Salut Gilles 40

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La prima scritta che ti accoglie in questi in questi giorni all’aeroporto di Montréal, appena sceso dall’aereo, non è quella di una pubblicità. Ancora nei corridoi che portano ai controlli doganali, al termine dei nastri trasportatori, sul pavimento appare un Salut Gilles 40 che riporta a una delle epoche più eroiche della storia della Formula 1.  

E va bene Gilles: specialmente nei giorni e suo Gran Premio il Canada si riscalda ancora al ricordo del suo pilota più grande, con buona pace di suo figlio Jacques che nel 1997 si è laureato addirittura campione del mondo. Un destino negato al padre per motivazioni ben al di là della tecnica e dei valori in pista. Qualcosa, piuttosto, più legato al senso del destino. A valori e predestinazioni più forti delle cose terrene.

Non siamo qui a ricordare chi sia stato Gilles Villeneuve. Fu un’apparizione, per una Formula 1 che per qualche anno ne fece un mito capace di andare addirittura al di là di quello della Ferrari che guidava. Un’apparizione ingigantita da certe sue gesta in pista e resa incancellabile dalla terribile morte trovata al termine di una parabola disegnata nel cielo del circuito belga di Zolder, l’8 maggio 1982. Quel giorno Gilles lasciò questo mondo e svuotò con un unico sospiro incredulo un pianeta da corsa che vedeva in lui qualcosa capace di andare al di là di vittorie e sconfitta, di cronometri e ordini di arrivo.

Un mito, in poche parole. Un mito già in vita, come non accade a tanti. E parte di questo mito iniziò a delinearsi proprio in Canada, sua terra di nascita. Ed è proprio di Gilles allacciato al suo Canada che tracciamo qui una storia particolare.

Gilles Villeneuve ha quasi 28 anni quando, sul finire del Mondiale 1977, Enzo Ferrari lo chiama a Maranello per sostituire al volante un certo Niki Lauda, appena laureatosi campione del mondo per la seconda volta in tre stagioni (quella perduta è il famoso 1976 del rogo del Nurburgring, del ritorno miracoloso a Monza, del titolo svanito sotto il diluvio finale del Fuji in Giappone). Ma soprattutto: Niki se n’è andato in aperta polemica con la Ferrari. Ovvero con Enzo Ferrari: reo di non averlo sufficientemente tutelato a inizio stagione, mettendogli al fianco in squadra un certo Carlos Reutemann preso a peso d’oro perché potesse garantire al Cavallino ciò che un Lauda forse non più Lauda non avrebbe saputo garantire. Fuori Lauda e dentro Villeneuve, quindi. Villeneuve: uno sconosciuto. Ma nel suo Canada Gilles qualche minimo grado di nobiltà già ce l’ha. Se l’è guadagnato correndo a vincendo con le motoslitte: vere F1 su pattini, in un paese sterminato e aggredito da neve e gelo per i molti mesi del suo lunghissimo inverno. In più ha mostrato qualcosa di buono nelle gare americane di Formula Cart, guadagnandosi l’interesse del team McLaren che nel GP di Gran Bretagna di mezza estate gli offre il volante con il quale debutta in F1. Qualcosa, di quel debutto, pizzica le corde emotive di Enzo Ferrari, che sbalordisce il mondo chiamandolo a ereditare il volante di Lauda. Il debutto in rosso avviene al GP del Canada di fine stagione e si conclude con un volo sulle ruote della Tyrrel di Ronnie Peterson, per poi finire in una zona piena di pubblico: Ferrari demolita (come gli capiterà non poche altre volte in futuro) e due spettatori uccisi.

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Inizia qui il mito di Gilles. Perché Villeneuve osa oltre qualsiasi limite e non sempre gli va bene. Ecco perché i suoi incidenti spesso non sono incidenti. Sono voli in pieno cielo e gli valgono un soprannome che presto assume valore planetario, iniziando a incendiare il suo mito: Gilles l’aviatore. Quando però arriva il GP del Canada 1978, il piccolo pilota canadese riesce a tenersi bene ancorato all’asfalto. E vince: conquista la sua prima vittoria in F1 e lo fa con una Ferrari che lo sgrida per le intemperanze ma lo ama perché non può restare indifferente all’adorazione che per Gilles sta salendo irrefrenabile a tutte le latitudini. Montréal 1978: Villeneuve fa tutto bene e vince. Ecco perché il Salut Gilles 40 di oggi: in quella domenica di inizio autunno il Canada scoprì di avere in casa un campione, qualcuno cui chiedere un passaporto stabile nel mito delle corse. E un anno dopo, sempre a Montréal, Villeneuve conclude secondo, battuto soltanto dalla Williams di Alan Jones e capace di vendicare almeno in parte la stagione che avrebbe potuto essere quella del suo titolo iridato, andato invece all’altro pilota Ferrari, Jody Scheckter.

Ma le pagine indimenticabili di Gilles nel suo Canada non finiscono qui. Montréal, 27 settembre 1981. Il campionato vede il dominio della Brabham di Nelson Piquet ma per la Ferrari si tratta di una stagione importante. Il suo motore turbo, potentissimo ma più che scorbutico nell’erogazione della potenza, viene domato soltanto da Gilles, che infatti conquista due successi roboanti a Montecarlo e in Spagna, a fine primavera. Poi tanti problemi tecnici, ma la strada è tracciata e fa capire che l’anno successivo prsenterà nuovamente un Rossa capace di battersi per il titolo. Che a questo punto dovrà essere di Gilles. Montréal, dunque. Le Ferrari partono indietro: 11° tempo per Villeneuve, 12° per Pironi. Ma in gara piove. Anzi: diluvia. E Gilles regala l’ennesimo dei suoi show indimenticabili. Verso metà gara si trova in zona podio ma al 36° giro, nel doppiare la Lotus di Elio De Angelis, la tocca piegando l’alettone anteriore, che era già daneggiato per una collisione nelle prime curve con la Renault di Arnoux. Il danno è sempre più visibile anche dall’esterno e uno stop ai box sembra sempre più inevitabile. Ma Villeneuve non ci sente. Continua e attacca, finché al 54° giro l’ala si piega del tutto su stessa finendo per togliere al pilota ogni visuale. Gilles continuerà così per oltre tre tornate: praticamente cieco, ma veloce uguale. Il mondo impazzisce davanti ai televisori di tutto il mondo. Quindi l’ala si stacca del tutto: le Ferrari resta senza il minimo apporto aerodinamico all’anteriore e Villeneuve, finalmente a visuale libera, continua a forza di controsterzi e sbandate controllate sul bagnato, fino a conquistare un terzo posto che avrà del miracoloso.

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