Troy Bayliss, da carrozziere a pluricampione mondiale Superbike

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Buon compleanno a Troy Bayliss, eterno ragazzo del mondo delle corse su due ruote che, dopo aver conquistato tre titoli iridati nel Campionato Mondiale Superbike, fino alla veneranda età di 50 anni ha continuato a tenere il gas aperto nel Campionato Australiano per derivate dalla serie. Ora che di anni ne compie 51 ha deciso di lasciare spazio al figlio Oliver “Oli” che di primavere ne ha viste solo sedici ma ha lo steso spirito ed entusiasmo del padre, oltre naturalmente alla stessa passione per i motori.

Australiano vero di Taree, piccola cittadina della Mid North Coast, Troy Bayliss ha dovuto inseguire il suo sogno di diventare pilota motociclistico con una buona dose di pazienza e tenacia, arrivando alle luci della ribalta a trent’anni, età in cui alcuni piloti e sportivi mettono fine alla loro carriera. Così non è stato per Bayliss. A 6 anni riceve in regalo proprio da suo padre la prima motocicletta e sarà sempre il padre ad accompagnarlo alle prime garette di motocross e dirt track verso i 10 anni. In queste discipline però il giovane Troy non riesce ad emergere e, per continuare a coltivare la propria passione senza pesare sulle spalle della famiglia, a 14 anni decide di accettare un lavoro come carrozziere specializzandosi nella verniciatura a spray. Questa esperienza lavorativa, che resterà l’unica della sua vita, lascerà però il segno e lo accompagnerà nei paddock di tutto il mondo dove verrà spesso chiamato con il soprannome di “Carrozziere”.

Troy si reca in officina per 9 anni finché non riesce a comprarsi una Kawasaki 750 e nel 1992, a 23 anni, torna a gareggiare, prima nel campionato 250SP australiano con una Kawasaki KR-1 poi nella classe 600 l'anno successivo finché non riesce ad approdare al team ufficiale della Kawasaki Australia nel Campionato Nazionale Superbike dove nel 1996 ottiene un terzo posto nella classifica di fine stagione. Il mondo inizia ad accorgersi di questo veloce pilota dell’ex colonia penale inglese e, dopo essere passato alla Suzuki Australia, Troy ha la possibilità di mettersi in luce partecipando come wild card al round di Phillip Island del Mondiale Superbike, piazzandosi quinto in entrambe le gare. Nello stesso anno e sullo stesso circuito corre anche una gara del Motomondiale nella classe 250 terminando al sesto posto. Tanto basta per farlo approdare all’affascinante quanto impegnativo British Superbike in sella a una Ducati 996 del team GSE. Dopo una prima stagione di rodaggio, nel 1999 si laurea campione britannico delle derivate di serie conquistandosi l’attenzione del management Ducati che, nella stagione successiva, lo manda a correre negli nell’AMA Superbike, il campionato nazionale statunitense.

L’opportunità che capita una volta nella vita per Troy arriva proprio nel 2000 quando Ducati lo chiama nel Mondiale Superbike per sostituire nientepopodimeno che “King” Carl Fogarty infortunatosi gravemente e per questo costretto al ritiro dalle corse. All’esordio in Giappone il trentunenne australiano non impressiona ma la casa di Borgo Panigale decide di dargli una seconda possibilità proprio nel Tempio della Velocità, a Monza. Per lui due quarti posti ma soprattutto un sorpasso alla Prima Variante, dove si arriva a 300km/h dopo il lungo rettilineo del traguardo, in cui Troy si beve in un sol sorso Edwards, Chili, Yanagawa e Haga ottenendo la riconferma da Ducati per la stagione successiva.

Il resto è storia del XXI secolo: Bayliss vincerà il suo primo Mondiale Superbike nel 2001 mentre l’anno successivo sarà costretto ad arrendersi al texano Colin Edwards.  Dopo tre stagioni infelici in MotoGP, nel 2006 il ritorno al mondiale per derivate dalla serie che, nel frattempo, è diventato un Campionato monogomma Pirelli. Con la Ducati 999, a 37 anni Bayliss si laurea Campione del Mondo per la seconda volta e nello stesso anno ha la possibilità di togliersi un sassolino dalla scarpa, meglio dallo stivale: Ducati lo chiama per rimpiazzare Sete Gibernau nell’ultima gara di Valencia del Motomondiale e Bayliss questa volta mette tutti in riga ottenendo il primo posto e precedendo sul traguardo il compagno di squadra Loris Capirossi. È il primo pilota nella storia del motociclismo a vincere almeno una gara sia in MotoGP che in Superbike nella stessa stagione. Nel 2008 arriverà anche il terzo ed ultimo titolo iridato con la Ducati 1098R prima del ritiro dalle corse alla soglia dei 40 anni.

Troy non ha mai dimenticato quanto sia stato per lui difficile arrivare lì dove avrebbe voluto inseguendo la sua passione, non lo ha dimenticato nemmeno quando nel 2007 a Donington Park una brutta caduta gli procura una grave ferita al mignolo della mano destra. Con un’operazione ed uno stop forzato per qualche round il dito avrebbe potuto essere salvato ma l’australiano non ci sta a perdere gare e punti preziosi in campionato e chiede ai medici di amputare la falange menomata per recuperare più velocemente. Un gesto considerato folle da alcuni ma che, insieme ai tre mondiali vinti, ha contribuito a far diventare Troy uno dei piloti più amati e stimati del circus delle derivate di serie, insomma una leggenda.

E così, anche quando nel 2015 Ducati lo ha chiamato per sostituire l’infortunato Davide Giugliano nelle prime due gare del Campionato Mondiale Superbike in Australia e Thailandia, alla soglia dei 46 anni Troy non si è certo tirato indietro e, pur senza ottenere risultati rilevanti, ha dimostrato ancora una volta a tutti quanto sia grande la sua passione per questo mondo, decidendo poi di chiudere la carriera a 50 anni suonati là dove tutto ebbe inizio, nel Campionato australiano Superbike in cui da quest’anno, dal muretto dei box, non si perde una gara del figlio Oli. Una passione per le moto che, a quanto pare, si trasmette di generazione in generazione nella famiglia Bayliss.


TROY BAYLISS - 30 marzo 1969 
Carriera nel Mondiale Superbike
Gare disputate: 156
Pole position: 26
Gare vinte: 52
Podi: 94
Punti ottenuti: 2457
Titoli iridati: 3 (2001, 2006, 2008)

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