Rosso Cina. Rosso Ferrari? O dipingere la città di rosso?

La Formula 1 è arrivata (finalmente in Cina nel 2004. Le cose allora erano molto differenti: Michael Schumacher aveva appena vinto il suo settimo Titolo (il quindi consecutivo con la Ferrari), Fernando Alonso era un brillante 23enne con una sola vittoria e due pole position all’attivo, Lewis Hamilton aveva appena preso la patente e non ci si sognava né dei motori ibridi né della Mercedes. 

Eppure guardando le foto di quell primo anno di F1 a Shanghai, sembra solo ieri. I preparativi per quel momento incredibile furono tali che da allora tutto sembra essere passato come un lampo. Come successe tutto? Il circuito di Zhuhai nel Sud della Cina era stato inaugurato nel 1996 e rapidamente aveva guadagnato visibilità internazionale ospitando le gare del campionato internazionale GT. La pista avrebbe dovuto ospitare il debutto della F1 in Cina, fino al police verso della FIA, che costrinse il Governo di Beijing a imbarcarsi in un nuovo progetto vicino alla più grande metropoli del Paese e a investimenti ancora più grandi: Shanghai. 

Così, nel 2004, la Formula 1 arrivò finalmente in Cina con la benedizione di Bernie Ecclestone e  della FIA. Le autorità local non lesinarono sui soldi per creare un circuito ultra-moderno in mezzo al nulla. Herman Tilke progettò un’altra delle sue piste, con un lungo rettilineo e un mix di curve costeggiate da enormi vie di fuga che – col passare del tempo – sarebbero diventate la norma in F1. 

La Shanghai che ospitò il debutto della F1 nel 2004 fu caratterizzata dal rosso: per una volta non solo per la storia locale e la bandiera cinese, ma per la Ferrari. Successe al culmine dell’era Schumacher: le monoposto rosse erano così dominanti quell’anno che a fine stagione avevano accumulato più di metà dei punti di tutti gli altri team messi insieme. 

Ogni favola ha un lieto fine e il Cavallino Rampante – allora ultra-fiducioso della vittoria a fine stagione – tagliò per primo il traguardo: con Rubens Barrichello (che aveva anche conquistato la pole position), lasciando al compagno di squadra Schumacher l’unica soddisfazione del giro più veloce in gara.  

Quello che torna alla memoria di quell primo GP di Cina fu l’enorme massa di pubblico in tribuna. Neppure i prezzi estremamente alti (specie per gli standard locali) scoraggiarono la gente dall’invadere il circuito in auto, moto, scooter, treno, bus e biciclette – e non solo da Shanghai. Il quadro globale fu di enorme successo. I negozi dei centri commerciali dell’Asia, da allora aperti al capitalismo, erano colmi di modellini di F1, foto dei piloti, berretti, poster e gadgest di ogni genere. I giornali e la TV non parlavano d’altro e la Formula 1 era sicura di aver trovato la Terra Promessa... ma poi le cose hanno iniziato a cambiare velocemente. 

Il Gran Premio 2005 ha avuto un ruolo-chiave nella vittoria del campionato di Fernando Alonso e della Renault. Nel 2006, Michael Schumacher vinse per l’ultima volta. Eppure nessuno di quegli eventi riuscirono ad arrestare la crescent disaffezione del pubblico cinese per la Formula 1. Il lento allontamento di quegli anni iniziò a prendere velocità nel 2010 e poi l’emittente nazionale rinunciò ai (costosissimi) diritti TV. Grandi perdite finanziarie indussero persino il direttore Qiu Weichang a minacciare di cancellare la gara del 2009. La Formula 1 non può esistere senza la Cina, quello era il messaggio, ma forse la Cina può vivere abbastanza bene senza la Formula 1?

Ma negli ultimo anno, l’audience ha ripreso ad aumentare. Crisi superata. E il futuro del Gran Premio di Cina ha avuto un’ulteriore spinta lo scorso anno dopo una partnership strategica fermata con un’importante compagnia di marketing: Lagardere Sport and Entertainment. I nuovi promoter della F1, Liberty Media, hanno completato l’accordo con lo scopo di aiutare la crescita dell’audience del Paese aumentando il fattore entertainment ai GP. 

Così, se d’ora in poi in Cina vedrete una montagna di VIP, concerti e spettacoli (questa settimana c’è un F1 city show a Shanghai) saprete il perché. Di nuovo, la città sarà dipinta di rosso. Ma forse questa volta per un motivo differente.

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