Un assaggio della cultura automobilistica australiana

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Questo slogan, ancora utilizzato in occasione delle gare australiane V8 a 10 anni dalla scomparsa di ‘Peter Perfect’ Brock, riassume egregiamente l'amore degli australiani per le gare automobilistiche.
D'altronde, se pensiamo alle immense strade deserte dell'Australia, è facile capire perchè gli "Aussie", gli australiani, amino così tanto guidare. In quale altro posto nel mondo potremmo mai imbatterci in un segnale stradale come questo: “Darwin: 3423 chilometri”?

STRADE E SFIDE 
Il credo automobilistico australiano è rappresentato dalla gara automobilistica per stock car V8, la risposta australiana alla NASCAR, nonchè la disciplina sportiva in cui Brock primeggiava. Brock si è aggiudicato ben 9 vittorie nella leggendaria Bathurst 1000, diventando così un vero e proprio eroe. Sotto molteplici aspetti Brock incarnava il tipico australiano: diretto e senza alcuna prevaricazione, proprio come il campione mondiale di Formula Uno del 1980, Alan Jones.
Pensiamo ad esempio alla risposta di Jones quando gli fu chiesto chi avrebbe preferito come suo successore e Campione del Mondo nell'anno seguente, il 1981, tra Carlos Reutemann, suo compagno nel team Williams, e Nelson Piquet del team Brabham.
“Sinceramente non mi interessa” disse al giornalista. “Non li sopporto entrambi …”
Brock, che ha spesso gareggiato per il team Holden nei suoi 40 anni di carriera, non è mai arrivato alla Formula Uno. Tuttavia, agli occhi della maggior parte degli australiani, Brock è andato ben oltre, diventando il ‘King of the Mountain’ del circuito Mount Panorama di Bathurst. Le sue vittorie sono sempre state talmente entusiasmanti che il pubblico australiano ha spesso chiuso un occhio sulle evidenti stravaganze di Brock: al di fuori delle gare automobilistiche, Brock si diede al commercio del cosiddetto ‘energy polariser’ (alla lettera, polarizzatore di energia), un dispositivo che secondo lui era in grado di migliorare la guida dell'automobile “allineando le molecole”. 
Bathurst è uno dei principali autodromi del mondo, con una forma simile al circuito di Nurburgring e di Spa, è caratterizzato da saliscendi spettacolari, vie di fuga minime ed è soggetto a condizioni climatiche estremamente variabili, che obbligano i piloti alla massima allerta. Essendo in passato destinato esclusivamente all'entusiasmante campionato V8, il circuito Mount Panorama è stato poi utilizzato, a partire dal 2011, anche per le vetture GT con la 12 Ore di Bathurst.
Come prevedibile, l'evento ha riscosso un enorme successo ed ha visto la partecipazione dei migliori piloti europei. Questi ultimi hanno gareggiato insieme a esperti piloti di vetture V8, desiderosi di sfruttare le proprie competenze anche sulle vetture GT3.
Come tutti i circuiti che richiedono il massimo della performance, anche Bathurst ha sempre esercitato una forte attrazione su Pirelli. Quest'anno l'azienda italiana ha esordito alla 12 Ore di Bathurst, che è stata anche la prima tappa dell'Intercontinental GT Challenge, già in possesso del record di giro. Ciò che è successo durante la gara ha superato ogni aspettativa: grand slam con pole position, record di giro e vittoria finale grazie alla McLaren di Shane Van Gisbergen, Alvaro Parente e Jonathan Webb, che montava Pirelli P Zero. Questa è stata la prima vittoria globale della McLaren nelle gare di endurance di maggior prestigio dalla sua ultima vittoria a Le Mans nel 1995.
Tuttavia, il successo australiano di Pirelli non si limita alla sola pista automobilistica: l'azienda italiana si è aggiudicata cinque vittorie in occasione degli eventi del World Rally Championship che occasionalmente si svolgono qui (il Rally Australia si svolge anche in Nuova Zelanda).
Tutti i campioni WRC di Pirelli si sono aggiudicati importanti vittorie in Australia, a partire da Juha Kankkunen, che nel 1989 vinse con una Toyota Celica GT4, fino a Colin McRae e Richard Burns.


L'AUSTRALIA È UNA SECONDA PATRIA AUTOMOBILISTICA PER PIRELLI
Il norvegese Petter Solberg ha vinto il Rally Australia nel 2003 con pneumatici Pirelli e avrebbe potuto facilmente raddoppiare la vittoria: Solberg fu infatti costretto a ritirarsi dalla testa della classifica il penultimo giorno della gara del 2005 a causa di un canguro che saltò sulla sua Subaru Impreza. 
Rientrando a Perth, completamente sconvolto, disse: “Non ci posso credere! Un maledetto canguro! Che diavolo ci faceva lì?” Senza dubbio, anche il canguro avrà avuto pensieri simili, con la sola differenza che la causa della sua sorpresa, incredulità e delusione sarà sicuramente stata la Subaru blu di Solberg.
Magra consolazione che nel circuito di Albert Park i piloti di Formula Uno si imbatteranno difficilmente in canguri randagi. Nel centro di Melbourne i deliziosi canguri sono di solito serviti con un contorno di insalata.

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