Mick Doohan, il resiliente che ha vinto cinque titoli mondiali consecutivi

Mick Doohan, il resiliente che ha vinto cinque titoli mondiali consecutivi

Spesso i piloti motociclistici, ancor più di quelli automobilistici, sono idolatrati per il loro coraggio e sprezzo del pericolo perché, è innegabile, sfrecciare a 300 km/h senza protezione alcuna se non quella di casco e tuta e restare attaccati all’asfalto grazie ad una superficie di contatto, quella dei pneumatici, grande come un pacchetto di sigarette, è decisamente fuori dal comune e rischioso. Ma c’è dell’altro a rendere i piloti delle due ruote degli eroi, c’è quel desiderio morboso di correre a tutti i costi anche dopo infortuni importanti che metterebbero KO un comune mortale per mesi o anni, insomma c’è del profondo spirito di resilienza.

E Mick Doohan, australiano della Gold Coast, è stato uno dei piloti più resilienti se non forse il più resiliente in assoluto. Classe 1965, dopo aver partecipato a campionati nazionali e al Campionato Mondiale Formula TT, nel 1988 partecipa come wild card a due round vincendo tre gare del nascente Campionato Mondiale Superbike che dal 2004 sarebbe diventato monogomma Pirelli. Nel 1989, a 24 anni inizia la sua avventura nel Motomondiale con Honda, terminando la stagione in nona posizione. Bisognerà attendere il 1990 per vedere di che pasta è fatto l’australiano: in quell’anno termina terzo alle spalle di due mostri sacri statunitensi come l’iridato Wayne Rainey e Kevin Schwantz che negli anni a seguire sarebbero stati gli unici a tenergli testa insieme all’italiano Luca Cadalora e allo spagnolo Álex Crivillé.

Nel 1991 Doohan migliora ancora andando 14 volte a podio e riuscendo a chiudere la stagione al secondo posto dietro solo a Rainey ma davanti a Schwantz ottenendo anche la vittoria nella 8 Ore di Suzuka insieme al compagno di squadra Wayne Gardner. Nel 1992 tutti i pronostici danno l’australiano favorito per il titolo iridato e Doohan al via della stagione non delude conquistando cinque dei primi sette gran premi e piazzandosi secondo negli altri due. Sembra avviato verso un sicuro titolo iridato ma la sorte ha altri piani per lui. Dopo aver festeggiato il suo 27esimo compleanno il 4 giugno 1992, Doohan si presenta sul circuito di Assen in Olanda, conosciuto anche come “La Cattedrale” del motociclismo per via dell’originaria configurazione che ne faceva un circuito molto tecnico, per disputare l’ottavo appuntamento stagionale del motomondiale. Durante le qualifiche però, in una caduta rimane bloccato sotto la propria moto che sembra volerlo trascinare via con sé e nel tentativo di girarsi per liberarsi si rompe la gamba destra.

Sul momento non sembra così grave e Doohan viene portato in ospedale e sottoposto ad un’operazione chirurgica per ricomporre la frattura, operazione che però non dà i risultati sperati: a causa di un’infezione i medici olandesi prospettano anzi come unica soluzione l’amputazione della gamba destra del pilota. A salvare Doohan da quel tremendo destino è l’angelo custode dei piloti della MotoGP, l’italiano Dottor. Costa che mette in atto una tecnica rivoluzionaria per l’epoca cucendo insieme le gambe del pilota affinché l’arto sano potesse irrigare e rigenerare la gamba che stava andando in cancrena. Dopo due settimane gli arti inferiori vengono nuovamente separati e Doohan inizia una difficile riabilitazione che però gli permette di tornare in sella due mesi dopo quel terribile incidente, il 21 agosto del 1992 per il Gran Premio del Brasile perdendo solo all'ultima gara il titolo mondiale a favore, ancora una volta, di Wayne Rainey.

Ma quell’incidente ha rappresentato anche la chiave di svolta della carriera di Doohan. Ci mette del tempo per tornare in forma l’australiano e, proprio a causa dei danni permanenti riportati alla gamba, sarà costretto a montare sulla sua Honda una leva addizionale sulla sinistra del manubrio per azionare il freno posteriore che, diversamente, non sarebbe riuscito a modulare correttamente con la gamba ferita. Nel 1994 arriva così il primo titolo nella classe 500 a cui ne sarebbero seguiti altri quattro consecutivi sempre con la Honda NSR500 fino al 1998 oltre ad un record del 1997 di 12 vittorie in una sola stagione nella classe regina che è rimasto imbattuto fino al Gran Premio di Valencia del 2014, quando Marc Márquez ha conquistato la tredicesima vittoria in una stagione.

Nel 1999 la sfortuna si accanisce su Doohan che cade fratturandosi nuovamente la gamba già molto malconcia dopo l’incidente del ’92 ponendo fine alla sua carriera anzitempo.

Di tempo e di campioni ne sono passati parecchi nel frattempo e oggi, 4 giugno 2020, Doohan di anni ne compie 55 ma la sua estrema resilienza, oltre a permettergli di vincere cinque titoli iridati, ne hanno fatto un esempio per i piloti che sono venuti dopo di lui e una leggenda per tutti gli appassionati di questo sport. E allora buon compleanno Mick!


MICK DOOHAN - 4 giugno 1965
Gare disputate: 137 nel Motomondiale, 4 nel Mondiale Superbike
Pole position: 58 nel Motomondiale, 1 nel Mondiale Superbike
Gare vinte: 54 nel Motomondiale, 3 nel Mondiale Superbike
Podi: 95 nel Motomondiale, 3 nel Mondiale Superbike
Punti ottenuti: 2298 nel Motomondiale, 30 nel Mondiale Superbike
Titoli iridati: 5 (1994, 1995, 19916, 1997, 1998)

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