Lanterne cinesi

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La Cina non è mai stata per tradizione uno dei centri del motorsport, ed è solo negli ultimi 20 anni che è diventato normale prendere la patente. Ma il Paese sta recuperando rapidamente il tempo perso. Al suo picco circa 10 anni fa, l’industria automobilistica cinese si è ampliata del 40% circa all’anno: portando al mercato dell’auto più grande al mondo. Lo è ancora, con una produzione annuale di oltre 20 milioni di vetture l’anno, ma quella crescita ha rallentato in modo significativo man mano che il mercato è invecchiato.

E se il settore automotive è esploso, la Cina ha continuamente cercato modi per alzare la portata degli investimenti. L’idea di un Gran Premio della Cina è nata per la prima volta nei primi anni 90, con la costruzione dello Zhuhai International Circuit (a 1.500 chilometri a Sud di Shanghai), prima pista permanente in Cina ed entrata provvisoriamente in calendario di F1 nel 1999.

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Zhuhai sembrava una scelta logica allora: non era molto lontana da Hong Kong e Macao, e la città ospitava numerose e celebri gare cittadine a metà degli anni 90, principalmente per vetture GT. Anche se il circuito permanente di Zhuhai sembrava buono ed era stato costruito da esperti ingegneri australiani (quelli che avevano realizzato il tracciato di Adelaide) non superò le verifiche della FIA. Non si parlò più di Gran Premio di Cina fino al 2002, quando Bernie Ecclestone firmò un contratto di 7 anni per portare la gara a Shanghai.

La prima gara allo Shanghai International Circuit si svolse nel settembre 2004 e l’attuale contratto è in vigour fino alla fine del 2020. Ma solo due mesi prima, a Shanghai si era svolta un’altra gara internazionale – su un poco noto circuito cittadino in centro.

Il primo a correre a Shanghai fu il DTM: il campionato Turismo tedesco. In origine erano in programma due gare, ma se ne corse una sola, dopo che si stucco un tombino alla prima curva e colpì la Mercedes di Bernd Maylander – che, ironia della sorte, adesso guida la safety car in Formula 1. Oggi, i tombini su circuiti stradali come Singapore vengono sigillati ben bene prima della gara...

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Così, dopo un inizio da paura, il motorsport a Shanghai (e in Cina) adesso è un grande business. Per diversi anni, piloti e team cinesi sono stati molto attivi nel rally – con il costruttore di SUV Great Wall addirittura sesto alla Dakar – grazie alle tradizionali strade con ghiaia che attraversano il Paese. Ma di recente la Cina ha anche investito nei giovani e nella tecnologia: c’è un campionato FIA Formula 4 locale, mentre il team Renault F1 ha da poco annunciato Guanyu Zhou come suo development driver: il primo pilota cinese ad avere un ruolo in Formula 1 con un team ufficiale.

L’elettrificazione è diventata umana priorità per l’industria automobilistica cinese, in seguito agli eccessivi livelli di inquinamento atmosferico urbano, quindi c’è anche in team cinese in Formula E. E sponsor tecnici cinesi sono sempre più impegnati in Formula 1, con Weichai Power che di recente ha rinnovato il suo contratto con la Ferrari. Difficile dire dove tutto questo porterà il motorsport cinese in futuro. Ma ha già fatto molta strada in pochissimo tempo.

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