguarda una nuova tecnologia di bilanciamento, che elimina la necessità di un albero di bilanciamento. Questo avrà vantaggi in termini di peso e di ingombri, e per illustrare il progetto è stato utilizzato il layout di un V-twin in quanto è il numero minimo di cilindri che possono essere utilizzati per la dimostrazione, senza entrare nei dettagli in merito al numero di cilindri di un possibile motore futuro. Quello che funziona su un bicilindrico a V può andar bene anche per un V4, un V6, un V8 o un V12."

D’altra parte, i detrattori della Moto Ferrari 900 potrebbero affermare che la linea estetica della moto in questione già in sé stessa sarebbe stata in grado di scoraggiare ogni possibile progetto di sviluppo futuro nel settore. Insomma, in parole povere: si sarebbe partiti con il piede sbagliato, realizzando una modo che nasceva già fuori dai gusti del mercato.

Guardando il risultato ottenuto dall’altro lato della medaglia, per onestà intellettuale va considerato che stiamo parlando di un modello costruito artigianalmente, senza quindi alcuna pretesa di produzione in serie (neppure pensando a numeri limitati. Di conseguenza, l’unicità dell’esemplare (ripetiamo, decisamente fuori categoria rispetto ai modelli presenti sul mercato) fu certamente uno dei fattori che portarono al lievitare del prezzo d’asta fino a livelli dei quali abbiamo parlato in precedenza.

Certamente, se pensiamo anche solo al richiamo che significherebbe per tutti gli appassionati delle due ruote l’uscita sul mercato di una serie di moto del Cavallino Rampante, avremmo potuto parlare di un evento epocale. Da un punto di vista commerciale, inoltre, ciò avrebbe dato il via a una sfida a colpi di sgommate tra due colossi automobilistici come la tedesca Wolkswagen e la italiana Fiat, proprietarie rispettivamente della Ducati (per mezzo del marchio Audi, che fa parte del gruppo della casa della WV) e della Ferrari, che si sarebbero date battaglia per presentare al pubblico il veicolo a due ruote più accattivante e più performante possibile.

Tutto ciò, però, al momento rimane nel cassetto dei sogni di molti che avevano drizzato le antenne al momento della diffusione della notizia di un ingresso della Ferrari nel mondo delle due ruote, rivelatasi poi falsa.

I più sognatori potrebbero d'altronde sperare che un evento del genere possa sempre diventare realtà, in un futuro che sperano non troppo lontano. D’altra parte, la forte specializzazione che il mercato di oggi va a richiedere ai competitor che in esso agiscono potrebbe rivelarsi controproducente per un progetto del genere. Comunque, sperare non costa nulla e aiuta a mantenere viva un’idea che altrimenti verrebbe accantonata come una notizia del tutto fuori da ogni contatto con la realtà.

In sintesi, si tratta di una moto ideale per appassionati collezionisti, desiderosi di portarsi a casa un modello unico, non solo da un punto di vista della meccanica (ripetiamo, interamente artigianale), ma anche da un punto di vista storico. Avere in garage l’unica moto al mondo con il marchio ufficiale Ferrari non è una cosa da tutti i giorni, ma un sogno che potrebbe diventare realtà!

Ma le incursioni della Ferrari nel mondo delle due ruote non sono finite.

Tra le novità più recenti ricordiamo l'incontro simbolico tra la Ferrari e il mondo del motociclismo avvenuto in una tappa del Moto Gp 2018. In occasione del centenario della scomparsa di Francesco Baracca - un grande asso dell'aviazione italiana - il Team Ducati ha deciso di ricordarlo con il simbolo del cavallino rampante facendolo comparire durante la gara di campionato nel circuito di Catalunya nel cupolino sulla coda della moto di Andrea Dovizioso.

Un altro incontro che ha riscosso molto successo tra gli appassionati dello sport a due e a quattro ruote è stato poi quello con Valentino Rossi, uno dei migliori piloti della storia del motociclismo. Nel marzo 2018, il campione della Yamaha si è messo alla guida della 488 Pista, la Ferrari V8 più veloce della storia di Maranello, diventando così uno dei primi esterni a salire a bordo di questa supersport capace di raggiungere una potenza massima di 760 cv.

 

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