Vive la France!

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Drink driving
Il circuito Paul Ricard in Francia è la prova che, in certe condizioni, il bere e la guida possono mixarsi. Il circuito è stato costruito nel 1969 dal celebre magnate che ha dato il nome al pastis, e che non ha lasciato che il suo entusiasmo per i liquori forti lo tenesse lontano dalla passione per le auto.

Inaugurato nel 1970, quello che allora era un impianto allo stato dell’arte ha ospitato il primo dei suoi 15 gran premi nel 1971. Il più recente dei quali, ovviamente, è stato solo lo scorso anno, quando il Paul Ricard è tornato in calendario dopo un’assenza di 28 anni.

Nel frattempo, il posto è stato reinventato come high-technology test track (con circa 167 potenziali diverse configurazioni) di proprietà di un certo Bernie Ecclestone. L’attenzione al dettaglio dell’ex-signore della F1 era tale da arrivare a importare l’erba per la pitlane del Paul Ricard dal suo campo di aviazione di Biggin Hill in Inghilterra, secondo lui decisamente superiore come qualità a quella locale.

E poi, con il ritorno del GP di Francia, lo scorso anno è tornato anche il Paul Ricard come sede della gara. Molte delle infrastrutture sono cambiate per rispondere alle esigenze della moderna F1, ma molte delle caratteristiche della pista sono rimaste familiari. Per esempio, gli ingorghi del traffico per arrivare in circuito. E anche uno dei rettilinei più lunghi visti in Formula 1.

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Dove soffia il vento
Il rettilineo del Mistral, che prende il nome dal celebre vento che soffia regolarmente nel Sud della Francia, era lungo 1,8 chilometri nella sua forma originale, contribuendo ad alcune delle più elevate velocità di punta del tempo. Quel rettilineo esiste ancora oggi, anche se in mezzo c’è una chicane per rallentare la velocità. Quest’anno c’è anche un nuovo asfalto, anche se molto simile a quello della gara dello scorso anno, quindi non dovrebbero esserci molte differenze. Anche il meteo dovrebbe essere simile a quello del 2018: caldo. Cos’altro potreste aspettarvi dalla Costa Azzurra a fine giugno?

Parlando di pneumatici, le temperature elevate accelerano il degrado, ovviamente, quindi sarà importante gestirli con attenzione. Ma, da quanto visto finora quest’anno, anche con temperature alte i pneumatici si comportano bene, senza blistering o cose del genere.

Anche l’anno scorso ci fu un solo pitstop per il vincitore del GP di Francia, anche se favorito da una safety car nelle prime fasi di gara dopo l’incidente tra Sebastian Vettel e Valtteri Bottas alla partenza. Quest’anno, la nomina dei pneumatici è un po’ più conservativa rispetto al 2018, quindi dovrebbe essere flat-out dall’inizio al traguardo. Questo significa una velocità di punta di circa 340 km/h e una media sul giro di circa 233 km/h, sulla base dei dati delle qualifiche dell’anno scorso.

Aseconda della pista, le monoposto 2019 sono state fino a un secondo più veloci rispetto alle equivalenti del 2018 (nonostante siamo più pesanti), quindi aspettatevi che vengano battuti i tempi dello scorso anno. È probabile che quello in qualifica scenda di 90 secondi: quello della pole 2018 di Lewis Hamilton fu di 1m30.029s. 

Pits e pastis
Una novità per quest’anno – oltre a una migliore gestione del traffico per gli spettatori – è l’ingresso della pit lane, che adesso inizia subito prima dell’ultima curva. È stato spostato per motivi di sicurezza e aggiungerà un po’ di tempo a quello generale dei pit stop: un motivo in più per fare una sola sosta (che è comunque l’obiettivo dei team). Superare non è particolarmente facile al Paul Ricard, quindi la posizione in griglia è cruciale su quello che potrebbe essere definito il circuito più pittoresco in calendario. Per quanto francese come una bottiglia di pastis, la gara è di nuovo sponsorizzata da Pirelli. E sicuramente faremo un bel brindisi con un Ricard!

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