Ricordando le leggende del rally

Ricordando le leggende del rally - Toivonen

Toivonen
Il 2 maggio 1986, Henri Toivonen e il suo co-pilota Sergio Cresto, sulla loro auto da rally Gruppo B, persero la vita in un posto di una strana bellezza: un’innocua curva a sinistra proprio prima di una valle boschiva in Corsica, la cui pace di questi tempi è in stridente contrasto con la violenza inaudita dell’incidente che portò via due giovani vite nel pieno della loro forza.

La cosa abbastanza scioccante di questa curva a sinistra, a soli 7 chilometri da Corte, è che non ha niente di speciale. Markku Alen, che allora era il compagno di squadra di Toivonen in Lancia e arrivò sulla scena dell’incidente due minuti dopo l’uscita del suo connazionale, conferma l’impressione iniziale: “La curva non era niente di speciale; davvero niente. C’era centinaia di curve come quella e centinaia erano decisamente peggiori. Non so ancora cosa sia successo: era troppo veloce, qualcosa di tecnico, altro? Penso che resterà sempre un mistero…”.

Il profilo attuale della curva è cambiato molto: adesso c’è una piega morbida verso sinistra, con un muretto basso e moderno all’esterno. Guardando oltre il muro si vede il profile della strada com’era: una curva molto più netta e stretta di quasi 90 gradi, con una discesa graduale verso la valle. 

Anche guardando verso la vallata adesso non c’è molto da vedere. La discesa non è particolarmente ripida ma l’area ha molti alberi. C’è un gruppo di piante nel mezzo che sembrano più giovani e più verdi di quelle accanto, ma è difficile capire se non sia un gioco dell’immaginazione.

Quello che è certo è che è un posto speciale: una curva della Corsica che sarà per sempre Finlandia.

Ricordando le leggende del rally - Bettega

Bettega
Cosa incredibile, una tragedia simile era accaduta esattamente un anno prima – il 2 maggio 1985 – sempre in Corsica, sempre su una Lancia (questa volta una 037 Rally anziché la Delta S4). La tragedia successe nelle prime fasi del rally: il quarto stage, Zerubia, e ciò che accadde fu tanto violento quanto evidente: la macchina scivolò di lato contro un albero sul lato del pilota e su spezzò in due. Bettega morì sul colpo, il co-pilota Maurizio Perissinot rimase illeso. Come Toivonen, la macchina aveva il numero di gara 4.

Si è detto molto di queste coincidenze, ma è probabile che nell’era i piloti sarebbero sopravvissuti in entrambi gli incidenti: una volta, per esempio, Jari-Matti Latvala si rovesciò 17 volte in Portogallo senza riportare ferite, con gli interni delle World Rally Car concentrati in modo specifico sulla sicurezza degli occupanti per ridurre al minimo i rischi degli impatti laterali. La morte di Toivonen, Cresto e Bettega si devono puramente all’era in cui vivevano. Forse anche quella di Senna, visti i progressi fatti nella progettazione di caschi e sospensioni. 

Come Ratzenberger, che anticipò la morte di Senna, Bettega visse e morì sulle orme di Toivonen. Non avrebbero potuto essere più differenti. Se Toivonen era in pratica la rock star, Bettega era più tranquillo e gli piaceva isolarsi: un uomo che sapeva di dover lavorare per raggiungere i suoi risultati, ma era ancora più seguito e amato proprio per questo.

Non stupisce che il Memorial Bettega – il celebre evento di rallysprint al Motor Show di Bologna – esista ancora per onorare la memoria di Attilio.

Suo figlio Alessandro corre ancora occasionalmente in Italia, dopo aver impressionato in passato nel Junior World Rally Championship. Dice molto di Alessandro che la sua prestazione più bella sia stata quando vinse come premio una guida su una Ford Focus World Rally Car, e di tutti i posti possibili proprio in Corsica. Passò accanto al luogo dove era morto suo padre – dove si era fermato per mettere dei fiori durante la ricognizione – e disse di non aver neppure sollevato il piede. Alla fine del rally, Alessandro conquistò il suo miglior risultato di sempre, contro tutte le aspettative. Come qualcuno disse all’arrivo, quel weekend c’erano tre persone in macchina…

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