Un break unico
a Spa

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Il Belgio ritorna
Da sempre c’è una sorta di rivalità tra Francia e Belgio: quando un francese racconta una barzelletta, di solito alla fine salta fuori un belga – e viceversa. Così quando i francesi crearono la celebre 24 Ore di Le Mans nel 1923, fu normale che i belgi reagissero con una loro gara di durata all’altezza.
E fu proprio così che prese vita la 24 Ore di Spa, nel 1924. L’attuale circuito di Spa è lungo 7,004 chilometri, ma quello originario con un layout stradale dove si corse la prima 24 Ore di Spa era qualcosa di terrificante, di ben 15 chilometri (tra i villaggi di Francorchamps, Stavelot e Malmedy): una distanza simile a quella del temibile Circuit de La Sarthe, che all’inizio aveva una configurazione di 17 chilometri. I primi vincitori furono Henri Springuel e Maurice Becquet, su un’ignota Bignan 2 litri. Purtroppo per l’orgoglio nazionale, sia i piloti sia la macchina erano francesi. In effetti la prima vittoria belga nella 24 Ore di Spa arrivò solo nel 1927 – grazie alla vettura nazionale Excelsior. Essendo il costruttore belga più importante di auto sportive, era anche la macchina ufficiale della famiglia reale, finché l’azienda non chiuse nel 1932. Ma la monarchia prosegue e gode di ottima salute, grazie al re Philippe del Belgio.

Dalla NSU alla BMW
Da quei primi giorni, Le Mans e Spa presero direzioni distinte e diverse. Mentre Le Mans puntò sui sempre più potenti prototipi, culminando nelle attuali vetture LMP, la 24 Ore di Spa rimase fedele alle sue radici, facendo partecipare un’ampia varietà di macchine granturismo. Di conseguenza, tra le auto protagoniste in passato si è visto di tutto, da una NSU Prinz di meno di 1 litro di cilindrata alla potente Mercedes 300 SEL 6.3 (portata a 6.8 litri dalla AMG).
Oggi, la 24 Ore di Spa è il gioiello nella corona della Blancpain GT Series, per le GT3 top dei Costruttori più prestigiosi al mondo, dalla BMW (vincitrice lo scorso anno) alla Bentley – solo per citarne un paio.
Dato che la Blancpain GT Series è fornita in esclusiva da Pirelli sulla base di un accordo a lungo termine, la 24 Ore di Spa è l’evento sportivo singolo più importante per l’azienda di pneumatici italiana. Complessivamente, saranno messi a disposizione 9000 pneumatici Pirelli, trasportati da 21 truck, con 90 dipendenti Pirelli sul posto – più molti altri dietro le quinte. Oltre allo staff motorsport dall’Italia, arriveranno esperti da altri Paesi come Stati Uniti, Brasile, Argentina e Australia: tutti territori dove Pirelli ha una presenza-chiave nei principali campionati GT o stock car. 
Questo personale lavorerà non-stop per tutto il weekend, cui si prevede assisteranno più di 60.000 spettatori.

La sfida definitiva
Anche se è un circuito, Spa offre diversi tipi di condizioni che si vedono di norma su strade normali: una varietà di tipi di asfalto, grandi cambi di elevazione e molto tempo ad acceleratore spalancato. Spa ha un microclima celebre: è assolutamente normale che piova in una parte del circuito e che sia completamente asciutto in un’altra – facendone quindi il test definitivo per i pneumatici.
Adesso prendono parte alla gara 60 macchine, con tre o quattro piloti. I top team tendono ad averne solo tre, quelli meno forti ne usano quattro. Tra loro anche nomi di rilievo, tra cui ex-vincitori di Le Mans e l’ex-portiere Fabien Barthez, che adesso ha iniziato una nuova carriera nel motorsport.
Professionisti o dilettanti – e la bellezza della 24 Ore di Spa è che c’è spazio per tutti – è una sfida formidabile grazie a curve veloci e a forze-G epiche come all’Eau Rouge. Una delle caratteristiche di Spa è il meteo variabile, che lo scorso anno nelle prime ore portò a diversi periodi di safety car. Ma, come si usa dire, il vero obiettivo è arrivare alla bandiera a scacchi. Per questo, e per la lunga tradizione della gara, qui c’è un grado di sportività cui di rado si assiste altrove. Abbastanza probabile, quindi, che la 24 Ore di Spa possa essere la più bella gara del mondo. 

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