Kimi Raikkonen,
lo stakanovista del sussurro

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Kimi Raikkonen è tra i campioni i più coerenti (e controcorrente) della storia delle corse. Non è facile oggi, all’alba dei suoi 324 GP disputati che ne fanno il pilota più stakanovista in pista, ricordare il Kimi degli esordi. Esordì non in F3 o F2: arrivò direttamente dalle formule monomarca minori. Lo sguardo era azzurro e puntato negli occhi dell’interlocutore, come oggi ma senza gli occhiali da sole con i quali il Raikkonen adulto si protegge da ogni invasione nella sua sfera privata.

Nessun idolo

La voce era la stessa: non proprio da baritono, ma soprattutto a volume basso, quasi un sussurro. Alla prima intervista, in occasione del test d’esordio con la Sauber al Mugello nell’inverno 2000-2001, non aveva moltissimo da raccontare. Parlò del bagno nel giardino nella casa dei suoi in Finlandia: scelta non per motivi alternativi; papà e mamma Raikkonen preferivano concentrare le non eccessive finanze a disposizione nell’aiuto al figlio per darsi da fare nell’ambiente delle corse. Gli chiedemmo se il suo idolo fosse Michael Schumacher, a quei tempi dominatore in pista con la Ferrari. Lui rispose candidamente di no. Cioè: lo stimava moltissimo, era ovvio; ma idoli non ne aveva.

Il debutto

Il suo primo gran premio nel Mondiale fu nel 2001 con la Sauber. Il suo compagno era Nick Heidlfeld, candidato ad essere lo “Schumi” del futuro dalla Germania da corsa, ma a fine stagione si piazzò tre soli punti più avanti di Kimi nella classifica iridata. Il pilota finlandese centrò un sesto posto alla prima personale assoluta, in Australia, due quarti posti in Austria e Canada e un quinto a Silverstone, quanto basta per motivare la McLaren-Mercedes per affiancarlo a Coulthard l’anno successivo.

Raikkonen finisce sul podio (3°) al primo GP 2002 a Melbourne e si ripete al Nurburgring e a Suzuka. A Magny Cours finisce a un solo secondo dal vincitore Schumacher, proprio nel giorno in cui Michael conquista il titolo con la bellezza di sei gare di anticipo (record imbattuto). E a Spa-Francorchamps, è sempre secondo dietro Schumi ma in qualifica. Inizia così il suo rapporto elettivo con l’Università delle corse, dove vincerà quattro volte fra il 2004 e il 2009.

Il 2003 è il suo anno d’oro con la McLaren: finisce a due soli punti dal quarto titolo ferrarista di Schumi, dopo avergli reso la vita difficilissima per tutta la stagione. Arrivano anche le prime due pole (Nurburgring e Indianapolis) e la prima vittoria, in Malesia. Anche nel 2005 è secondo nel Mondiale, stavolta dietro ad Alonso su Renault e non senza sette vittorie in gara: esattamente quante quelle di Fernando.

Il titolo del 2007

Il 2006 è molto meno roboante: la McLaren ha perso il suo smalto e in inverno Kimi trasloca in Ferrari a riempire il vuoto cosmico lasciato dal ritiro di  Michael. In rosso Raikkonen parla poco, come sempre, e non sbaglia niente. Nel 2007 centra il titolo iridato con un finale di stagione all’arrembaggio conclusosi vittoriosamente nel Gp Brasile, dove alla vigilia della gara Hamilton (McLaren Mercedes) era in testa al mondiale con quattro punti sul compagno di squadra Alonso e sette su Raikkonen. Le Ferrari dominano: Raikkonen vince superando Massa al cambio gomme. La McLaren è in confusione: Alonso arriva terzo a quasi un minuto, Hamilton commette molti errori finisce settimo e doppiato. ll titolo va a Kimi con un punto di vantaggio sia su Alonso che Hamilton.

L’addio e il ritorno alla F1

A fine 2009, con pochissimi altri acuti, Kimi lascia Ferrari e la Formula 1. Si dedica ai rally, a una vita meno scandita dal metronomo dei GP, meno regolata dalle necessità di un campione a 300 all’ora. Nei rally non va benissimo: il suo palmarés ricorda più uscite di strada, anche spettacolari, che grandi risultati. Nel 2012 il rientro  nei Gran Premi. Lo chiama la Lotus Renault e lui risponde al solito modo: poche parole, per di più quasi non udibili, e molta consistenza, con due vittorie, nove secondi posti e quattro terzi in totale nell’arco di due stagioni.

Leave me alone

Kimi ormai è un personaggio: indimenticabile è il “Leave me alone” (lasciatemi in pace) che sussurra via radio al muretto Lotus una volta che gli spiegano come andare più forte. La frase diventa virale, approdando sulle T-shirt: lui spiritosamente ne compra un centonaio e le regala a tutti nel team.  Questo è il Raikkonen che la Ferrari richiama in squadra: un anno al fianco di Alonso e quattro con Vettel, quasi sempre più veloce di lui ma con qualche eccezione (anche un filo polemica, vedi la pole a Monza 2018) e con una vittoria a Austin Lo stesso anno. Dopo il nuovo addio a Maranello, approda in Sauber-Ferrari e la brusca interruzione, a oggi, della lista di pole, vittorie e podii. 


KIMI RAIKKONEN - Nato il 17 ottobre 1979
GP disputati: 324
Pole position: 18
GP vinti: 21
Titoli iridati: 1 (2007)

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