La leggendaria avventura della Carrera Panamericana

La leggendaria avventura della Carrera Panamericana

Ci sono state poche corse automobilistiche a tappe affascinanti e avventurose come la Carrera Panamericana, una gara tanto spettacolare quanto pericolosa, disputata solamente per cinque anni, dal 1950 al 1954, e anche per questo entrata nella leggenda dei motori.

Come per il primo Gran Premio di Formula1 e per tutte le gare passate alla storia, c'era anche Pirelli in Messico nel 1950, ad accompagnare tra gli altri Pietro Taruffi e Isidoro Ceroli, arrivati quarti al traguardo finale di El Ocotal con una Alfa Romeo 6C 2.500 sport. Non poteva del resto mancare la P lunga, in una corsa pioneristica capace di mettere alla prova i limiti fisici, tecnici e strategici dei piloti partecipanti.

La prima edizione prese il via il 5 maggio 1950: vi parteciparono ben 123 equipaggi, ma solamente 47 arrivarono alla fine. Il percorso era massacrante: 3.500 chilometri, prevalentemente sterrati, da percorrere in sei giorni, con due tappe al giorno, a eccezione della prima e delle ultime due.

Il percorso

Si partiva da Ciudad Juarez, poco oltre il confine texano, e si scendeva fino a lambire il confine con il Guatemala. In mezzo, si superavano i 3mila metri sopra il livello del mare e in palio c'era un montepremi molto interessante, quasi 35mila dollari, la metà dei quali per l'equipaggio primo classificato.

Si correva sul tratto messicano della Carrera Panamericana, l'ambizioso progetto di una strada che percorresse tutta l'America, da Nord a Sud, dall'Alaska alla Patagonia.

Il promotore era stato lo stesso governo messicano, che voleva pubblicizzare la strada appena inaugurata e in generale attrarre grandi marchi automobilistici e manifatturieri nel Paese. Tra gli organizzatori era stato fondamentale il ruolo di Antonio Cornejo, un ambizioso concessionario della casa automobilistica statunitense Pontiac di Città del Messico, mentre la progettazione della gara era stata affidata a un gruppo di esperti guidato dall'italiano Antonio Camisa, giornalista della Gazzetta dello Sport e collaboratore di Giovanni Canestrini, uno dei fondatori della Mille Miglia (a cui la Carrera Panamericana si ispirava).

Una classica fin dalla sua prima edizione

La gara ebbe un successo immediato, con migliaia di persone che affollavano le partenze delle tappe e che seguivano le macchine quando sfrecciavano tra i paesini e le campagne messicane. La partecipazione popolare era stata enorme e anche a livello internazionale la Carrera Panamericana divenne subito una gara “classica”, alla quale tutti volevano partecipare e in cui si misuravano le migliori case automobilistiche e motoristiche del Pianeta, oltre che i piloti più forti e famosi del circuito (nel 1951 vincerà proprio Taruffi, nel 1953 Manuel Fangio, cinque volte campione del mondo in F1).

Nel 1955 la Carrera Panamericana si preparava a essere inclusa nel calendario ufficiale della Fia, la Federazione Internazionale dell’Automobile, ma dopo il drammatico incidente alla 24 ore di Le Mans del 12 giugno, in cui morirono oltre ottanta persone, si scelse di cancellare definitivamente la corsa messicana, ritenuta troppo pericolosa. Nei cinque anni in cui era stata disputata, c'erano stati infatti 27 morti tra piloti e spettatori, oltre a una miriade di incidenti e guasti. Adesso fanno tutti parte della leggenda, come tutto quello che rimane dell’incredibile Carrera Panamericana.

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