Il paradiso
del rally

Isole nell’oceano
Dove Europa e America si incontrano là ci sono… le Azzorre. Un arcipelago di isole sparse incastonate in mezzo all’Atlantico, con il Portogallo loro più prossimo vicino, a due ore e mezza di volo verso Est. Non molti ci vanno, a meno di non essere su una delle molte navi da crociera che entrano ed escono dal porto dell’isola maggiore, Sao Miguel, aumentando l’età media della popolazione di almeno 20 anni ogni volta che sbarcano il loro carico umano.
Il tempo nel mezzo dell’Atlantico è prevedibile come uno scimpanzé con una bomba a mano: possono esserci pioggia, sole, venti taglienti e nebbia nel giro di 10 minuti. Il clima è essenzialmente equatoriale, ecco perché uno dei prodotti locali più esportati è l’ananas.
Questa settimana, le Azzorre regalano al mondo anche il rally. Un posto insolito per un rally, potrete pensare, ma seguendo la logica che il posto migliore per esercitarsi con la batteria è un seminterrato vuoto, la cosa ha senso.
L’Azores Airlines Rally è l’ultimo round del campionato europeo rally (European Rally Championship), ed è probabilmente la più grande gemma nascosta dello sport. Ovunque si guardi c’è mare, cielo, nuvole enormi. A volte piove, a volte no, ma non è mai completamente asciutto dato che nell’aria ci sono sempre questi leggeri spruzzi d’acqua salata – come quando si sta sul ponte di una nave. E in un certo senso è così. Non sorprende che qualunque automobile con più di 10 anni tenda a essere coperta di ruggine.

Merluzzo e vulcani
Evitate di andarci a meno che vi piacciano il pesce (sembra ci siano più di 500 ricette diverse solo per il bacalhao o merluzzo) e il formaggio (che viene aggiunto a tutto, bacalhao incluso).
Ma se volete lande desolate, incontaminate e selvagge – immaginate una Scozia tropicale o Il Signore degli Anelli – allora questo è il posto ideale. Anche i piloti lo amano: Moura, Lukyanuk e chiedete a Kajetan Kajetanowicz, campione in carica Pirelli dell’European Rally, che ha vinto il campionato 2015 e ha il numero uno sulla sua Ford Fiesta R5.
“Non penso ci sia un altro posto come questo al mondo”, ha detto il pilota polacco, che anche quest’anno per l’ennesima volta è in testa al Campionato con Pirelli. “I paesaggi ti tolgono il fiato. Amo il rally ma farlo qui porta il piacere della guida su un altro livello. È un parco giochi fantastico per una macchina da rally”.
Ed ecco il punto: come la città perduta di Atlantide, il segreto meglio conservato nel rally si trova nel mezzo dell’oceano. 
Il lato negativo è che è un evento difficile per quanto riguarda la logistica. Se ci andate in nave, occorrono tre giorni da Lisbona. In aereo, tre ore. Ma l’aspetto positivo è che in un’ora o due arrivate in America.
Ma vale la pena solo per la tappa Sete Cidades: l’unica al mondo (almeno per quanto ne sappiamo) che si svolga lungo l’anello di un vulcano. Toglie il respiro in modo vertiginoso – ma qualunque cosa facciate, non guardate in basso.

La miglior tappa del rally al mondo?
Circondata da alte pareti di terra, questa epica tappa di 25 chilometri si percorre due volte, con i piloti che sembrano equilibristi con le loro macchine sulla lama di un rasoio. Sotto di loro ci sono 70 chilometri cubi di cratere, che adesso sono diventati un lago. 
Come spettacolo non ha eguali sulla terra, ecco perché migliaia di fans appassionati ogni anni affollano la piccola isola. Ci sono molti candidati al titolo di miglior tappa di rally al mondo – Arganil in Portogallo, Ouninpohja in Finlandia, or El Condor in Argentina, per esempio – ma Sete Cidades potrebbe proprio essere la più spettacolare di tutte.

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