Middle East:
la nuova linfa di F1

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Sembra ieri, ma in Medio Oriente la Formula 1 ha iniziato a mettere radici una ventina di anni fa. Del 2004 è il primo GP del Bahrein: debutto assoluto del Mondiale nell’unica macro-zona geografica ma soprattutto socio-politica che fino ad allora ne era stata risparmiata. La verifica è semplice. Nata nel 1950 in Europa, la F1 con validità iridata è sconfinata prestissimo in Nordamerica: già negli Anni Cinquanta con la tappa unica a Indianapolis per la Indy 500; poi in altri circuiti degli Stati Uniti e in Canada. Quindi, il decennio successivo, in Sudamerica (Brasile e Argentina) e Sudafrica. Del 1976 è il grande sbarco in Estremo Oriente con il GP Giappone. Altri nove ed ecco il volo in Australia, con il GP di Adelaide che nel ’96 ha lasciato spazio a Melbourne. Ma in Medio Oriente, mai.

Nell’ottobre 2002 il circuito di Sakhir, che meno di due anni dopo avrebbe ospitato il primo Gran Premio in terra arabica, era una distesa di pietra e sabbia a pochi chilometri dalla capitale Manama. Pochi giornalisti scelti per il colpo di piccone, che sarebbe stato dato dal Principe Andrea di York, ovvero il più giovane dei figli della Regina Elisabetta Seconda, alla presenza del Principe Salman bin Hamad Al Khalifa, prima figura della dinastia locale bahrenita nonché grande appassionato di corse e presidente della federazione automobilistica locale. L’uomo, insomma, che a suon di petrodollari aveva convinto la Formula 1 a sbarcare per la prima volta nel Golfo. Iniziava così una nuova era: quella della passione della Penisola Arabica per i Gran Premi, per la velocità.

L’affare, anche in termini economici, svelò immediatamente i suoi ampi confini. Pochi anni e ad Abu Dhabi venne edificato Ferrari World, il più grande parco divertimenti al mondo a tema motorisitico e primo passo dell’avvicinamento che nel 2009 avrebbe portato il primo GP di quell’emirato. Non senza un colpo di scena: in realtà il secondo GP in zona sarebbe dovuto essere a Dubai; ma il giorno deputato a firmare il contratto Bernie Ecclestone -allora padrone assoluto della F1- si vide annullare l’incontro una volta atterrato. Motivazione: il cavallo preferito dal principe locale si era azzoppato; riunione da rinviare. E GP emigrato in automatico nella vicina Abu Dhabi, appunto.

Oggi i petrodollari della regione arabica sono linfa preziosissima per il Circus. Il 31 marzo si correrà il 15° GP del Bahrein (l’edizione 2011 fu cancellata a causa di disordini sociali) e la F1 viene vissuta dalla ex-Arabia come il principale evento sportivo della stagione, capace di portare per tre giorni il paese all’attenzione planetaria. Lo stesso ad Abu Dhabi, dove sull’isola artificiale di Yas Marina il circuito più bello e moderno del Mondiale è stato realizzato strappando sabbia al deserto e trasformato in una stupenda oasi con piante e fiori. Un modo come un altro per sottolineare: qui la F1 non conosce crisi. Anzi...

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