Silvestone: sfida estrema per i pneumatici

Silverstone: sfida estrema per i pneumatici

Il termine non è opinabile in quanto ad albo d’oro: il Mondiale F1 nacque a Silverstone nel 1950 e da allora ha corso oltre manica con regolarità assoluta fino a oggi. E neanche dal punto di vista del valore storico, perché in 67 edizioni corse finora il GP britannico è stato vinto ben 27 volte dal pilota che a fine anno si sarebbe poi laureato campione. Occhi aperti quindi sulla gara del 16 luglio: a Silverstone Hamilton ha già vinto quattro volte e in tre occasioni (2008, 2014 e ’15) a fine anno il titolo fu suo; Vettel vi ha vinto una volta sola, nel 2009, e a fine anno l’iride non arrivò ma si era all’immediata vigilia dei poker di titoli consecutivi 2010-2013.

Già sabato 13 marzo 1950, inizio ufficiale della Formula 1 con titolarità iridata, Silverstone era un simbolo superiore di velocità. Di quel giorno restano immagini meravigliose: i piloti schierati sull’attenti davanti alla futura regina Elisabetta; sguardo fiero, petto in fuori e capelli impomatati; foto in bianco-nero piene del sollievo per l’incubo conclusosi appena cinque anni prima, quello della Seconda Guerra Mondiale.  E Silverstone non poteva neanche dirsi propriamente un circuito, ma una serie collegamenti fra piste per gli aerei militari della RAF. Su quei pochi rettilinei, raccordati da curve velocissime, le medie orarie erano da record già allora. Negli anni Ottanta, sotto la furia dei motori turbo non limitati, le velocità divennero pazzesche. Acceleratore sempre spalancato e nessuna vera frenata: tutto il potere del pilota affidato al volante, a un niente dall’arrendersi alla forza centrifuga. Quel sabato di metà luglio 1950 a Silverstone vinse l’Alfa Romeo di Luigi Farina, destinato a laurearsi di lì a poco il primo campione del mondo della F1 moderna. I pneumatici erano Pirelli, a completare un trionfo tutto italiano. 

Oggi il circuito inglese è un’altra cosa. A forza di inserire curve e chicane, parliamo ora di un tracciato medio-veloce. Nel 2016, per dire, la position firmata da Hamilton su Mercedes fu a 237,5 di media; domenica scorsa, su è giù per i prati del Red Bull Ring in Austria, Bottas è stato il più veloce in qualifica a oltre 241 kmh. A Spa-Francorchamps, dove a fine agosto si correrà il GP del Belgio, vedremo medie ancora più elevate. Ma a Silverstone restano alcune curve al limite: lì i carichi laterali saranno importanti, con sollecitazioni davvero elevate sulle monoposto, sul collo dei piloti e sui pneumatici. 

Ecco perché l’esame di Silverstone sarà molto importante per i pneumatici Pirelli 2017. Grazie al maggiore carico aerodinamico consentito dai regolamenti in vigore quest’anno e grazie alla maggiore impronta a terra garantita dai pneumatici più larghi del 25% rispetto a un anno fa, le monoposto saranno velocissime in curva. Curve piatte, quelle del circuito del Northamptonshire, proprio come in un aeroporto che si rispetti. Curve dove ‘lasciare andare’ le monoposto, sul lungo brivido al limite dell’aderenza estrema, quella oltre la quale c’è soltanto l’uscita di pista. Quest’anno, ai pneumatici P Zero F1, i piloti riconocono un merito: consentono di potere spingere in ogni occasione, di cercare il limite in frenata e in curva. Questo si è visto anche domenica in Austria, con i pneumatici supersoft e ultrasoft anche colpiti da blister sul battistrada nelle fasi finali di gara, ma capaci comunque di garantire giri al limite ai piloti impegnati in una lotta all’ultima curva per tutte le posizioni del podio. Anche a Silverstone potrebbe andare così, con il debutto sullo storico tracciato inglese della mescola supersoft sempre garanzia di prestazione elevatissima in prova e in gara.

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