Mirko Bortolotti,
come si guida al Red Bull Ring

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Ha provato ogni tipo di auto da corsa ed ora è un veterano delle gare di durata. Mirko Bortolotti, pilota WRT, dopo aver corso per 6 anni con Lamborghini ed aver vinto le ultime due edizioni della 24h di Daytona, è passato ad Audi. E’ con la nuova casacca che ci spiega come si guida al Red Bull Ring, il circuito in cui si svolgerà la P Zero Experience 2020, il Track day di Pirelli dove gli amanti delle auto sportive potranno misurarsi con la pista.

Come si guida al Red Bull Ring

«È una pista molto veloce – spiega Bortolotti - che sulla carta sembra semplice ma una volta che la scopri non lo è affatto. Ci sono solo una decina di curve e la pista la impari in fretta, ma per andare forte bisogna sempre andare nel dettaglio. Perché un piccolo dettaglio al Red Bull Ring è fondamentale. Hai sempre lunghi rettilinei dopo ogni curva, e per esempio dopo l’ultimo settore - la parte più tecnica - puoi fare la differenza. È una pista che non ti permette di fare errori se vuoi la massima prestazione».

«Con le gomme non ci sono grandi problemi, perché c’è un degrado bassissimo, si consumano poco. Le qualifiche invece sono atipiche: di solito il miglior tempo lo fai dal secondo al quarto giro - quando hai il picco della gomma - mentre al Ring devi continuare a spingere, perché il tempo lo fai quando scendi di benzina e sei più leggero. Le gomme lì di solito sono molto stabili, non hai un gran picco rispetto ad altre piste».

I circuiti migliori

Oltre al Red Bull Ring, esistono altri circuiti in cui guidare è davvero divertente anche per gli appassionati. «Dovessi scegliere un circuito dove andare a girare da solo per il piacere di farlo, direi sicuramente il Nürburgring Nordschleife. È una pista unica, una pista perfetta, con ogni tipo curva: curve cieche, lente, veloci. Hai un mix che non trovi da nessun'altra parte». A questa «Aggiungo anche il Mugello, è la mia pista preferita in Italia, e poi Bathurst, in Australia».

La carriera

Che tipo di pilota sia Bortolotti lo si scopre ripercorrendo la sua carriera. A diciott’anni si è trovato a Fiorano per guidare una Ferrari F1, battendo quello stesso giorno il record della pista. Era il premio per aver vinto nel 2008 il campionato italiano di F3. A quella data, Bortolotti, nata ad Arco di Trento nel 1990, aveva 18 anni. «Che correre fosse la mia vita mi è stato chiaro quasi subito, farlo diventare un lavoro è stato un po’ più complicato. Quando nel 2008 ho vinto il campionato di F3 italiano la mia carriera è cambiata perché ho avuto la possibilità di fare un test con la Scuderia Ferrari, dove riuscii a fare il record della pista a Fiorano, ed era la mia prima volta su una Formula 1. Quella giornata mi ha cambiato la vita, perché di lì in poi sono riuscito a finanziarmi: prima grazie a Red Bull e poi grazie a Ferrari ho cominciato una carriera nelle monoposto. Senza quel titolo in F3 e quel test di F1 sarebbe stato molto complicato. Quello è stato il momento della mia carriera che mi ha fatto capire che c’era uno spiraglio per diventare professionista».

Passato senza troppi pensieri dalla Formula Renault Winter alla Formula Junior, e poi alla F3, al Campionato FIA di F2, al GP3 e altro ancora, Mirko Bortolotti ha guidato quasi qualsiasi auto e ha corso ovunque. Il suo palmares parla chiaro, dopo aver vinto la F3 nel 2008, nel 2011 ha vinto il campionato di F2, nel 2013 la Eurocup Megane Trophy e nel 2017 la Blancpain endurance Cup, diventando un esperto delle gare di durata.

Le gare di durata

Non esistono regole per vincere le gare di durata, anche perché «non si è mai preparati abbastanza per gare come quelle, ci sono troppo variabili, troppe cose che possono succedere. L’unica che si può fare è focalizzarsi su quel che si ha da fare e farlo al meglio, evitare di far errori, che capitano, soprattutto “nel traffico”. Il meteo poi è sempre un fattore di cui tener conto, diciamo che bisogna cercare di minimizzare gli errori e con l’esperienza prendere le decisioni giuste. Quando è il momento di attaccare, quando è il momento di aspettare». La cosa da non fare per nessun motivo invece? «Cercare di vincere la gara al primo giro o alla prima curva». Infatti: c’è tempo.

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