Nuovo arrivo
ai blocchi di partenza

Nuovo arrivo ai blocchi di partenza

Dalla Nuova Zelanda agli Stati Uniti
Con i suoi capelli fluenti in stile manga giapponese e il suo atteggiamento rilassato tipicamente neozelandese, Brendon Hartley sembra più un surfista che un pilota (anche se ha una forte somiglianza con James Hunt). Ma il 27enne due volte vincitore a Le Mans che debutta questo weekend con la Toro Rosso ha già una storia di vecchia data con il team, avendo provato la STR3 (la macchina con cui Sebastian Vettel conquistò la sua splendida vittoria a Monza) nel 2008.
Brendon è nato a Palmerston, a Nord della Nuova Zelanda: guarda caso a una trentina di chilometri dal luogo di nascita di Chris Amon, considerato il miglior pilota ad aver vinto un gran premio.
Con il padre Brian e il fratello Nelson entrambi abili piloti, Brendon è cresciuto col kart e ha attratto l’attenzione della Red Bull – che gli ha permesso di arrivare in Europa e vincere la Formula Renault Eurocup nel 2007. Ma fu l’anno seguente che venne davvero notato, quando partecipò al Macau Formula 3 Grand Prix risalendo dalla 20° posizione sulla griglia alla terza finale. Fu quindi preso in considerazione per il sedile della Toro Rosso in Formula 1 lasciato libero a inizio 2009 da Sebastien Bourdais e che poi andò a Jaime Alguersuari. “Ma a essere sinceri,” dice Hartley in modo tipicamente modesto, “allora non lo meritavo.”
Un anno dopo, uscì dallo junior programme Red Bull dopo una serie di risultati deludenti. E adesso si chiude il cerchio: ritorno alla Toro Rosso e di nuovo F1, ad Austin.

24 Ore di celebrità
Pur non facendo più parte del programma giovani piloti, Hartley ha mantenuto buoni rapporti con la Red Bull, conservando anche l’azienda di bibite come sponsor personale.  Sotto molti aspetti, come sottolineò allora, la decisione lo liberò: aprendo nuove strade e opportunità per la carriera che altrimenti non avrebbe considerato. Tra questi l’endurance, con la sua prima presenza a Le Mans nel 2012 con una vettura LMP2 privata.
“Quando passai ai prototipi e vidi che funzionava, il mio obiettivo ovviamente fu essere ingaggiato da un team ufficiale,” dice Brendon. “All’inizio del 2013 mandai una email ad Andreas Siedl, che era il team principal Porsche. Sapendo che la Porsche riceveva migliaia e migliaia di email come quella, esitai un po’ prima di farlo. Poi arrivò l’opportunità di un meeting proprio dopo Le Mans, e andò molto bene; ne seguì un secondo e alla fine la possibilità di testare la macchina.”
Il resto è storia: Brandon ha vinto due volte Le Mans sulla Porsche 919 Hybrid – la macchina da corsa più complessa e sofisticata mai costruita – e la fama della Porsche come costruttore di maggior successo nella storia di Le Mans resta intatta. Guarda caso, Brendon ha anche vinto tre volte il round del World Endurance Championship al Circuit of the Americas.
Ma nel corso dell’estate è arrivata la notizia bomba: dopo quest’anno, la Porsche lascerà il programma LMP1.

Il prossimo capitolo
Brandon è entusiasta della gara con la Toro Rosso ad Austin come quando fu ingaggiato dalla Porsche. “L’opportunità è arrivata a sorpresa,” dice. “Ma non ho mai rinunciato davvero al mio sogno di correre in F1.”
Avrà molto da imparare. Non guida una F1 dal 2012, quando prese parte a un test di giovani piloti a Magny-Cours in Francia con la Mercedes, completando 87 giri. Quella non fu la sua prima esperienza coi pneumatici Pirelli, dato che aveva fatto anche una manciata di gare in GP2 nel  2011 e 2012. Ma da allora è cambiato moltissimo, quindi in pratica di tratta di un debutto in F1 da zero. 
Se andrà tutto bene – cosa di cui la Toro Rosso è convinta – si apriranno interessanti opportunità per il futuro. La Toro Rosso non ha ancora confermato i piloti per il prossimo anno o per il resto della stagione (e nessuno dei GP di F1 restanti coincide con le due gare che nel calendario World Endurance, a Shanghai e in Bahrain). Brendon al momento non ha progetti definiti per il 2018, anche se ha detto che se possibile vorrebbe restare legato in qualche modo alla Porsche.
E questo apre a un’altra intrigante possibilità. La voce che lega Porsche alla Formula 1 come fornitore di motori (usando una tecnologia simile a quella già sviluppata per la ultra-vittoriosa 919 Hybrid) non si spegne. Se così fosse, avere un pilota ufficiale Porsche con esperienza in Formula 1 sarebbe sicuramente un valore estremamente utile. 

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