Una prova
di nervi

Test, test
I test di Formula 1® significano molte cose diverse per persone diverse – e questa è la loro bellezza intrinseca. Per alcuni è la ricerca della performance pura: in altre parole, capire solo quanto può essere veloce la tua macchina sul singolo giro, senza alcun limite. Per altri, è scoprire quanto può durare oppure provare nuove parti. Per altri ancora, come i giovani piloti che hanno il privilegio di guidare una Formula 1® una o due volte l’anno, è una grande avventura: la rara occasione di sentir scorrere l’adrenalina come non mai e assaporare ciò che desiderano diventare. 
Per alcuni dei piloti più esperti, specie quelli che non erano Barcellona, i test sono invece un lavoro di routine incessante privo del glamour delle corse: qualcosa da lasciare a piloti più giovani e affamati.
Per i team meno abbienti, i test (specie quelli pre-stagione) rappresentano anche un’opportunità di business. Non solo possono ‘vendere’ il sedile a un pilota in cambio di una tanto agognata sponsorizzazione, ma possono anche mettere in atto una tattica che nel gergo della Formula 1® è nota come ‘glory run’: in altre parole, un giro con prestazioni estreme (ma insostenibili), per dare a potenziali sponsor l’impressione che il team sarà competitivo – e quindi, in prospettiva, un buon investimento. Al via della stagione, questa promessa diventa in qualche modo più difficile da mantenere…
Tutte queste diverse priorità, motivazioni e obiettivi nei test portano a un cambiamento continuo di tempi sul giro e programmi,  per cui un team non è mai in diretta competizione con un altro, anche se potrebbe sembrare. 
Ma alla fine del giorno – o meglio dei due giorni, come nel caso dell’ultimo recente test di Barcellona – ci sarà una classifica. E, nonostante la pluralità dei parametri, quella classifica spesso riflette la realtà di chi è più competitivo.

Punti di vista differenti
Consideriamo il test di Barcellona da una varietà di prospettive diverse. La Haas è stato il team che ha girato di più con i nuovi pneumatici purple ultrasoft, cercando di guadagnare un potenziale vantaggio per Monaco, dove questa mescola sarà usata per la prima volta. Come tutti sanno, Monaco è un forte livellatore: il luogo dove persino gli outsider possono riservare grosse sorprese. E gli americani vogliono essere nella migliore condizione per farlo. 
La Mercedes ha girato soprattutto con le medie e ha fatto un cambio all’ultimo minuto, sostituendo il secondo giorno Esteban Ocon con Pascal Wehrlein. Il motivo è che il team aveva delle nuove parti da provare e voleva il feedback dal pilota disponibile più esperto. Né glory run né scommesse per la Mercedes: solo serio lavoro dietro le quinte, cercando di buttarsi alle spalle il doppio disastroso ritiro in Spagna e di tornare al consueto business della vittoria.
La Williams è il team che ha attratto maggiormente l’attenzione, girando con un alettone double-deck in stile anni 90. Uno dei motivi è stato simulare i livelli di carico del 2017, quindi è chiaro che il team stesse lavorando a lunghissimo termine anziché puntare a guadagni ravvicinati.

L’occasione di una vita
E ovviamente ci sono stati i giovani: ragazzi come Alex Lynn, Antonio Fuoco, Pierre Gasly e Jordan King, che hanno goduto di una rara uscita su una monoposto di F1®. Per loro è un privilegio ma anche un’esperienza snervante e frustrante. Qualunque cosa facciano, non possono rovinare la vettura. Ma allo stesso tempo, durante l’opportunità che hanno di guidare queste macchine sognate da sempre, sono spesso tenuti al guinzaglio – visto che la priorità è il business della consistente raccolta di dati e non la velocità pura. Per un giovane pilota, provare è un po’ come quando ti danno una scatola di cioccolatini e ti dicono che puoi mangiarne solo uno. 
Strategie differenti, giochi di prestigio e muovere varie pedine. I test sono un po’ come gli scacchi combinati col poker. Ed è proprio questo che li rende così affascinanti. 

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