Jack Brabham,
il meccanico diventato pilota

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Tre titoli iridati F1 e un legame personale, quasi simbolico, destinato a durare per sempre con quella che è stata la rivoluzione tecnica delle corse in monoposto: il passaggio dal motore anteriore a quello posteriore. Di Sir John Arthur Brabham, Jack per famiglia, amici e paddock, primo australiano a vincere ad alto livello in Europa, resta un palmarès di tutto rilievo.

Tri-campione del mondo nel 1966, nella non più giovinezza dei suoi 40 anni anche se accompagnati da una sospetta capigliatura corvina, vedrà la sua tripla corona(1959 e ’60 i primi due titoli)  imitata soltanto nel ’73 da Jackie Stewart. Il tutto in un tentativo che allora pareva impossibile: andare a fare pari con i cinque Mondiali vinti da Fangio negli Anni Cinquanta. Ma ancora di più, per riassumere all’osso la vita e la carriera di questo pilota australiano, tutto quasi per caso, tutto puntando in realtà ad altri e diversi obiettivi.

A un’analisi affrettata, sul riassunto statistico della militanza di Brabham nei Gran Premi luccica una stella che, a oggi, nessuno pare in grado di potere imitare: è stato lui l’unico pilota a conquistare il Mondiale F1 al volante di una monoposto che portava il suo nome. Nato il 2 aprile 1926 a Hurtsville, quartiere a sud di Sydney, e votato a studi di ingegneria, sul finire della Seconda Guerra Mondiale il giovane Brabham fece l’impossibile per entrare nella Royal Australian Air Force. Sognava di pilotare gli aerei: gli venne concesso il ruolo di meccanico, mestiere poi fondamentale nel suo cammino di avvicinamento alle corse.

A vent’anni aprì a Sydney una sua officina di riparazione auto. La Guerra stava terminando in Europa e nel Pacifico, in Australia ne arrivavano gli echi, oltre ai bollettini disperati che raccontavano dei tanti giovani australiani morti sui vari fronti a sostegno degli anglo-americani poi vincitori su Hitler. Fu proprio un amico americano, Johnny Schonberg, a trascinarlo una sera a vedere una gara per vetture Midget (piccoli ragni nervosi a motore anteriore).

Schonberg voleva che Jack gli costruisse una monoposto, il che avvenne consentendo all’americano di vincere parecchio. Poi Schonberg decise di farla finita con le corse: a Brabham era rimasto parecchio materiale tecnico, oltre a una ormai consacrata abilità di preparatore, e continuò con l’officina ma decidendo di mettersi lui stesso al volante. Fu la prima svolta: debutto nel 1948 sul Parramatta Park Speedway, a Granville sobborgo nord-ovest di Sydney. Vittoria già alla terza gara assoluta e titolo nazionale conquistato.

È l’inizio, abbastanza casuale, di una nuova carriera presto cementata da altri trionfi. Campione australiano stock-car dal 1949 al ’51, Brabham va a vincere fino in Sudafrica e si tuffa anche nelle cronoscalate. Vincendo dappertutto in Australia e Nuova  Zelanda: gare stradali, in pista e in salita. Nel 1955 arriva in Europa: suo obiettivo la F1 già iridata e in piena epoca Fangio, il pluri-campeòn arrivato dall’Argentina.

Fallito il progetto di trovare un team decente, acquista una monoposto dai fratelli Cooper ai quali propone anche una partnership sportiva-commerciale. Rifiutata: gli concedono soltanto di andare alle gare con un furgone contrassegnato dal loro nome, in modo da passare il messaggio di un abbinamento magari interessante per il futuro. Sono tempi in cui si deve inventare. Brabham vende un paio di vecchie vetture da corsa per farsi raggiungere in Inghilterra dalla famiglia.

Gareggia con tutto: in Formula 2 nelle gare Sport dove vince tanto e inizia a farsi un nome a livello europeo. Nel 1957, la svolta: i fratelli Cooper gli affidano una monoposto T43 a motore posteriore, scelta tecnica che sta portando il terremoto nelle corse. Tanto per dare un’idea, in quegli anni Enzo Ferrari, già costruttore simbolo nel mondo, trionfatore nel Mondiale F1 con Alberto Ascari e con Fangio, a domanda sulla variante tecnica risponde sprezzante: “I cavalli tirano la carrozza, non la spingono”.

A spingere la Cooper è invece il piccolo propulsore 1500 siglato Climax: in pratica il primo motore per team clienti in F1, dove vincerà 40 dei 73 Gran Premi disputati fra il 1958 e il ’65. Brabham è un vulcano automobilistico. In F1 macina molto ma raccoglie non moltissimo. Vince invece in F2 e nelle gare Sport, fino a trionfare nella 1000 Km del Nürburgring in coppia con Stirling Moss.

Gli aerei rimangono però la sua vera passione, tanto che nel 1958 consegue la sospirata licenza di volo e acquista un piccolo bimotore che pilota lui stesso per gli spostamenti in Europa. Nel 1959 matura il primo titolo iridato: due vittorie, a Montecarlo e in Gran Bretagna, e tre piazzamenti a podio lo catapultano a un titolo inaspettato, battendo in volata i favoriti Tony Brooks e Moss.

Maggiore dominio è quello del 1960: cinque vittorie di fila (Olanda, Belgio, Francia, Gran Bretagna e Portogallo) gli garantiscono per distacco il titolo numero due. Segue un lungo periodo di nebbia. Nel 1962 Brabham fonda il team che porta il suo nome, ma quella e le tre stagioni successive portano soltanto pochi piazzamenti. Nel 1966 il terzo titolo, anche questo inaspettato e aiutato dal cambio di motore (da Climax a Repco) e in un certo senso dal divorzio traumatico fra il team del Cavallino e il suo pilota di punta John Surtees. Brabham è sulle ali del vento. Il 1967 sembra essere quello del poker personale, ma l’australiano viene battuto in volata del compagno di team Danny Hulme, primo neozelandese nell’empireo delle corse e immediatamente cacciato.

Siamo quasi ai titoli di coda. Brabham continua a gareggiare fino al 1970, anno in cui vince il GP inaugurale in Australia. Ma a fine anno, 44 anni molto vissuti lo consigliano di mollare tutto, lasciare il team al socio Ron Tauranac che tre anni più tardi lo cederà a un certo Bernie Ecclestone il quale lo riporterà all’iride a metà anni ’80. Si ritira in Australia, con sporadiche puntate in Europa e negli Stati Uniti dove segue i primi passi nelle corse dei tre figli Geoff, David e Gary. Gli ultimi due tentano la strada della F1, con modestissimo successo. Geoff e David arriveranno a vincere la 24 Ore di Le Mans, 1993 e 2009 rispettivamente. Il Brabham più recente in veste di pilota è Matthew, figlio di Geoff e campione negli Stati Uniti nelle gare riservate ai camion più veloci al mondo.

Jack Brabham non ha però avuto il tempo di festeggiare i successi del nipote. Una lunga malattia al fegato l’ha vinto nel 2014, in Australia.


JACK BRABHAM: 2 aprile 1926 – 19 maggio 2014
GP disputati: 127
Pole position: 13
GP vinti: 14
Titoli iridati: 3 (1959, ’60, ’66)

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