Inizia in Spagna
la stagione calda della F1

Inizia in Spagna la stagione calda della F1 01

Quest’anno Barcellona (o meglio: Montmelò) ospita la F1 per la ventinovesima volta. Senza soluzione di continuità. E lo fa con un orgoglio che nessuno le disconosce: quello di essere la capitale morale delle corse in Spagna.

È un amore di lungo corso, quello del Paese iberico per i Gran Premi. Un amore antico: fino a non molti anni fa, quando la Formula 1 era ben meno sicura di oggi, il parallelo fra pilota e matador era un’idea non sempre astratta. Si iniziò negli Anni Cinquanta sul circuito di Pedralbes, voluto nientemeno che dal Generalissimo Franco che allora dominava la nazione. Si finì a gareggiare anche sul tracciato stradale in cima alla collinetta del Montjuich, dalla quale la vista sul mare di Barcellona è impareggiabile. Non proprio un prototipo di sicurezza, il Montjuich. Nel 1975 i piloti inscenarono quasi uno sciopero nel corso delle prove: i guard-rail erano montati male e ci volle un grande lavoro notturno per metterci una pezza e consentire il via della gara. Ma era un anno stregato e in corsa l’alettone posteriore di una monoposto volò via concludendo la sua traiettoria in tribuna. Si contarono cinque vittime fra il pubblico e quelle strade fra le ville del ceto alto catalano mai più rividero la F1.

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Si è corso anche nei pressi di Madrid,sul circuito di Jarama rimasto negli annali per la prima vittoria in assoluto di Niki Lauda (1974, Ferrari) e l’ultima di Gilles Villeneuve: 1981, sempre Ferrari, quasi un anno prima della morte del pilota canadese a seguito di un raccapricciante incidente in Belgio. Si è gareggiato anche a Jerez, nella profonda Andalusia: a volte con validità di GP Spagna e altre come Gran Premio d’Europa.

Ora il circuito a nord di Barcellona è padrone assoluto della F1 spagnola ormai dal 1991. E a parte le ragioni nazionalistiche di una Catalunya da decenni aspirante nazione, la motivazione vera del successo del tracciato a nord di Barcellona è nelle sue caratteristiche tecniche. Curve tantissime, tutte diverse e alcune di massimo significato tecnico e anche sportivo. Un unico respiro: quello dello rettilineo davanti ai box, con una frenata finale a ben oltre i 300 chilometri l’ora. Staccata estremamente complessa: subito dopo, una secca destra-sinistra verso la salita più importante del circuito, culminante in una curva a destra che non finisce mai, dove i campioni fanno la differenza e dove il carico aerodinamico laterale è massimo. Si chiama Curva 3. E’ in salita e a tutto farebbe pensare fuorché a punto dove attaccare. Eppure nel 2013 Fernando Alonso vi inventò un sorpasso all’esterno clamoroso, in una traiettoria proibita per tutti eccetto per la sua Ferrari dell’epoca, che alla fine del GP portò a casa quella destinata a restare l’ultima vittoria del pilota di Oviedo con il Cavallino. Una volta scollinato dopo la Curva 3, il circuito regala un avvicendarsi continuo di accelerazioni e curve a raggio vario, in discesa, salita e nuovamente discesa fino al curvone che porta nuovamente sul rettilineo dei box. 

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Non bastasse questa descrizione, ecco il cammino tecnico-sportivo del Mondiale a sottolineare come la tappa spagnola del Mondiale dia il via all’estate calda della F1. A Barcellona, infatti, i Team porteranno in pista le prime vere evoluzioni tecniche sulle monoposto. È logico quindi attendersi prestazioni ancora più elevate, dopo le prime gare extra-europee che hanno già evidenziato velocità e aggressività capaci di scatenare autentici show e combattimenti in pista. Chi va più forte di tutti a Montmelò, difficilmente ha punti deboli a livello tecnico: questo i Team lo sanno ed ecco perchè il weekend catalano offre una chiave importante per capire quale sarà il prosieguo di stagione. E la gamma 2019 di pneumatici P Zero sarà chiamata a un esame molto probante.

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