Il deserto a colori

Il deserto a colori 01

La cronaca delle esagerazioni collegate alla F1 e ai suoi miti racconta che dalla media stratosfera, fra i non tanti oggetti visivi che testimoniano la presenza umana sul Pianeta Terra, c’è anche il gigantesco tendone rosso di Ferrari World: il più grande parco divertimenti a tema motoristico mai realizzato. Tutto iniziò così, infatti. L’immensa struttura marchiata con il Cavallino, sotto la quale la storia e il fascino Ferrari parlano una lingua assolutamente internazionale e capace di attirare centinaia di migliaia di appassionati da ogni latitudine, è il primo passo concreto con il quale gli stati arabi si sono avvicinati prima alle Rosse e quindi al mondo dei Gran Premi. 

A quei tempi, nel primo decennio di questo secolo, il Bahrein già ospitava una gara del Mondiale, dal 2004. Ed era stato un debutto nel segno di Maranello: prima vittoria per Michael Schumacher; e nel 2007 e 2008 era stata la volta di Felipe Massa. Ma l’arrivo degli emiri di Abu Dhabi avvenne in pompa magna. Come si accennava, Ferrari World e la sua montagna russa più veloce del pianeta erano già quasi una realtà nel territorio di Abu Dhabi. Ma della F1 con un nuovo appuntamento nel Golfo si parlava in termini diversi. Nel 2006, infatti, sembrava che la F1 fosse pronta per sbarcare a Dubai. Accordo a lungo termine, mega-investimento all’orizzonte… Ma qualcosa andò storto. Manca, ovviamente, la conferma ufficiale. Ma pare che un giorno, all’arrivo di Bernie Ecclestone (l’ex padre-padrone dei Gran Premi iridati) per concretizzare l’operazione, lo sceicco di Dubai finì per non riceverlo a causa dell’infortunio del suo… cavallo da corsa preferito. Realtà o fantascienza? Forse non ne avremo mai la prova. Ma sta di fatto che Dubai non ebbe la Formula 1 e sul business ormai pronto per la definizione si precipitò, appunto, Abu Dhabi. Che guarda caso aveva già pronto il progetto per un circuito innovativo.

Il deserto a colori 02

Oggi il tracciato di Abu Dhabi è una delle certezze a lungo termine del Mondiale. Anche la nuova gestione di Liberty media poco o nulla appassionata di gare lontane dall’Europa o dagli Stati Uniti ai quali puntano moltissimo, sugli Emirati non si permetta di scherzare. Merito anche del circuito di Yas Marina, che l’ultima domenica di novembre ospiterà il Mondiale per il nono anno di fila. Un circuito avveniristico. Una colt, in pratica. Un percorso modernissimo e mai visto prima: tante curve tutte di raggio diverso, un paio di rettilinei da velocità anche elevate, un tratto che corre sotto la struttura in vetro-cemento (bellissima) di un hotel sei stelle e una corsia di uscita dai box che passa sotto la pista stessa per mezzo di un tunnel. Abu Dhabi, per la Formula 1, è questo. È un disegno a forma di pistola che punta a nord-est e sembra sfidare il deserto circostante. 

Da quelle parti, fino alla fine del secolo scorso, poco si differenziava da un’infinita distesa di sabbia. Poi la forza dei petro-dollari portò al primato economico sempre più irrefrenabile degli emirati, consentendo la realizzazione della stupenda Marina Bay e quindi, in un crescendo costante, ospitò una passione per i motori e per le corse che il Medio Oriente aveva da poco iniziato a conoscere. Qui la Formula arrivò nel 2009: vittoria di Vettel su Red Bull. Nel 2010, di nuovo Vettel e di nuovo Red Bull ma non senza una giornata da incubo per i ferraristi: senza un errore di gestione gara del muretto del Cavallino, probabilmente Fernando Alonso non si sarebbe ritrovato nelle retrovie e quel Mondiale sarebbe potuto essere suo, anziché tradursi nel primi dei quattro trionfi iridati di Sebastian. E la maledizione locale per il team di Maranello si è prolungata fino a oggi: Abu Dhabi è una delle quattro nazioni che hanno ospitato almeno un GP iridato a non avere mai salutato una vittoria delle Rosse; le altre tre sono Marocco, India e Russia.

Ma il del circuito di Abu Dhabi va ben oltre il significato automobilistico delle sue 21 curve e dei suoi 5554 metri di sviluppo. A dispetto dal caldo sempre presente, anche in questo periodo dell’anno, una formidabile ricchezza d’acqua garantita dalla desalinizzazione delle vicine acque marine rende il circuito un autentico giardino. E un impianto high-tech di illuminazione progressiva, che assicura a pista e box e paddock lo stesso identico livello di luce nonostante l’avanzare delle tenebre, fa dell’impianto non soltanto un’oasi verde ma anche una rappresentazione iper-moderna, di massimo stile, in perfetto stile archi-star. Futuro, sì: ma nel massimo rispetto dell’ambiente. Nel rispetto del deserto che, a due passi, consente la vicinanza. Ma non tollererebbe alcuna profanazione.  

E ora anche per Pirelli Abu Dhabi è un circuito di significato speciale. Un anno fa nel paddock di Marina Bay venne presentata la nuova gamma di pneumatici 2017, allargati del 25% e completamente nuovi nella costruzione e nella capacità di assicurare prestazioni eccezionali, come testimoniato dai record crollati a raffica su quasi tutti i circuiti del Mondiale che sta per concludersi. E questa settimana nuova presentazione: giovedì 23 il Circus conoscerà la nuova gamma P Zero F1, con due nuovi colori ad ampliare la gamma da cinque a sette mescole per i pneumatici slick da asciutto. 

Un modo come un altro per dire: un campionato si chiude e un altro, pieno di novità, è in arrivo. Martedì e mercoledì 28 e 29 novembre, quindi subito dopo il GP, tutti i nuovi pneumatici saranno in pista ad Abu Dhabi per una due giorni di test con tutti i team impegnati.

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