Un giovane pilota,
100% made in UK

McLaren vanta una lunga storia nella costruzione di auto da corsa eccellenti, ma anche nello sviluppo di giovani piloti talentuosi. È il caso di Ayrton Senna, a cui diede la possibilità di diventare campione del mondo di Formula 1; anche Mika Hakkinen è stato aiutato a raggiungere gli stessi risultati. Lewis Hamilton è stato letteralmente allevato, partendo dai go kart per arrivare ai trionfi F1. 

Di recente, ha acquisito Stoffel Vandoornem che ha debuttato alla grande in GP2 supportato da Pirelli, ottenendo risultati eccellenti al fianco di Fernando Alonso, con l’acquisizione finale del valente Lando Norris, che ha già attirato l’attenzione di tutti al suo debutto nei test di F1 all’inizio di quest’anno. Ma oggi, il desiderio del gruppo McLaren di coltivare giovani piloti non si limita alle monoposto. 

L’altro lato delle attività McLaren nel settore delle corse è il GT, gran parte del quale avviene con pneumatici Pirelli, nei campionati tra cui la Blancpain GT Series. Anche in questo caso, è stato avviato un programma per giovani piloti, denominato McLaren GT Academy. Uno dei nomi tenuti in caldo, proprio come Hamilton, è quello di una potenziale star cresciuta nel vivaio della casa britannica: Ben Barnicoat.

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Come molti piloti, Barnicoat, che compirà 21 anni solo a dicembre, si è costruito una reputazione come karter di successo, quando era un potente rivale in pista di Max Verstappen, star di Red Bull F1, e di Charles Leclerc, nuovo campione della Formula 2. Anche lui sognava di arrivare alla F1, e si è cimentato nelle monoposto quando è diventato un campione della Formula Renault.

Nel 2016, nel mezzo di una stagione vincente nella Formula 3 europea, Barnicoat ha avuto la possibilità di cimentarsi in qualcosa di nuovo dopo un test di successo, e ha effettuato il suo debutto in Blancpain GT con il team WRT Audi presso il Nurburgring. Alla fine dell’anno, in partnership con il suo sponsor The Racing Steps Foundation, si è deciso di fare il passaggio a tempo pieno nelle gare GT.

Ho avuto la grande fortuna di essere supportato da The Racing Steps Foundation durante tutta la mia carriera nelle monoposto, ed è per questo che le aspettative erano altissime”, racconta il pilota originario di Chesterfield, nelle Midlands inglesi. “Ho potuto sempre contare sulla sponsorizzazione e su un sostegno fondamentale; questo mi ha dato la possibilità di gareggiare con ottimi team e di ottenere risultati sempre soddisfacenti. A fine 2016, era ormai chiaro che il programma sarebbe stato interrotto, ma la mia stagione era stata supportata per metà da loro, che mi avevano aiutato tanto. È stato quello il momento in cui abbiamo pensato che era arrivato il tempo di passare al GT, perché senza un supporto consistente, sarebbe stato molto difficile per me ottenere un’opportunità nelle monoposto"

Quando è spuntata l’opportunità con Audi, l’abbiamo colta senza pensarci due volte. Ho dovuto fare un test per guadagnarmi il posto, ma è andata bene e, poco dopo, la McLaren mi ha proposto di entrare nella sua scuderia. Non appena ho percepito questo interesse, mi è sembrata una decisione saggia accettare e iniziare una nuova fase della mia carriera, pur in età così giovane; in questo modo avrò molto tempo per mettermi alla prova e sperare di diventare un professionista top nelle sportscars.

La collaborazione tra Barnicoat e McLaren è iniziata quando lui ancora si dedicava ai go kart, ed è stato iscritto al programma F1 Junior, di cui ha continuato a far parte fino alla fine del 2015. “Mi è stato indubbiamente di grande aiuto”, afferma, “perché, nonostante McLaren GT e McLaren F1 siano società completamente distinte, i rispettivi dirigenti si confrontano molto; quindi, mentre io muovevo i primi passi nel McLaren GT, loro erano in costante contatto con McLaren, per raccogliere notizie sul mio conto. Mi ha lusingato sapere che il mio lavoro era stato apprezzato mentre ero impegnato in F1; questo mi ha aiutato nella fase di transizione al ramo GT della società”.

Ritiene che McLaren sia “uno dei migliori marchi britannici esistenti. Tutti sanno chi è McLaren e cosa fa; di conseguenza, poter associare questo nome a un giovane pilota britannico è per me un onore e spero di rimanerci per molti e molti anni. 

