Petter goes
to Hollywood

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La fase di affermazione

Il campione del mondo di rally del 2003, Petter Solberg, che oggi festeggia il suo 46° compleanno, deve la sua fama tanto alla sua personalità estroversa quanto alla sua abilità alla guida. Grazie a questo si guadagnò il soprannome “Hollywood”. Ma i traguardi raggiunti alla guida furono dei grandi successi in sé: divenne infatti il primo pilota a vincere i campionati del mondo della FIA in due diverse discipline di sport motoristici quando si aggiudicò il titolo mondiale di rallycross nel 2014, riconfermando tale primato nella stagione seguente.

Solberg iniziò a gareggiare con auto radiocomandate prima di seguire le orme dei genitori Terje e Tove nelle gare di “bilcross”, una versione economica del rallycross tipica della Norvegia e simile al “folk racing” svedese. Le auto sono preparate a casa e poco elaborate, cosa che permette di far emergere il talento puro.

Divenne campione norvegese di rallycross e cronoscalata, prima di approdare al mondo del rally nel 1995 e vincere un titolo nazionale anche in questa disciplina.

Poco dopo venne ingaggiato dal boss del rally della Ford, Malcolm Wilson, un uomo specializzato nel scoprire talenti. La sua grande occasione arrivò però piuttosto inaspettatamente, quando Thomas Rådström, il pilota titolare del team, cadde dalle scale in albergo durante i preparativi per il Rally Safari 1999, rompendosi una gamba. O almeno questa è la versione ufficiale...

Solberg venne convocato all’ultimo minuto, così tardi che fu costretto dal regolamento a usare Fred Gallagher, il copilota abituale di Rådström. Per fortuna Gallagher era un navigatore esperto che vantava tre vittorie Safari a suo nome, ma il fatto che Solberg riuscì a classificarsi quinto assoluto in un rally notoriamente difficile fu comunque un risultato notevole. Era iniziata l’era di “Hollywood”.

Diventare campione

Solberg aveva un contratto di cinque anni con la Ford, ma si sentiva sempre più frustrato per via del suo ruolo marginale nel team come terzo pilota rispetto alle superstar Colin McRae e Carlos Sainz. A metà del 2000 trovò un modo per entrare a far parte del team avversario Subaru, con Pirelli: cosa che non mancò di suscitare polemiche. Solberg disse di non avere un contratto valido con la Ford; Wilson sostenne il contrario. Ma in ogni caso, era troppo tardi.

La stagione 2001, quando Richard Burns, suo compagno nel team Subaru, vinse il campionato, fece registrare un secondo posto per Solberg in Grecia e qualche incidente di troppo. Ma dopo che Burns lasciò la squadra per la Peugeot nel 2002 e venne sostituito da Tommi Makinen, quattro volte campione del mondo, Solberg gradualmente assunse il ruolo di team leader nella Subaru. Conquistò la sua prima vittoria nel Rally GB alla fine del 2002 e un anno dopo, insieme al copilota Phil Mills, festeggiò la vittoria del campionato del mondo. La pioggia e il fango della Gran Bretagna si rivelarono uno dei suoi eventi preferiti, dove conquistò il podio quattro volte. Delle sue 13 vittorie in carriera, non vinse mai un rally più di una volta,¬ ad eccezione del Rally GB.

Solberg lottò di nuovo per vincere il campionato nel 2004, in particolare riprendendosi da un grave incidente in Germania per vincere il primo Rally del Giappone, per la gioia di Subaru e dei suoi fan. Ma non poté fare molto per contrastare l’ascesa di Sebastien Loeb, che riuscì a vincere nove titoli consecutivi. Le vittorie smisero di arrivare, ma Solberg restò fedele alla Subaru fino a quando la società abbandonò il WRC alla fine del 2008.

Questa è la mia vita

Creò quindi una propria squadra, il Petter Solberg World Rally Team, guidando Citroen private e classificandosi terzo nel campionato del 2010. Nel retro della sua auto c’era scritto: “Questa è la mia vita”, e niente riassume meglio la missione del norvegese. Ma la sua carriera di pilota ufficiale ancora non si era conclusa.

Nel 2012 fece un improbabile ritorno al team Ford di Wilson per quella che sarebbe stata la sua ultima stagione completa di rally. Per la sua sfida seguente, Solberg rivolse nuovamente la sua attenzione al rallycross e divenne il primo campione mondiale della disciplina nel 2014, riconfermando con successo il titolo nella stagione seguente.

Un successivo rapporto con la Volkswagen nel rallycross gli offrì la possibilità di fare ritorno al WRC nel 2018, quando Solberg debuttò in Spagna con la nuova Polo R5. Un anno dopo, guidò un’auto simile nel Rally GB per il suo addio ufficiale allo sport, accomiatandosi con una vittoria nella classe WRC2 con Pirelli.

Questo evento rivestì una particolare importanza per Solberg. Non solo si trattava del suo ultimo evento WRC, ma anche del primissimo evento WRC per suo figlio Oliver, che aveva da poco compiuto 18 anni.

Essendo cresciuto respirando l’atmosfera degli sport motoristici, Solberg Jr è destinato a diventare la prossima grande rivelazione del rally e sembra aver ereditato sia le capacità di guida del padre sia il suo carisma, sebbene potrebbe esserci anche l’influenza della madre Pernilla, ex pilota pure lei.

In ogni caso, è probabile che il parco assistenza WRC continuerà a essere molto frequentato da Petter negli anni a venire, anche se non ci sarà lui al volante.

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