Mondiale F1: partenza in 10 nazioni diverse

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Courtesy of Fondazione Pirelli

Sessantanove stagioni di F1 iridata, compresa questa. E altrettanti primi Gran Premi, ovviamente. Che uno senza troppa memoria storica sarebbe portato a localizzare sempre in Australia, sulle strade dell’Albert Park che a Melbourne terrà a battesimo anche questo campionato, così come aveva fatto già in altre 20 occasioni sul totale degli ultimi 22 anni. E invece no: in omaggio alla sua definizione di Mondiale, la Formula 1 è partita -dal 1950 a oggi- in 10 nazioni diverse. Dieci bandiere e 14 circuiti differenti, a riassumere una storia dei GP caratterizzata da mille motivazioni tecniche, sportive ma anche politiche.

Si parte nel 1950 a Silverstone. A quei tempi, sei rettilinei collegati da curve tutte diverse, alcune velocisissime, per medie da capogiro. il circuito nel Buckinghamshire si toglie di dosso la polvere dell’aeroporto militare che era stato per tutta la Seconda Guerra Mondiale. Simboleggia la rinascita della Gran Bretagna massacrata dai bombardamenti di Hitler ma alla fine vincitrice, e quindi libera di festeggiare la sua grande passione per le auto da corsa. A Silverstone, sotto gli occhi di una poco più che ventenne regina Elisabetta II, vince l’Alfa Romeo con al volante l’italiano Nino Farina. C’è molta Italia in quella giornata trionfale che si prolungherà fino a portare macchina e pilota a conquistare il titolo iridato a fine stagione. Il resto di Tricolore arriva dai pneumatici Pirelli, anch’essi parte della squadra vincente.

Curiosamente, il Regno Unito ospiterà almeno un GP all’anno di tutta la storia della Formula 1 fino a oggi. Ma mai più aprirà le danze stagionali. Già nel 1951 infatti il Circus parte in Svizzera, a Berna. E anche questa è una stranezza: oggi la nazione elvetica non ha più circuiti; anzi: costruirne è proibito. Sempre la Svizzera apre le ostilità anche nel Mondiale 1952, quindi il suo distacco dai Gran Premi sarà netto. L’ultimo GP con croce bianca su fondo rosso sarà nel 1982, ma per le ragioni già accennate il circuito sarà in Francia, a Digione. 

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Nel 1953 la F1 iridata prende il via in Argentina. Presidente della nazione sudamericana è da sette anni Juan Domingo Peron, eroe per i suoi seguaci politici, i descamisados, che lui affascina anche portando in alto i fasti dell’automobilismo, autentica passione nazionale. È Peron che sul finire degli Anni Quaranta organizza la spedizione in Europa di alcuni piloti argentini, con lo scopo di metterli in lotta con l’elite del volante. Fra loro anche un certo Juan Manuel Fangio, presto campione del mondo nel 1951 e dal 1954 al ’57 di nuovo iridato, quasi sempre infiammando il pubblico del circuito di Buenos Aires che appunto apre la stagione fino al 1958 compreso. A Baires il Mondiale si apre anche nel 1960; quindi nuovamente dal 1972 al ’75 e dal 1977 all’80. Sono quelli i tempi in cui la stagione si apre con la temporada sudamericana: Argentina per la prima gara; in Brasile la seconda. Un via iridato dato molto presto, verso febbraio, nel pieno dell’estate australe. Poi quasi sempre seguiva una pausa di parecchie settimane prima che  il campionato riprendesse in Europa o in Sudafrica.

Cinque volte il campionato è iniziato fra i marciapiedi di Montecarlo: 1959, ’61, ’63, ’64  e ’66. Una sola in Olanda: 1962, fra le dune di Zandvoort, bersagliata dal vento che spazza dal mare del Nord lì a poca distanza.

Dagli Anni Sessanta  le ostilità iridate sono iniziate anche in Sudafrica: nel 1965, con un anacronistico GP disputato addirittura il giorno di Capodanno; poi dal 1967 al ’71; nuovamente nel 1982 con un Gran Premio minacciato dallo sciopero dei piloti prima di svolgersi poi regolarmente, e ancora nel 1992 e ’93. Due i circuiti in fondo al continente africano: East London e quindi Kyalami, vicino a Johannesburg, dove proprio in questi ultimi mesi un tracciato del tutto rinnovato sta riprovando a rientrare nel Mondiale. 

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Dieci volte, fra il 1976 e il ’95, la stagione è iniziata in Brasile. Nel 1976 a Interlagos, alle porte di San Paolo; dal 1983 all’89 a Jacarepagua, lontana periferia sud di Rio de Janeiro; nel 1994 e ’95 ancora a Interlagos, ma sulla versione più breve dove si corre ancora oggi.

Nel 1981 il Mondiale si apre negli Stati Uniti, sul circuito cittadino di Long Beach, ovvero in quella California che la F1 attuale continua a sognare ma che non si concede causa l’ostinato disinteresse del pubblico a stelle e strisce. Apertura negli USA anche nel 1990 e nel ’91, sempre tracciato cittadino ma questa volta nel caldo insopportabile di Phoenix.  

E siamo quasi ai giorni nostri. Nel 1996 il primo GP dell’anno si corre a Melbourne. E’ un record assoluto: due GP di fila in Australia, sempree su circuito cittadino. Il primo dei due aveva chiuso il Mondiale ’95, fra le curve a 90 gradi di Adelaide. Dal ’96 due sole volte Melbourne ha mancato l’apertura iridata: nel 2006 e nel 2010, con apertura di stagione in Bahrein. 

Quattordici circuiti diversi, compreso l’accorciamento brutale di Interlagos in Brasile fra gli Anni ’70 e i ’90. Dieci nazioni e quattro continenti: Europa, America, Africa e Oceania. Manca l’Asia, ma forse non bisognerà aspettare ancora molto...

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