Quando le corse su strada
diventano strette

Quando le corse su strada diventano strette 01

Baku to the future
Il Baku City Circuit è anomalo per una serie di motivi. Per prima cosa, quando entrò in calendario per la prima volta nel 2016, fu denominato ‘European Grand Prix’ – nonostante non si trovi in Europa. A parte questo, è incredibilmente lungo – secondo solo Spa-Francorchamps nel calendario della F1– incredibilmente veloce e incredibilmente stretto, con un settore di strada acciottolata che richiede persino un’asfaltatura annuale per renderlo vagamente adatto alle macchine da corsa. Come circuito, non ha assolutamente senso – ma ecco perché lo amiamo. Ma, non è l’unico circuito cittadino che sembri essere stato immaginato da chi faccia uso di sostanze strane. Guardate cinque di questi classici esempi del passato:

Quando le corse su strada diventano strette 02

- Caesars Palace
A riprova che l’America è davvero grande in tutto quello che fa, un gran premio di Formula 1 una volta si è svolto lì in un parcheggio. Ma non un parcheggio di auto usate qualsiasi: quello del Caesar’s Palace, per il GP di Las Vegas che ebbe vita breve, dal 1981 al 1982. Dato che non c’era una pista permanente a Las Vegas (in effetti, non nell’intero Nevada) venne realizzato un layout di fortuna usando barriere Armco in cemento: una specie di circuito da go-kart in grande. I piloti dicevano che la pista fosse in un certo senso confuse, dato che non c’era ma una visuale decente di dove andasse la curva successive. Corretto dire, non fu un grosso successo. 

- Vila Real
Sir Stirling Moss descriveva Vila Real in Portogallo come una delle sue piste preferite – e chi siamo noi per metterlo in dubbio? Vila Real era una folle corsa stile rollercoaster attraverso la città dell’Algarve che porta lo stesso nome, che nel suo layout originario includeva uno stretto ponte al di sopra di un burrone vertiginoso. Una versione più corta di questo Nordschliefe urbano è ancora utilizzata adesso per le vetture Turismo, anche se cosa non sorprendente il ponte al di sopra dello strapiombo è sparito. 

- Dallas
Un altro circuito americano che allora sembrava una buona idea. Fu concepito nel 1984 per mostrare Dallas come città di classe mondiale, ma l’unica cosa che riuscì a produrre fu un caldo mondiale: fino a 40°C. Questo ebbe effetto di spaccare l’asfalto con grosse crepe, con macchine e piloti che crollavano a intervalli regolari. Ricorderete il celebre svenimento di Nigel Mansell, con solo otto macchine al traguardo. Dopo la gara one-off nel 1984, non vi si corse più. 

- Avus
Avus, in Germania, passava come circuito cittadino ma faceva effettivamente parte della Autobahn 11, vicino a Berlino. Probabilmente fu anche la pista meno ispirata nella storia, dato che consisteva solo in due rettilinei paralleli, collegati da un paio di curve sopraelevate a ciascun lato. Ospitò solo un gran premio, nel 1959, ma in seguito fu usato da Formula 3 e DTM – ma allora la sopraelevata era sparita, i rettilinei drasticamente accorciati, con l’aggiunta di una chicane per introdurre una terza curva. Nel 1999, il posto fu chiuso – anche se l’infrastruttura esiste ancora oggi come curiosità storica.

- Madonie
Tecnicamente parlando, il Circuito delle Madonie di 72 chilometri, meglio noto come location della Targa Florio, è un circuito cittadino. Sì, quelle strade attraversano montagne e paesi in un terrificante giro della Sicilia, ma sono comunque strade. Questo fu effettivamente il circuito cittadino più pericoloso mai immaginato, che richiedeva quel genere di coraggio senza senso che potrebbe servirvi per fare una corrida nudi, quindi non sorprende che sia stato bandito nel 1977.

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