Mike Hawthorn,
iridato senza il tempo di esserlo

Mike Hawthorn, iridato senza il tempo di esserlo 01

Mike Hawthorn compirebbe 91 anni il 10 aprile. In realtà non fece neanche in tempo a compirne 30: la morte lo prese il 22 gennaio 1959, per un incidente stradale mai del tutto chiarito. Ed erano passati appena 95 giorni dalla conquista del suo unico titolo iridato F1.

Alto, bello, biondo, di famiglia benestante e indiscutibilmente inglese: Hawthorn resta uno degli esempi più sfolgoranti di cosa spesso significava a quei tempi essere pilota. Indossava la tuta con charme, sotto un impermeabile chiaro o una giacca di tweed e frequentemente accompagnandola con un papillon a pallini che lo segnalava a distanza. Amava vivere la sua vita: sembrava sapere che non sarebbe durata a lungo e anzi lo diceva di frequente, anche se come un refrain motivato a spiegare la sua dedizione a feste e bella vita non meno che a guidare macchine da corsa.

Suo padre gestiva un garage di alto livello con vetture top e sportive. La carriera di pilota arrivò come una logica conseguenza. Nel 1952 debuttò nel mondiale, con una Cooper T20 iscritta da una team che portava il suo nome e che al GP Gran Bretagna a Silverstone guidò a un eccezionale terzo posto dietro le due Ferrari dominatrici con Alberto Ascari e Taruffi.

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Enzo Ferrari non se lo fece scappare: nel ’53 Hawthorn corse con il Cavallino e vinse un clamoroso GP Francia a Reims, tenendo a bada gli attacchi di un certo Juan Manuel Fangio con la Mercedes. Ancora Ferrari nel 1954, con una vittoria in Portogallo e terzo posto finale nel Mondiale.

Il 1955 è in un certo senso l’anno chiave per il pilota inglese, ma non tanto per la F1 (gare con Vanwall e Ferrari ma un misero zero punti in classifica finale) quanto per Le Mans. È infatti una manovra azzardata di Hawthorn che al volante di una Jaguar innesca la carambola che spedisce una Mercedes in fiamme sulla tribuna del rettineo box, causando il bilancio più tragico della storia delle corse: 83 spettatori morti, oltre al pilota Pierre Levegh. Hawthorn accuserà emotivamente, disputando in modo incolore una seconda parte del Mondiale F1.  Anche il 1956 è un anno senza grandi risultati: cinque GP in tutto, comprensivi di due mancate qualifiche e soli quattro punti a fine campionato.

Nel 1957 la Ferrari richiama Hawthorn e trova un pilota più veloce e più maturo. A Maranello trova come compagni di team Luigi Musso e Peter Collins. Con quest’ultimo, inglese come lui, condivide trasferte e periodi di vacanza, cementando un’amicizia che arriverà a condividere i premi in denaro per i risultati in gara, con la logica conseguenza di formare una coppia di ferraristi in lotta soprattutto con il compagnio Musso.

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Il ’58 è il suo grande anno. Inizia con un terzo posto in Argentina. Rompe la pompa della benzina a Montecarlo dove stava dominando; è quinto in Olanda e secondo a Spa-Francorchamps. Vince nuovamente a Reims, precedendo la Vanwall di Stirling Moss che è il suo vero rivale per il titolo. Una serie eccezionale di secondi posti gli consente di vincere il Mondiale all’ultima gara, in Marocco, battendo Moss di un solo punto non senza l’aiuto dell’altro ferrarista Phil Hill che si fa superare nel finale da Hawthorn fingendo un guasto tecnico.

Appena laureato campione, annuncia il suo ritiro dalle corse, nonostante un contratto Ferrari in tasca per il mondiale 1959. La scomparsa dell’amico Collins, morto in un incidente al GP Germania, gli aveva già cambiato la vita. Hawthorn diventa così il primo campione del mondo F1 di passaporto britannico e anche l’ultimo ad avercela fatta al volante di una monoposto a motore anteriore: la Ferrari D246. Dall’anno successivo inizierà la grande stagione delle F1 a motore posteriore, già in gara da due anni prima.

Senza web e social, come accadeva allora, di Hawthorn campione iridato si perdono le tracce nel corso dell’inverno. Finché il 23 gennaio una notizia arriva da Guildford, a sud-ovest di Londra. Il pomeriggio precedente l’inglese è uscito di strada sul bagnato e ad alta velocità con la sua Jaguar (stessa vettura con la quale aveva vinto una gara Turismo a Silverstone) ha finito la sua corsa contro un albero. Hawthorn muore, quasi certamente sul colpo. Si parlerà di una sfortunata gara fra amici: Hawthorn e Rob Walker, titolare dell’omonimo team ed erede della dinastia del whisky. Ma alcuni tirano in ballo anche la possibilità di un malore: Hawthorn soffriva di reni, e alcuni mesi prima i medici gli avevano diagnosticato non più di due mesi di vita.


MIKE HAWTHORN: 10 aprile 1929 - 22 gennaio 1959
GP disputati: 45
Pole position: 4
GP vinti: 3
Titoli iridati: 1 (1958)

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