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PIRELLI.COM / RACING

Navigare su quattro ruote

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Una pausa ci voleva. Così Shannon Falcone, membro del team di Luna Rossa, si è congedato per un weekend dalla dura preparazione per l’America’s Cup 2021. Ma, invece di riposarsi, si è lanciato in un’altra avventura sportiva: il Rallylegend 2018 di San Marino. Che un uomo cresciuto in mare, ad Antigua, reduce da sei traversate oceaniche e da un giro del mondo, decida di mettersi alla prova sulle quattro ruote può sembrare bizzarro, ma non è così. «La vela e il rally», dice il velista, «sono due realtà che hanno molti punti di contatto: le sensazioni, la concentrazione, le dinamiche con il proprio team».

Un uomo di mare tra terra e fango, a dimostrazione della vicinanza tra due mondi solo apparentemente lontani. Anche il padre di Falcone univa a quella per l’acqua la passione per i motori: «Correva in motocross. Da lì mi sono avvicinato alle due ruote, per passare poi alle auto e alla Formula 1. Lavorando per team italiani ho avuto la fortuna di assistere dal vivo più volte a gran premi». Non a caso, la prima auto di Falcone è stata una Lancia Delta Evoluzione integrale, la stessa che aveva lo scorso weekend al Rallylegend 2018, “vestita” Martini Racing e gommata Pirelli. Stavolta Shannon Falcone ha condiviso l’abitacolo con due personaggi d’eccezione dalle storie molto diverse: prima un professionista del motorsport, l’Head of F1 and Car Racing di Pirelli, Mario Isola; poi l’esperto velista Magnus Augustson.

«Al volante e in acqua le emozioni per me sono le stesse: una volta che sei in mare, con il vento le condizioni possono cambiare velocemente. E così nel rally: c’è un circuito ma non c’è un ambiente controllato. È questo che mi attrae». Erano tre anni che Shannon non saliva su un’auto da rally, l’ultima volta era stato proprio a San Marino. «La cosa più difficile è stato “calibrarmi” al volante. Con una vettura del genere per me era come passare da 0 a 100 in un attimo».

La velocità, la tensione continua, la necessità di controllare la potenza: fattori che valgono per il rally come per la vela, sport in cui la ricerca e lo sviluppo ingegneristico hanno un ruolo fondamentale. Il livello di una competizione come l’America’s Cup è sempre più vicino a quello della Formula 1, anche se nelle regate c’è una componente di imprevedibilità che in pista non c’è: il mare è un ambiente “incontrollato”, forse più simile agli sterrati del rally, che è possibile dominare soltanto attraverso ricerche scientifiche e tecniche estremamente sofisticate.

«Ci siamo accorti tutti che è cambiato profondamente l’approccio richiesto a bordo di una barca», spiega Falcone. «Intendiamoci, i grinder come me hanno sempre avuto una vita dura e lo era alla velocità di 10 nodi. Figuratevi ora, a 50». Inevitabilmente il margine di errore si è ristretto e un piccolo errore può costare molto caro. «Proprio come nel rally, dove un piccolo sbaglio cambia le sorti della gara. Me ne sono accorto a San Marino». Al Rally Legend la Lancia Delta di Shannon ha perso aderenza su una curva con un dosso ed è andata a sbattere. «Sono andato troppo veloce su un punto che non conoscevo bene. Ed è proprio questo che ho imparato dall’esperienza comunque esaltante del Rallylegend: i due fattori fondamentali sono la preparazione e la comunicazione».

Nella vela non è diverso, anzi. La fiducia nel proprio navigatore è fondamentale, come la fiducia nella propria squadra quando si è in mare. Ecco perché il team di Luna Rossa si allena sulla terraferma, mesi prima di iniziare a navigare, per creare un clima familiare. «Si vince e si sbaglia tutti insieme», afferma con convinzione Shannon. Riferendosi non soltanto al duo pilota/navigatore sulla vettura o all’equipaggio, ma al lavoro di chi sta dietro le quinte. Perché oggi l’importanza dei tecnici che progettano e testano auto e barche è pari a quella di chi le manovrerà durante le competizioni.

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