Quando si è giovani, tutti hanno il sogno di diventare un pilota di Formula 1; per me il sogno nel cassetto aveva sempre e solo un nome: McLaren. Man mano che si va avanti, ci si rende conto che è difficile diventare un pilota di Formula 1, ma poter prendere parte al programma per le sportscars organizzato dalla società è comunque incredibile. Spero davvero di poter trascorrere molto tempo qui!”.

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Dal suo debutto con la McLaren 650S GT3, dotata di pneumatici Pirelli, in occasione del Bathurst 12 Hours in Australia lo scorso febbraio, Barnicoat ha avuto una stagione impegnativa. Ha gareggiato in tutta la Blancpain GT Series in Europa per Strakka Racing, prendendo parte ai cinque eventi Sprint Cup e ai cinque eventi Endurance Cup.

“All’inizio dell’anno, le premesse erano veramente favorevoli”, racconta. “Abbiamo tenuto un buon ritmo a Misano e a Monza, anche a Brands Hatch, che per me è stata una bella esperienza casalinga. Ma da lì in poi, abbiamo iniziato ad attraversare una fase dura. Anche a Misano e Monza la velocità c’era, ma abbiamo avuto sfortuna. Quindi, nel bel mezzo della stagione, abbiamo iniziato a dover combattere parecchio per tenere il passo giusto. I ragazzi di Strakka e McLaren hanno lavorato sodo ma, per mille e mille ragioni, non siamo riusciti a compiere il miracolo. È stato quindi veramente un periodo difficile”.

Barnicoat ha comunque gareggiato nella Pirelli World Challenge, la prima GT Series in Nord America, in una 650S per K-PAX Racing. Affiancandosi per gli eventi del campionato SprintX ad Alvaro Parente, pilota di grande esperienza della scuderia McLaren e collega per la Blancpain GT Sprint, per tre volte è arrivato al podio.

“È andata davvero bene, e questo ha alimentato le mie speranze,” spiega. “Per me è stata una gran cosa continuare ad andare avanti e lavorare bene insieme ad Alvaro. È stata inoltre la prima volta che ho gareggiato negli Stati Uniti. La Pirelli World Challenge è una serie eccezionale e mi sono veramente divertito”.

Quanto ha trovato diversa la gara GT rispetto a quanto ha faceva prima? “Quando l’anno scorso ho gareggiato con WRT, all’inizio non sembrava un grande cambiamento. Ma quando sei completamente coinvolto, come è accaduto a me in questa stagione del programma McLaren, l’ho capita molto di più, e in effetti è molto diversa”.

“All’inizio l’auto viene condivisa, ed è una cosa che non avevo mai fatto prima. Quindi, nel provare a sviluppare un’auto, tutti noi tre della Endurance Series, e io e Alvaro della Sprint, ci siamo impegnati a fondo, lavorando sodo per raggiungere un equilibrio che fosse soddisfacente per tutti e che funzionasse bene. È stato difficile in certi momenti, ma è stata un’esperienza positiva per me, come pilota, apprendere in età così giovane come funziona il sistema. Sicuramente mi ha allargato le spalle per il futuro”.

I progressi si sono visti chiaramente negli eventi finali della stagione Blancpain: “Al Nurburgring, ci è sembrato di riavere indietro la nostra velocità; non abbiamo mai smesso di lavorare e finalmente è tornata. Siamo stati molto veloci ma abbiamo perso alcune opportunità, a causa di incidenti e contrattempi vari”. 

Quindi, per il finale della Endurance Cup a Barcellona, Barnicoat ha cambiato le auto all’interno del campo Strakka, unendosi a due nuovi compagni di squadra, Sam Tordoff e Jonny Kane. Guidando nella parte intermedia di queste tre ore di gara, Barnicoat ha preso l’auto al 29° posto e ha dato il massimo piazzandosi al nono posto, prima di passare l’auto a Kane. In questo contesto, ha effettuato il giro più veloce della gara, quasi quattro decimi di secondo più veloce di chiunque altro, stesso risultato raggiunto al Nurburgring. 

Due settimane dopo, è tornato in America, conquistando il podio nella California 8 Hours, la parte inaugurale della Intercontinental GT Challenge. Questo scoppiettante finale di stagione è un segnale positivo per il futuro.

“È stato un anno vario”, conclude, “ma mi sono goduto a fondo tutta l’esperienza, ed è stato bellissimo poter gareggiare sia in America sia qui, e conoscere nuovi circuiti. Non vedo l’ora di scoprire le sorprese che ci riserva il futuro!”.

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