Montmelò, capitale morale della F1® in Spagna

Di un circuito per la F1® in zona Barcellona si sentì parlare per la prima nel 1987. In Spagna la Formula 1® con validità iridata aveva fino ad allora gareggiato su quattro circuiti: Pedralbes, Jarama, Montujch e Jerez de la Frontera. Tanti, per una ventina in tutto di Gran Premi ospitati fino a quel momento. Non a livello della Francia, che ha oggi ospitato la F1® su sette circuiti diversi (Reims, Rouen, Clermont Ferrand, Le Mans, Le Castellet, Dijon e Magny Cours); ma a livello di dispersione geografica anche la nazione iberica non scherzava. E anche la varietà di tipologia fra questi tracciati era notevole.

E poi, di punto in bianco: Barcellona! Anzi, meglio: Montmelò. Perché se pensando al capoluogo della Catalunya (i locali dicono: capitale) vengono in mente i tratti eleganti, le ramblas e lo strepitoso lungomare catalani, la zona che oggi ospita il circuito spagnolo per il Mondiale F1® è abbastanza meno affascinante. Al posto dei miracoli architettonici di Gaudì, la collina di Montmelò si annuncia agli occhi del viaggiatore con un’area industriale estesa e visibilmente produttiva. Vi corre a fianco l’autostrada che scende dalla Francia costeggiando il mediterraneo. La cittadina più vicina, Granollers, non ha un gran che da offrire in termini storici o turistici. Per tornare ad avere un’idea del mare bisogna prima valicare le verdi colline che iniziano a Vallromanes e salgono fra campi da golf. E allora, come mai il circuito di Montmelò è padrone assoluto della F1® spagnola ormai dal 1991 e senza soluzione di continuità?

La ragione sta nella passione. E va al di là degli equilibri e delle forse politiche catalane, che a inizio Anni Novanta potevano contare una ben maggiore muscolarità economica rispetto al resto della Spagna, potendo così assicurarsi l’ingresso con passatoia rossa nel mondo dei Gran Premi. La motivazione vera del successo del circuito a nord di Barcellona è nelle sue caratteristiche tecniche. Curve tantissime, tutte diverse e alcune di massimo significato tecnico e anche sportivo. Un unico respiro: quello del rettilineo davanti ai box, lunghissimo e in discesa sempre più accentuata man mano che ci si avvicina alla frenata finale, da affrontarsi ben oltre i 300 chilometri l’ora. Staccata estremamente complessa: subito dopo, una secca destra-sinistra conduce alla salita più importante del circuito, culminante in una curva a destra lunghissima ed eterna, dove i campioni fanno la differenza e dove il carico aerodinamico laterale è massimo. Si chiama, semplicemente, Curva 3. E’ in salita e a tutto farebbe pensare fuorché a un punto dove attaccare. Eppure nel 2013 Fernando Alonso vi inventò un sorpasso all’esterno clamoroso, in una traiettoria proibita per tutti eccetto per la sua Ferrari dell’epoca, che alla fine del GP portò a casa quella destinata a restare l’ultima vittoria del pilota di Oviedo con il Cavallino.
Scollinato dopo la Curva 3, il circuito catalano regala un avvicendarsi continuo di accelerazioni e curve a raggio vario, in discesa, salita e nuovamente discesa fino al curvone che porta nuovamente sul rettilineo dei box. Un curvone ora inframmezzato da una chicane; ma un tempo, fino a una decina di anni fa, una piega da paura in massima accelerazione in discesa: la ricorda bene il bi-campione del mondo Mika Hakkinen che ai tempi dei suoi successi con la McLaren motorizzata Mercedes vi trovò più di qualche brivido... 
Quest’anno Barcellona (o meglio: Montmelò) ospita la F1® per la ventiseiesima volta consecutiva. E lo fa con un orgoglio che nessuno le disconosce: quello di essere la capitale morale delle corse in Spagna.

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