Jochen Rindt,
l’unico iridato postumo

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Vincere il Mondiale F1 a 28 anni (che in quel 1970 nei Gran Premi erano ancora segno di giovinezza) e non fare in tempo a saperlo: questo è il riassunto dell’avventura terrena di Jochen Rindt, tedesco di nascita ma austriaco di vita, simbolo della velocità con la V maiuscola, della velocità prima di tutto, unico campione iridato postumo nella storia dei GP.

Nato a Magonza, il piccolo Jochen perde i genitori in un bombardamento alleato e viene cresciuto dai nonni paterni in Austria. Da subito le corse sono la sua passione. A neanche 20 anni, vende la piccola azienda ereditata dal padre e acquista una Simca Monthlery con la quale debutta nei rally. Si trasferisce quasi subito alle gare Turismo, con un’Alfa Giulietta TI che lo aiuta a capire in modo inequivocabile che il suo futuro saranno i circuiti. Nel 1963 debutta in Formula Junior e l’anno successivo è quello del passaggio alla Formula 2, categoria che lo vede conquistare pole position a raffica e vincere moltissime gare fino al termine della sua vita. Sul circuito di Crystal Palace, vicino a Londra, batte Graham Hill, Stewart e Jim Clark. Ottiene così la definitiva consacrazione che gli apre le porte le porte della F1, non senza prima vincere la 24 Ore di Le Mans 1965 con la Ferrari 250LM del team privato North American Racing.

Brabham, Cooper e di nuovo Brabham sono le sue monoposto nei primi primi tre anni e spiccioli di Mondiale F1, nel quale debutta nel 1965 al GP di casa. Anni non facili: qualche fiammata in prova e qualifica, cinque podii in tutto, un terzo posto nel campionato ’66 e la fama di pilota molto veloce ma incapace di capitalizzare l’armamentario di affidabilità e regolarità necessario per arrivare a vincere in modo costante. Nel 1969 è alla Lotus a fianco del bi-campione iridfato in carica Graham Hill. Al GP Spagna  un incidente più serio di altri gli causa una commozione cerebrale e provoca un lungo e difficoltoso ritorno alle corse. Lo storico giornalista inglese Denis Jenkinson, famoso per la sua vittoria alla super-veloce Mille Miglia 1955 a fianco di Stirling Moss, arriverà a dire: quando Rindt riuscirà a vincere un Gran Premio mi taglierò la barba. Un simbolo importante nel mondo delle corse: Jenkinson, piccolissimo di statura, la ostenta lunga fino alla pancia. E la barba deve tagliarsela presto: in ottobre a Watkins Glen, dove Rindt vince il GP Stati Uniti dando così il via alla parte più straordinaria della sua fulminea carriera.

Nel 1970, infatti, la Lotus 72 realizzata dal genio inglese Colin Chapman è una monoposto tagliata su misura per Rindt. Il suo ruolino di marcia è impetuoso: cinque pole position, cinque vittorie. Arriva a Monza, a inizio settembre, in netto vantaggio nel Mondiale.  Ma un incidente in prova, causato senza dubbio da un cedimento meccanico, spara come un proiettile la sua Lotus all’esterno della curva Parabolica, dove si spezza in due contro le protezioni. L’esito è terribile: soccorso con ferite gravissime, Rindt muore sull’ambulanza. In quella gara e nelle tre finali di campionato Jackie Ickx con la Ferrari conquista due vittorie e un quarto posto che gli consentono di recuperare 21 punti iridati sull’asso austriaco, ma non i sei che gli mancano per superarlo in testa alla classifica iridata.

L’immagine di Jochen Rindt passa così agli archivi sotto il segno di quella V maiuscola che l’ha visto veloce, velocissimo, quasi oltraggioso nelle sue traiettorie inarrivabili per altri e se3mpre sul filo di un’ader4enza ormai perduta. Pilota e uomo simbolo dell’epoca: l’istantanea di lui ai box in pelliccia lunga, una mise che su altri sarebbe stata quasi ridicola ma non su di lui, resta indimenticabile quanto quella dei suoi record interrotti troppo presto.


JOCHEN RINDT: 18 aprile 1942 - 5 settembre 1970
GP disputati: 60
Pole position: 10
GP vinti: 6
Titoli iridati: 1 (1970)

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