Jean Alesi,
un cuore rosso Ferrari

GLI ESORDI

Jean Alesi plana sulla Formula 1 in un giovedì pomeriggio bollente di inizio luglio. Anno 1989: si sta per correre il GP Francia al Paul Ricard, a due passi dal Mediterraneo, roba da copertina di riviste glamour, attori e attrici nel paddock e a sera cenette a lume di candela sulla spiaggia.

Del 25enne pilota francese si sa poco o niente. Chi per professione o passione segue la Formula 3000, a quei tempi cadetta ai GP, sa che va fortissimo. Per gli altri la sorpresa è grande nel trovarsi davanti un ragazzo che sgrana due occhi blu intensi e parla benissimo italiano (i suoi nonni sono di Alcamo) con un accento francese che affascina.

Ha subito un compito difficile. A causa di un conflitto a livello di sponsor il team Tyrrell lo infila nell’abitacolo che fino al precedente GP Canada era stato di Michele Alboreto, alla sua prima stagione dopo avere lasciato la Ferrari. L’Italia da corsa, nel senso di passione, guarda quindi Alesi con sospetto. Alle tante richieste di intervista risponde diligente, quasi intimidito. In qualifica non va oltre metà schieramento, oltre mezzo secondo più di Jonathan Palmer con l’altra Tyrrell. Ma in corsa la la timidezza scompare. Gara difficile: interrotta al primo via per una collisione multipla che costringe alla ripartenza dai box anche la Ferrari di Nigel Mansell, qualificato in seconda fila subito dietro a Prost e Senna con le McLaren-Honda. Gara che richiede grande esperienza, a partire dalla concentrazione da mantenere al massimo in attesa del secondo via. Ma Alesi non fa una piega. Alla bandiera a scacchi è quarto: davanti a lui soltanto Prost, Mansell reduce da una delle sue rimonte più pirotecniche in carriera e un’altra vecchia volpe qual è Patrese, con la Williams.

Jean Alesi, un cuore rosso Ferrari

GLI ANNI A MARANELLO

La stagione lo vedrà nono assoluto, grazie ad altri due arrivi a punti a Monza e in Spagna. E anche campione di Formula 3000, alla quale ritorna ogni volta che i GP non impongono contemporaneità. Ken Tyrrell, vecchia volpe dei Gran Premi e con l’occhio molto lungo sui piloti giovani, lo tiene in squadra anche nel 1990, resistendo alle richieste di alcuni top team e ben sapendo che così facendo non farà che aumentare il prezzo del cartellino del pilota. Che infatti a fine 1990 va in Ferrari, proprio al posto di Mansell e dopo un lungo duello contrattuale con la Williams, per la quale aveva ottimisticamente firmato un pre-contratto in parallelo.

Quando approda a Maranello, Alesi trasuda entusiasmo. La sua natura di pilota velocissimo, generoso nonostante le condizioni tecniche molte volte avverse (la Ferrari non è più quella vincente dell’anno prima...), sono la fotografia del famoso detto il cuore oltre l’ostacolo. In questo caso il cuore è anche rosso, non potrebbe esserlo di più. Presto diventa molto più amato di Prost, nonostante nel ’90 il campione francese sia arrivato a un passo dal titolo. Davanti a chiunque - fans, interviste, televisioni - Jean non fa che promettere “vinceremo”. La Gens Ferrarista si identifica in lui, lo idolatra al di là degli stessi risultati.

Il ‘92 e il ’93 sono stagioni difficili per le Rosse. McLaren e Williams si spartiscono tutto il bottino che conta e all’orizzonte cresce in modo esponenziale anche la Benetton con l’astro nascente Michael Schumacher. Ma nel 1994 la Ferrari è migliore e Jean firma due prime file in Canada e Germania, oltre alla pole position a Monza. E in gara l’Autodromo è tutto e soltanto per lui, al comando in un perenne boato delle tribune fino al pit stop che lo vede ripartire con un problema alla trasmissione. Ritirato.

Un anno dopo, destino ancora più amaro. Le due Ferrari sono al comando, con Alesi davanti a Berger, quando la telecamera di bordo della Rossa di Jean si stacca, vola via e atterra sulla sospensione anteriore dell’altra Rossa di Berger, distruggendola. Alesi continua al comando, nuovo boato delle tribune fino a quando un filo di fumo in uscita da una ruota indica che si è rotto un cuscinetto. Di nuovo gara finita, la seconda di fila a Monza sfumata come per una maledizione. Al rientro ai box Alesi piange in diretta in mondovisione e la passione del mondo ferrarista per lui raggiunge punte mai viste. Neppure tre mesi prima, centrando in Canada quella che resterà la sua unica vittoria in F1, l’amore del mondo da corsa per questo pilota innamorato della Ferrari era stato così intenso.

GLI ULTIMI ANNI IN ROSSO

1994 e ’95 sono i suoi due ultimi anni in Ferrari, prima dell’inizio dell’epoca Schumi. Alesi li conclude con due quinti posti nel Mondiale: niente rispetto a quel titolo che moltissimi gli avrebbero voluto vedere cucito sulla tuta di colore rosso. Seguono due anni in Benetton, quindi due in Sauber e uno e mezzo con la Prost, prima di finire la carriera in Jordan. Quella magia non si ripeterà più. Ma ancora oggi, negli aeroporti e sui circuiti dove segue da vicino il figlio Giuliano attualmente giovane di punta della Ferrari Academy e protagonista in Formula 2, la gente continua a identificare Jean Alesi con la Ferrari e con una passione senza eguali.


JEAN ALESI - 11 giugno 1964
GP disputati: 201
Pole position: 2
GP vinti: 1

Continua a leggere