Primo colpo di piccone
di sangue blu

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Pochi giornalisti invitati per una cerimonia caratterizzata dal sangue blu. Il GP del Bahrein nacque così. Era l’ottobre 2002. Il circuito di Sakhir, che meno di due anni dopo avrebbe ospitato il primo Gran Premio in terra arabica, ancora non esisteva. Al suo posto, una distesa di pietra e sabbia  a pochi chilometri dalla capitale del Bahrain, ma la distanza sembrò infinita perché il trasferimento avvenne in carovana. A bordo di navette scortate da generose forze di polizia senza insegne, accompagnatori  insegnavano ai giornalisti, in un inglese molto formale, l’etichetta per rispondere al Principe, se mai lui avesse rivolto la parola agli ospiti in occasione di quel primo colpo di piccone o della cena ufficiale in programma la sera stessa.

Il principe era Salman Bin Hamad Al Khalifa, prima figura della dinastia locale bahrenita nonché grande appassionato di corse e presidente della federazione automobilistica locale. L’uomo, insomma, che a suon di petrodollari aveva convinto la Formula 1® a sbarcare per la prima volta nel Golfo.  ‘Il principe non tiene particolarmente all’etichetta -ci dissero- Dovesse farvi una domanda (perché un’eventuale conversazione non doveva certo partire per nostra iniziativa, ci fecero capire) sarà sufficiente rispondere usando il titolo di His Royal Highness Principe Al Khalifa’ . Cioè Sua Altezza Reale eccetera eccetera. Nessuna consegna specifica per fare eventualmente due chiacchiere con l’altro esponente di sangue blu presente in quella occasione: il Principe Andrea di York, ovvero il più giovane dei figli della Regina Elisabetta II. Fu lui, quel pomeriggio presto trasformatosi in una sera ventosa, a dare un taglio ai mille discorsi ufficiali, dando valore ufficiale al primo colpo di piccone e alla posa della prima pietra del futuro circuito di Sakhir.


Il Bahrein del 2002 era meno aperto di quello odierno. Di quella prima visita si ricorda la scarsa illuminazione serale sulle strade, anche su quelle a scorrimento veloce che collegavano l’aeroporto ai primi grattacieli del centro, poi cresciuti come funghi portando oggi Manama a somigliare a una capitale  occidentale. Molte le consegne da rispettare, non ultima quella a un abbigliamento consono alla tradizione dell’Islam. Uno dei giornalisti, di primo mattino, uscì dall’hotel in pantaloncini corti per fare jogging e una delle onnipresenti auto della sicurezza lo raggiunse con discrezione e lo riaccompagnò in hotel con la preghiera di fare tutto lo sport che voleva ma di vestirsi un po’ di più. 


Come accennato, il Bahrein di oggi, 14 anni dopo quel primo colpo di piccone, è più moderno e apparentemente più libero. Camionette blu della polizia appostate a parecchi angoli stradali ricordano di non essere lì per un controllo del traffico, che fra parentesi ne avrebbe anche bisogno perché gli automobilisti locali sfrecciano sugli ampi viali a velocità spesso folli. L’attenzione, a Manama e soprattutto nei giorni di Gran Premio, è per una situazione politica non delle più rilassate. Praticamente tutti gli anni, dal 2004 della prima edizione del GP, si è sentito parlare di manifestazioni antigovernative. La Formula 1®, si sa, storicamente non si ingerisce negli equilibri politici interni dei Paesi che la ospitano. Ma nel 2011 la gara non si è corsa: troppo evidenti in quei mesi i disordini per essere nascosti agli occhi del mondo. Il Mondiale si trovò con un buco in calendario e tutto fu rimandato all’anno successivo.


Considerato questo turno saltato, il Bahrein si appresta quindi a dare il via al Gran Premio numero 12 della sua storia automobilistica. Una storia molto rispettosa nei confronti della Ferrari, inizialmente; e quindi benaugurante per chi a fine stagione si sarebbe poi laureato campione. Funzionò così il primo anno con Michael Schumacher , vincitore del GP (non prima di avere estratto a sorte, il venerdì nei box, il nome di un fortunato che si portò a casa una Ferrari 360) e iridato a fine campionato a fine anno. Stessa cabala per Alonso vincitore del GP e quindi campione del mondo nel 2005 e 2006. E poi anche per Jenson Button primo in gara e quindi campione nel 2009, per Sebastian Vettel primo sul traguardo due volte nel suo quadriennio dorato con la Red Bull, per Lewis Hamilton vincitore nelle due passate stagioni che l’hanno visto portare a casa il secondo e terzo titolo titolo iridato personale.

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