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PIRELLI.COM / RACING

Stock e azione

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All’inizio fu…
Ci sono stati diversi anni significativi nel motorsport brasiliano – la maggior parte dei quali legati ad Ayrton Senna da Silva – ma uno dei più importanti è stato il 1979. In quell’anno, il Gran Premio del Brasile ritornò alla vecchia Interlagos dopo un anno a Jacarepagua e, come avvenne spesso, apriva la stagione (e molto presto, il 4 febbraio). Il vincitore fu Jacques Laffite sulla Ligier effetto suolo, che aveva un tale margine di superiorità tecnica che lui e il compagno di squadra Patrick Depailler arrivarono con un vantaggio di circa 50 secondi sul terzo classificato. Ma questa storia non riguarda la Formula 1®.

La risposta del Brasile alla NASCAR
Per supportare il mercato dell’auto nazionale, in Brasile c’era bisogno di un livello di motorsport più radicato nel Paese, così nel 1979 fu creato anche il Brazilian stock car championship, con la prima gara che si svolse due mesi dopo il Gran Premio del Brasile. Fu chiamato stock car per creare un legame con la NASCAR negli Stati Uniti, considerata un modello per come doveva essere una corsa con berline: potenza, rumore, spettacolo ed enorme folla di fans. Una semplice e non costosa serie di regole assicurò una gara serrata tra le 19 Chevrolet Opala che formavano la griglia della prima gara, sul circuito di Taruma.
La serie ebbe un successo immediato e col passare degli anni arrivò persino in Europa: nel 1982 si corsero due gare all’Estoril. Parte dell’appeal del campionato derivava dall’attenzione al pubblico: al punto che nel 1994 gli organizzatori decisero che i biglietti fossero gratis. Non certo un punto nell’agenda dell’attuale Formula 1®.

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Il nuovo millennio
Ma fu negli anni 2000 che arrivò la nuova rivoluzione. Fu adottato un telaio tubolare, che consentì a molti costruttori di entrare con costi minimi, tra questi Peugeot, Volkswagen e Mitsubishi, oltre a quelli tradizionali americani come la Chevrolet. Griglie di oltre 30 piloti erano normali e fu adottato un sistema di punteggio simile a quello della NASCAR, ravvicinando i due campionati. C’erano anche molte gare di supporto, tra cui la Formula Chevrolet con le sue monoposto, che aiutarono a dare una struttura all’intero show. Oggi ci sono molti altri elementi che fanno da contorno allo show di 22 gare: gare con griglie rovesciate, wild card, gare con doppi punti e la winner-takes-all 1 million Real race: il premio in denaro più grande nel motorsport sudamericano (equivalente a circa 277.000 euro).
Cosa più importante, il principio della competizione serrata è sempre stato mantenuto. In una delle ultime gare, 22 macchine si sono classificate in un secondo nella prima sessione di prove libere.
A riprova della sua fama, quattro ex-piloti di F1® attualmente corrono nella serie dotata di motori V8: Luciano Burti, Antonio Pizzonia, Riccardo Zonta e Rubens Barrichello. Ma in passato ce ne sono stati molti altri: Ingo Hoffman, Raul Boesel, Chico Serra, Tarso Marques, Roberto Moreno, Jacques Villenueve, Alex Ribeiro, Wilson Fittipaldi, Christian Fittipaldi, Enrique Bernoldi, Esteban Tuero, Luiz Bueno – e Bruno Senna. Perché non può esserci un campionato in Brasile senza un Senna.

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Tenere le macchine in pista
L’altro ingrediente indispensabile alla Stock Car Brasil sono i pneumatici Pirelli. Pirelli è fornitore esclusivo del campionato dal 2013, con i famosi P Zero slick oltre ai Cinturato per il bagnato. Entrambi i pneumatici sono progettati in Italia e prodotti a Izmit in Turchia, esattamente come quelli per la Formula 1®.
Ma il rapporto tra Pirelli e Stock Car è molto più antico: i pneumatici italiani hanno preso parte per la prima volta al campionato nel 1979, restando fino al 2008, prima che la partnership riprendesse tre anni fa. Con il Brasile che è uno dei mercati più importanti per Pirelli a livello mondiale, e  rappresenta quasi il 50% delle vendite di nuovi pneumatici nel Paese, è stato un passo naturale. 

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