Le stelle russe
puntano al cielo

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Performance da tribuna
Vitaly Petrov – noto come ‘Vyborg Rocket’ in onore della sua città natale vicino al confine con la Finlandia – è stato il primo pilota russo a entrare sulla scena della Formula 1®, correndo con la Renault nel 2010 e 2011 prima di passare alla Caterham nella stagione 2012.
Nello sport ha affrontato un cammino in salita, dato che quando si faceva le ossa in Russia non c’era una vera e propria scuola del motorsport in cui i futuri piloti potessero addestrarsi. 
In effetti, non guidò niente fino ai 14 anni, e il debutto nel motorsport avvenne con le gare su ghiaccio.
Ma l’eredità lasciata da Petrov alla Formula 1®, e all’automobilismo sportivo russo in generale, va oltre i 64 punti, un podio e un giro veloce registrati durante i suoi tre anni nei gran premi.
Ha mostrato piuttosto al mondo che era possibile – e importante – avere un pilota russo nella categoria top dello sport.
Durante il periodo in cui Petrov corse in Formula 1®, la Red Bull mise sotto contratto Daniil Kvyat nel suo Junior Team, e da allora il giovane russo è rimasto nella famiglia Red Bull, nonostante alcuni alti e bassi. Tutto questo non sarebbe mai successo se Petrov non avesse portato il suo Paese sulla mappa della F1®.
Riconoscendo i meriti di Petrov, quest’anno gli organizzatori di Sochi hanno dato il suo nome alla tribuna alla curva 2. 
“Sono incredibilmente grato per l’onore che mi è stato riservato”, ha detto Petrov. “È  qualcosa di incredibilmente significativo nella mia vita! La mia tribuna è in uno dei punti più belli della pista: alla fine del rettilineo all’ingresso della curva. Lì ci sono grandi opportunità per i sorpassi”.
Superare è una cosa che i piloti russi sanno fare molto bene (in pista e fuori pista). La nuova generazione è rappresentata da Artem Markelov, vincitore della feature race di Formula 2 in Bahrain, che ha rimontato un gap di 10 secondi dopo i pit stop arrivando fino al comando e facendo dire a tutti che sarà il nuovo Kvyat. 

Lo zar del deserto
Ma, se l’arrivo della Russia nelle gare in circuito è relativamente recente, c’è una disciplina che ha dominato per anni. Potrebbe sorprendere, per esempio, sapere che un pilota russo ha vinto per sette volte uno degli eventi di motorsport più importanti a livello globale.
E quell’uomo è Vladimir Chagin. Ha vinto la categoria truck alla Dakar nel 2000, 2002, 2003, 2004, 2006, 2010 e 2011: condividendo il record di vittorie in una singola categoria con il francese Stéphane Peterhansel. Chagin, noto come ‘Zar della Dakar’, fu così dominante da conquistare nove tappe su 14 quando vinse nel 2010: un altro record della Dakar ancora imbattuto.
In tutte le occasioni, era al volante di un truck Kamaz: guidando così un superteam tutto russo che è ancora la squadra da battere nelle durissime condizioni della Dakar. E, anche se adesso si è ritirato dalle corse, è sempre coinvolto in prima linea come team director. Come molti suoi connazionali, Chagin non è molto loquace quando gli si chiede dei suoi successi. “Molta preparazione.  Buon equipaggiamento. Perfetto lavoro di squadra. Questo è quello che conta”.
E non scherza sulla preparazione. Kamaz ha un training camp dedicato a Kazakhstan (non lontano dal Baikonur Cosmodrome, dove ha sede il programma spaziale russo) specifico per la Dakar, disegnato per riprodurre alcuni degli ostacoli che il team dovrà affrontare. Qui camion e piloti vengono testati finché cedono, poi vengono rimessi in sesto e rimandati fuori. È uno dei punti chiave del successo russo nel motorsport. La filosofia del lavoro incessante e la perseveranza di insistere finché non si vince. 

Volare alto
Dalla Russia arrivano altre due star del rally che hanno corso per Pirelli. Noti come i piloti più spettacolari ad aver vinto delle tappe. Guardate le foto: vi diranno tutto. Uno dei piloti più giovani ad aver corso nel World Rally Championship è stato Evgeny Novikov: l’uomo che nel Rally di Finlandia ha dimostrato che non serve il Cosmodrome per tentare di entrare in orbita, usando solo solo una Citroen e non uno sputnik.
Novikov ha iniziato a correre nei rally in Russia prima di avere l’età per prendere la patente, che non era esattamente un requisito ufficiale, ma era comunque utile. Purtroppo, i fondi per il WRC finirono, ma fu divertente finché durò. 
Ancora in attività è Alexey Lukyanuk, secondo nell’European Rally Championship negli ultimi due anni – e determinato a fare di meglio in questa stagione. Troppo spesso emula gli exploit dei coraggiosi astronauti del suo Paese, basando la strategia di conservazione dei pneumatici sul principio di tenerli il più possibile lontani dalla strada. Guardandolo, Lukyanuk ricorda Colin McRae: coraggio e talento da vendere, ma con la tendenza a spingersi di tanto in tanto oltre il limite. Ed è per questo che gli spettatori lo amano. 
Anche se fino a poco tempo fa non c’è mai stato uno scenario strutturato di gare in circuito in Russia, ci sono sempre state migliaia di chilometri di strade sterrate: è così che Chagin, Novikov e Lukyanuk hanno imparato la loro arte. E, ovviamente, anche Petrov: oltre alle gare su ghiaccio, da ragazzo ha corso infatti anche nei rallysprint. Il “Vyborg Rocket” non ha visto una monoposto fino a quasi 20 anni…

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