Circuito Monza F1: Storia del Mito della Velocità Made in Italy

Show more images

Sono due storie che corrono parallele, quella dell’autodromo di Monza e della carrozzeria Zagato: nasce qualche anno prima quest’ultima, nel 1919 - con Ugo Zagato - che riversa l’esperienza nell’aeronautica su un’industria ancora giovanissima, quella dell’auto. La sua prima officina è a Greco, poco fuori Milano: Greco al tempo era ancora un comune, mentre oggi è un quartiere, tra l’altro non lontano dalla Bicocca di Pirelli. Poi, negli anni '20, Ugo Zagato si sposterà a Milano, prima in viale Brianza e poi in viale Traiano, dove al tempo c’era un cliente che sarebbe diventato per lui molto importante e con cui scriverà pagine di storia del motorsport: Alfa Romeo.

Prima però c’è l’inaugurazione di Monza, che risale proprio a quegli anni, al 1922. Quello dell’autodromo brianzolo è un progetto portato a termine rapidamente, veloce fin dalla genesi su carta. Si dice anche per battere sul tempo i francesi che al tempo progettavano il circuito di Montlhéry. Insomma, Monza è da subito una pista veloce, velocissima: terzo circuito permanente di sempre - insieme a Brooklands nel Regno Unito e Indianapolis negli Stati Uniti - è entusiasmante per i piloti del tempo, che trovano poche curve e rettilinei interminabili dove sfrecciano a velocità futuriste, impensabili in qualunque altro tracciato cittadino. Di lì in poi è storia: Monza diventa “il tempio della velocità”, e le auto carrozzate Zagato quel tempio lo frequentano spesso.

Andrea Zagato, terza generazione - dopo il fondatore Ugo e il padre Elio, guida l’azienda dai primi anni 90 insieme alla moglie Marella Rivolta e insieme rappresentano nel mondo uno stile inimitabile. Tra i carrozzieri italiani Zagato ha qualcosa di speciale e questo è anche merito del legame con Monza: «Da sempre Monza, attraverso le Alfa Romeo pre-guerra, come la 8C 2300 Monza Zagato, e poi anche ora, con l’istituzione della categoria granturismo, è diventata per noi una tappa irrinunciabile. Credo che sia il concetto di velocità a legare Monza a Zagato, e viceversa. Zagato nasce dall’aeronautica e non dalle carrozze motorizzate, per questo, prestazioni e risultati attraverso il design rappresentano la nostra ricerca da decenni». C’è da stare ad ascoltare Andrea Zagato, perché il circuito lo conosce davvero molto bene e davvero molto da vicino: basti ricordare la sua prima volta a Monza: «Mio padre è stato un famoso pilota granturismo, ha partecipato a 150 corse automobilistiche, vincendone 82 e diventando 6 volte campione mondiale della categoria. In seguito venne eletto Vicepresidente della CSAI (la Commissione Sportiva Automobilistica Italiana, ndr) e con un bracciale in pelle blu e rosso con le scritte in oro poteva entrare a Monza, col quale aveva accesso e precedenza ovunque. La prima volta che mi portò a Monza me lo fece indossare e andammo insieme ai box, nella torre dei cronometristi e poi ai paddock dove tutti lo riconoscevano e lo salutavano. Stare a Monza è come essere di casa». L’ultima volta a Monza? «Nel 2018, ospite di Pirelli: quando Vettel e Räikkönen hanno sfilato prima della partenza con due Alfa Romeo Zagato, una 6C 1500 e una 6C 1750 con l’emblema della scuderia Ferrari sul cofano. Un grande spettacolo per provare a esorcizzare la perdita di Marchionne e del primato in classifica». Passo indietro: la storia di Zagato negli anni ’20 e ’30 viaggia insieme ad Alfa Romeo e ad auto come la  6C 1500 Compressore  del 1929, la  6C 1750 Gran Sport  del 1932 e la  8C 2300. E di nuovo i ricordi di Andrea Zagato tirano fuori la storia di un motorsport agli albori, dove stavano nascendo miti celebrati ancora oggi: «La prima 6C fu portata alla vittoria dallo stesso Enzo Ferrari – quarto pilota Alfa Romeo - nel 1927 sul circuito di Modena, e aveva una carrozzeria Zagato. Quest’auto fu rivoluzionaria perché con un motore di cilindrata contenuta e una carrozzeria leggerissima e più maneggevole riuscì ad imporsi per molti anni. Mio nonno con questa vettura passò dalla struttura “tipo carlinga” mutuata dalla sua precedente esperienza aeronautica, a una struttura interamente metallica. Con il compressore prima e la cilindrata portata a 1750 cc. vince le Mille Miglia 1928, 1929 e 1930. Dal 1930 al 1939 la 8C 2300 e poi 2900 diventa protagonista nelle versioni di carrozzeria Lunga o Le Mans, Corta o Mille Miglia e Monza. Le carrozzerie sono quasi tutte Zagato, realizzate in viale Traiano e in viale Brianza (dal 1932 con Carrozzeria Brianza)».

