Vettel, il campione
dalle due vite

Show more images

Due mondi e due vite. Se la carriera di Vettel fosse finita nel  2013, sarebbe stata davvero pirotecnica. Allora, a quarto titolo iridato appena conquistato, il suo bottino personale nel Mondiale recitava: 39 vittorie su 120 gare disputate. Roba da Guinnes dei Primati a quattro ruote. Ma poi sono arrivati i ‘secondi’ 120 GP corsi, e questi hanno portato soltanto 14 successi, precipitando la media a un più modesto 53 (primi posti) su 240: numeri sempre notevoli, ma non più da Empireo delle corse.

E questo cambio di passo non può essere imputato soltanto alla Ferrari, con la quale Seb ha vinto 14 gare da quando vi arrivò a inizio 2015. Stona infatti anche quel Mondiale 2014, ancora al volante di una Red Bull, ma non più dominatrice come nelle quattro stagioni precedenti:  tre successi quell’anno per il team, ma tutte a vantaggio del suo fresco compagno Daniel Ricciardo. E questo mentre le Mercedes iniziavano il loro cammino di dominatrici dell’era ibrida nel Circus.

Gli inizi della carriera

Seb nasce in Germania il 3 luglio 1987 e molto presto si ritrova nell’orbita di Michael Schumacher. Come lui è tedesco. Come lui inizia con i kart, a otto anni d’età. Come lui vince a raffica e Schumi, a quei tempi già bi-campione del mondo con la Benetton, mostra di seguirne i risultati con grande interesse. Da qui in poi il ritmo accelera: Formula BMW nel 2003 e titolo conquistato l’anno successivo, con 18 successi su 20 gare. Vale la pena notare che il Vettel del 2004 non ha ancora 18 anni, su strada non potrebbe neppure guidare l’auto del padre Norbert suo instancabile accompagnatore e tifoso.

Nel 2005 debutta in Formula 3 Euro Series dove conclude quarto, ma soprattutto prova in un test privato la Williams FW27-Bmw, premio per avere vinto l’anno prima la formula del motorista bavarese. La stagione 2006 lo vede secondo in Euro Series e con un primo piede in Formula Renault 3.5, dove vince la prima gara l’anno successivo. Ma il profumo della F1 lo corteggia già vicino: Vettel è un pilota Bmw a tutti gli effetti, e al GP di Turchia di fine agosto si trova al volante di una Sauber nella seconda sessione di prove libere, che conclude con il miglior tempo. A Monza, due settimane più tardi, stesso risultato. La Sauber lo conferma test driver per il 2007, ma il destino corre veloce e un infortunio al pilota titolare Kubica in Canada regala a Seb il debutto iridato a Indianapolis, dove conquista un ottavo posto di pura consistenza e maturità di guida, nonché i primi punti nel Mondiale.

Gli anni in Red Bull

E’ a questo punto che la Red Bull entra tempestosamente nella sua vita. Le performance di Seb in America non passano inosservate e la Toro Rosso, team satellite della squadra austro-inglese, gli offre il volante del defenestrato Scott Speed,che nonostante il cognome esce dalla F1 senza biglietto di ritorno. In Giappone, a fine ottobre, si materializzano due segni del destino: diluvia e Seb è a un passo dal podio, mostrando una grandissima confidenza sul bagnato, quando la sua cavalcata viene interrotta da una tamponata alla Red Bull di Mark Webber in regime di Safety Car. Il pilota rientra ai box in lacrime ma già in Cina, GP successivo, centra il quarto posto che gli vale la conferma in Toro Rosso per il 2008.

Ovvero il suo anno magico: la prestazione maiuscola a Monza, nuovamente sotto il diluvio, gli vale la prima vittoria in carriera, la prima e unica del team ex-Minardi e il record di pilota più giovane di sempre (21 anni e 73 giorni) a vincere un GP. Il record gli verrà tolto nel 2016 da Max Verstappen, primo in Spagna a 18 anni e 228 giorni. Ma il capolavoro di Monza lo trasporta con il tappeto volante in Red Bull, dove si ritrova Webber a fianco. Nel 2009 i risultati iniziano a grandinare: la monoposto austriaca è fortissima e Seb centra due vittorie, quattro secondi posti e due terzi, finendo secondo nel Mondiale alle spalle di Jenson Button la cui Brawn GP era stata imbattibile nella prima parte di stagione.

Il seguito è nel ricordo di tutti. Vettel conquista nel 2010 il suo primo titolo ad Abu Dhabi, sfruttando da maestro di strategia (e anche un po’ di fortuna) un errore tattico della Ferrari che devia Alonso dal titolo. È il più giovane campione del mondo di sempre (23 anni e 134 giorni, record tuttora suo) e la doppietta iridata arriva nel 2011, sulle ali di una Red Bull imprendibile. Terzo Mondiale nel 2012, dopo un nuovo duello con la Ferrari di Alonso, penalizzato stavolta da un paio di collisioni di cui è vittima incolpevole, e il quarto matura nel 2013. Il ruolino di marcia è impressionante: 448 punti in più, in quattro anni, del suo compagno Webber lo proiettano in un’orbita apparentemente irraggiungibile.

Nessuno aveva mai vinto quattro titoli di fila, a parte Fangio negli anni Cinquanta e Schumi con la Ferrari nei primi del 2000. Sono numeri eclatanti e Sebastian viene indicato con uno dei Grandi di tutti i tempi. Ma nel 2014, come già accennato, la Formula 1 imbocca la strada del motore ibrido, la Mercedes sale in cattedra (non vi è ancora scesa), Sebastian non vince neanche una gara e subisce il suo compagno Ricciardo che ne vince tre e diventa automaticamente il numero uno in squadra.

Il passaggio in Ferrari

Risultato: Vettel trasloca in Ferrari, prendendo il posto di Alonso emigrato in McLaren. Il periodo rosso è storia di oggi. Quattordici GP vinti con il Cavallino non lo portano mai davvero vicino al titolo. Cinque vittorie nel 2017 e altrettante nel ’18 gli valgono due secondi posti nel Mondiale alle spalle di Hamilton. Niente di più. E questo 3 luglio 2020 Seb festeggia (ma il verbo è eccessivo) il 33mo compleanno in Austria dove riparte il Mondiale più travagliato della storia, certamente l’ultimo per lui in Ferrari che per il 2021 ha scelto di affiancare Leclerc con Carlos Sainz Jr.   


SEBASTIAN VETTEL - nato il 3 luglio 1987
GP disputati: 240
Pole position: 57
GP vinti: 53
Titoli iridati: 4 (2010, ’11, ’12, ‘13)

Continua a leggere