Spa-Francorchamps: proibito ai non campioni

Spa-francorchamps: proibito ai non campioni 01

Spa che prende il nome delle omonime strutture di riposo e relax alla ricerca della salute. Salus per aquam, come dicevano già gli antichi romani che in quelle terre di frontiera contro i barbari esportarono il concetto delle terme romane. E questa sensazione di benessere e di riposo si estende alle colline e alle conifere che ospitano il circuito, a pochi chilometri da Liegi e dal confine con Germania e Lussermburgo. Ma in pista, a Spa, c’è ben poco da riposarsi.

Stiamo parlando, infatti, del Circuito dei Campioni. Lo dicono sempre gli albi d’oro: i quattro successi di Jim Clark, le cinque vittorie di Ayrton Senna e le sei firmate da Michael Schumacher parlano da sole. Ma lo dicono anche i 7.004 metri di sviluppo del tracciato: il più lungo della stagione, ma anche il più difficile, il più vario, il più da interpretare sia a livello tecnico sia (anzi: forse soprattutto) di guida. Rettilinei da massima velocità e curve tutte diverse, alcune delle quali da grandi carichi laterali, si snodano su un percorso irripetibile e aperto a mille strategie di gara, a innumerevoli tattiche di attacco e difesa favorite dal fatto che -a differenza di molti circuiti attuali- il sorpasso è possibile quasi dappertutto. Salite e discese continue offrono viste impareggiabili, con l’occhio del pilota che spesso si riempie soltanto del verde dei boschi insieme al blu del cielo. Blu quando va bene, in verità: il grigio scuro di cieli imbevuti di pioggia è da quelle parti molto più che una possibilità, e ha marchiato a fuoco decine di gare del passato.

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Da queste parti, come si diceva, i campioni sono a casa loro. Ayrton Senna vi vinse con la Lotus-Renault Turbo la sua seconda gara in carriera: era il 1985 e seguirono altri quattro successi suoi con la mitica McLaren-Honda. Schumi vi debuttò in F1 nel 1991: guidava una modesta Jordan, concessagli poiché portava in dote i dollari Mercedes che lo schierava nelle gare di durata e voleva a tutti i costi fargli fare un’esperienza nei Gran Premi. Michael sbalordì tutti: si qualificò subito alle spalle dei primissimi, con il suo compagno di team, il compianto Andrea de Cesaris, che non si capacitava  di come i tracciati telemetrici  del tedesco mostrassero senza tema di smentita che quel ragazzino appena 22enne era fra i pochissimi a percorrere in pieno la tremenda compressione dell’Eau Rouge. Per la cronaca, Eau Rouge significa un tratto brevissimo in sterzata secca sinistra-destra, al termine della discesa dei vecchi box e al simultaneo inizio della salita del Raidillon. Un punto dove, per chi vi passa ad acceleratore spalancato, la compressione aerodinamica raggiunge punte di svariati G, il che significa la moltiplicazione di cinque, sei, sette volte del peso di tutto: macchina, ruote e pneumatici, testa e collo e corpo del pilota.  

Quest’anno Spa-Francorchamps potrebbe (dovrebbe?) proporre qualcosa di importante a livello di abbassamento dei tempi sul giro. Ormai il quadro tecnico è chiaro: la nuova aerodinamica delle monoposto, peraltro evoluta nel corso di stagione, e i pneumatici più larghi del 25% assicurano un tale aumento delle velocità in curva che i tempi si sono finora abbassati moltissimo, fino a oltre tre secondi. Sulle Ardenne, con le tante curve, salite e discese, il cronometro potrebbe dire qualcosa di notevole. I pneumatici Pirelli ci metteranno del loro: quest’anno segna il debutto assoluto a Spa dei pneumatici Purple ultrasoft, per una ulteriore accelerazione nelle curve grazie all’incremento di aderenza sull’asfalto. A Spa, circuito vietato ai non-campioni, anche alle gomme era logico chiedere qualcosa di speciale...  

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