Facile pensare che quelle auto abbiano montato anche pneumatici Pirelli Stella Bianca, sul mercato nel 1927, ritornati disponibili nel 2018 proprio per gommare quelle celebri vetture. Pneumatici che garantiscono l'aspetto estetico di allora, ma con tecnologie moderne capaci di portare più sicurezza su strada. Ma perché proprio quelle tre auto sono diventate leggendarie? «Vincere quattro volte la Targa Florio, otto volte la Mille Miglia, quattro volte Spa Francorchamps, Essex, e Le Mans significa entrare nella leggenda e diventare imbattibili. Il Mito di Alfa Romeo e Zagato e, dal 1929, quello di Enzo Ferrari con la sua Scuderia passa di lì. Un connubio di affidabilità, potenza, leggerezza e grande manovrabilità. Basti pensare che queste vetture consentirono alle pilotesse di affermarsi sui colleghi uomini proprio e soprattutto per la loro maneggevolezza: la baronessa Avanzo, la principessa Colonna, Anna Maria Peduzzi, Odette Siko, Jas Jones… tutte erano alla guida delle Alfa Zagato».

Saltando qualche anno in avanti, al dopoguerra e al 1958, c’è un’altra auto che unisce la storia di Zagato e di Monza: la Fiat-Abarth 750 Record Monza Bialbero. A vederla a confronto della  6C 1750 Gran Sport  del 1932 o della  8C 2300, sembra appartenere a un altro universo, eppure tra quei modelli è passato neanche un quarto di secolo. Oggi molto rara e ambitissima dai collezionisti, che auto era? «Un’altra vettura imbattibile, che riuscì a imporsi nella sua categoria e a scalare spesso anche le classifiche assolute. Grazie al figlio del presidente Roosevelt e all’omonima scuderia si impose anche oltreoceano. La sua bellezza necessaria fu poi insignita del Compasso d’Oro per il design nel 1960, con l’ultima versione evoluta denominata 1000. Cito la motivazione: “Risultato di un design semi-industriale di qualità eccellente che, per l’adeguatezza dei caratteri estetici e tecnologici alle loro funzioni specifiche, giunge a promuovere un momento semplicemente spregiudicato nell’interpretazione delle funzioni più generali dell’automobile, anche di grande serie”». Andrea Zagato, per concludere: Enzo Ferrari diceva che le cose belle di solito funzionano anche bene, come si fa a fare delle cose belle come Zagato? «Enzo Ferrari aveva scelto Zagato come partner unico di carrozzeria per la sua Scuderia Ferrari nel 1929 dopo aver guidato lui stesso tutte le Alfa Romeo Zagato dal 1923. Da queste prime tante vittorie che lo consacrarono nel mondo dell’auto, fino alla fondazione della Ferrari Automobili nel 1947, nasce la sua idea che l’auto che vince è sempre la più bella. Oggi, nonostante i regolamenti dei concorsi di eleganza privilegino sempre vetture molto rifinite e vistose, alcune auto da corsa, bellissime nella loro semplicità, si stanno imponendo in nome di questa idea».

Continua a leggere