Un monte di velocità

Un monte di velocità

I dati di questa prima parte di Mondiale parlano chiaro: si tratta davvero della F1® più veloce di sempre. Non che non fosse previsto. L'obiettivo era era proprio questo: grande evoluzione aerodinamica, con carichi superiori di oltre il venti per cento a quelli del 2016, e pneumatici più larghi per garantire maggiori velocità in curva. Il traguardo di questa rivoluzione: tempi sul giro di cinque secondi più veloci rispetto a due anni fa, quando la decisione della svolta regolamentare fu adottata. Scelta storica: soltanto con l'adozione del turbo, nella seconda metà degli anni Settanta,  il Circus aveva cambiato così chiaramente a favore di un’accelerazione delle monoposto. Negli ultimi due decenni, invece, molte decisioni furono orientate al fine contrario, al miglioramento della sicurezza. Obiettivo peraltro raggiunto: le odierne monoposto di Formula 1® sono le più sicure di sempre. 

Ma quest’anno il percorso è un altro. Le F1® della nuova generazione sono visivamente più veloci. Più aggressive. Anche più impegnative: il maggiore appoggio in curva rende possibile una guida più ‘cattiva’; nelle curve vere e nelle staccate al termine dei rettilinei torna evidente la differenza umana. E a metà maggio in Spagna, su un circuito a massime prestazioni e con tutte le sfide tecniche possibili, questa differenza ha regalato emozioni indimenticabili. La lotta al limite fra il vincitore Hamilton e Vettel sarà ricordata a lungo come una delle pagine più vivaci e muscolari di sempre. Ed era stato così già in Australia; in Cina e in Bahrein.

Ora si va sotto la Rocca dei Grimaldi nel segno di una battaglia come da tempo non si vedeva. Ferrari contro Mercedes; Vettel in vetta al campionato con piccolo margine su Hamilton; soltanto loro due a vantare finora due vittorie a testa. Due campioni in duello: proprio ciò che dalle corse si spera. Niente di strano: con monoposto tanto performanti, capaci di assicurare il massimo rendimento anche nelle curve veloci, il pilota di grande livello si esalta. Quando sa di potere spingere al massimo anche nelle situazioni difficili, porta a limiti eccezionali il livello della sfida. Perché i campioni sono fatti così: più alta è la prestazione, più si esaltano. 

E quest’anno la prestazione è davvero fenomenale. Fin dal primo week-end di gara dell’anno il salto rispetto al 2016 è stato elevatissimo. A Melbourne, apertura stagionale, la pole position è stata di 4”1 più veloce di quella di due anni fa, anno di riferimento sul quale si è costruito il nuovo regolamento. Stesso identico passo avanti, a livello di pole position, in Cina, per poi scendere a un’accelerazione di 3”8 e 3”9 rispettivamente in Bahrein e in Russia. E in Spagna il progresso (sempre rispetto al 2015) è stato ancora maggiore: cinque secondi e mezzo. In termini più universali si tratta di un clamoroso 6,5% di abbassamento del tempo sul giro, un raffronto che rende inutile ogni ulteriore spiegazione di quanto più veloci sono le monoposto di quest’anno. E gli sviluppi tecnici sono appena iniziati: la Spagna era la quinta delle venti gare in calendario, vedremo ancora grandi passi avanti.

Ma ora, come si diceva, Montecarlo. La sua carta d'identità: velocità media più bassa di tutta la stagione e anche la curva più lenta in assoluto, il tornantino ribattezzato Fairmont, ma fissato nella memoria delle corse come tornante Loews, e prima ancora della Vecchia Stazione. Fra i marciapiedi del Principato il must tecnico è uno solo: cercare il massimo possibile carico aerodinamico anche a velocità modeste. Vedremo quindi il solito fiorire di appendici e bandelle e deflettori e piccole ali. Ma vedremo anche quanto influiranno i pneumatici allargati (più 25 per cento rispetto a un anno fa) nel comportamento in curva. Maggiore tenuta in curva e trazione in uscita garantiranno curve più veloci. E dato che il giro a Monaco è tutto in curva, le prestazioni sono attese a un forte abbassamento.

Quest'anno va così: si va veloci. Sempre più veloci. La tendenza non può cambiare adesso. Non a Montecarlo...

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