Pattinaggio russo

Pattinaggio russo 01

Nuova F1®: carichi aerodinamici, pneumatici più larghi, velocità in curva aumentate in modo considerevevole, come dimostrano i tempi sul giro in questo 2017 nettamente più bassi (oltre tre secondi e mezzo per la pole position in Cina,  tanto per dare un’idea) nonostante più resistenza all’avanzamento causata dalla maggiore sezione aerodinamica anteriore per le gomme più larghe.

Intendiamoci: i tre Gran Premi già corsi quest’anno -Australia, Cina e Bahrain- hanno dato risposte molto chiare. Le monoposto sono molto più veloci. Sono più aggressive perché il maggiore carico aerodinamico e l’aumentata aderenza in curva dei pneumatici allargati consente ai piloti di attaccare di più, e quindi di dare spettacolo. Ma Sochi è Sochi. È un circuito speciale: cittadino ma con ambizioni da pista vera e propria, e infatti alcune curve sono garanzia di prestazioni vere. Ma c’è il dubbio legato al suo asfalto, che rende la situazione molto più scivolosa rispetto alla media. 

Un passo indietro. Nel 2014, anno del debutto del GP Russia nel Mondiale F1®, ci si accorse immediatamente che il quadro generale era caratterizzato dall’asfalto. Asfalto nuovo, appena posato. Una situazione che di solito viene definita di pista “verde”, ovvero senza gomma depositata e quindi con scarsa capacità di assicurare aderenza meccanica. Ma a Sochi si andava oltre: l’asfalto appena posato faceva trasudava addirittura qualcosa di oleoso. E la scivolosità era tanta. In alcuni punti, più che automobilismo, sembrava addirittura pattinaggio. Uno strano pattinaggio russo, molto veloce e con i piloti obbligati a recuperare controsterzi di potenza, e destinare un’attenzione maniacale in frenata. 

Pattinaggio russo 02

Già nel 2015 e quindi l’anno successivo la situazione è leggermente migliorata. Con l’uso cittadino di tutti i giorni (ma non un gran che: si tratta del quartiere ex-olimpico di Adler, senza tanto traffico) la tendenza dell’asfalto a ‘sudare’ olio è calata. L’aderenza è aumentata, anche se i Gran Premi sono sempre rimasti nell’area dell’unica sosta in gara, visto il consumo e il degrado dei pneumatici piuttosto limitati. 

Quest’anno, appunto, la riprova. Pirelli va a Sochi con la scelta più tenera consentita dalla sua gamma P Zero: mescole soft, supersoft e ultrasoft, quest’ultima al suo debutto assoluto sul circuito russo. Una soluzione consentita, appunto, dai carichi e quindi dallo stress meccanico piuttosto contenuti che il teracciato russo impone. Ma quest’anno, con le prestazioni così nettamente aumentate, le cose potrebbero cambiare. In un paio di curve abbastanza veloci e nel tratto finale della pista, una sezione stop-and-go ricca di frenate violente e ripartenze a massima trazione, si trova la sfida tecnica imposta dal circuito in riva al Mar Nero. Una sfida tecnica diversa da quella vista nei primi tre weekend di gara quest’anno: servirà a dipingere ancora più chiaramente la nuova F1® e la resa di monoposto e pneumatici. Si pattinerà ancora un po’, forse. Ma meno che in passato, E anche il GP russo promette di diventare una gara all’insegna delle prestazioni e della muscolarità di piloti e vetture.    

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