GT, l’incredibile storia di Monk che affronta la paura

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Dalla gioia alla disperazione

Riprendersi da un incidente serio è forse uno degli aspetti più duri di essere un pilota. Il loro modus operandi, la loro passione e la loro vita quotidiana sono accentrate sull’essere in una macchina. Togliete questa e l’esistenza può essere solitaria, finché finalmente non si torna al volante.

Sheena Monk lo sa molto bene. Nata in Pennsylvania corre nella classe Amateur del campionato Lamborghini Super Trofeo North America e di recente ha preso parte alle World Finals di fine stagione a Jerez de la Frontera, in Spagna.

Monk ha debuttato alle World Finals due anni fa, a Imola, dopo essersi fatta strada velocemente nel programma Lamborghini Corso Pilota, iniziato con una semplice domanda al Pebble Beach Concours di quell’anno. Posso diventare un pilota? Perché no?

Ma 12 mesi fa, ha affrontato una situazione differente. Monk era in un letto d’ospedale, immobilizzata con fratture plurime dopo un terribile incidente nel penultimo round della stagione a Laguna Seca, California. Un cedimento dei freni nella marcia più alta in approccio alla celebre curva a sinistra del Corkscrew ha lasciato la 30enne impotente davanti all’impatto con le barriere di pneumatici e il muro in cemento. 

La strada verso la ripresa

“Ho avuto nove fratture e un paio di altri problemi,” ricorda Monk. “Può succedere a chiunque in qualunque momenti, ma per me è sciocco lasciare che la tua vita sia decisa da un paio di secondi di problemi.”

E aggiunge: “E’ stato un viaggio emotive, ma penso che per me sia stata una scelta di vita. Mi sono chiesta: ‘Vuoi stare a casa e guardare gli altri fare quello che ti piace o vuoi tornare e affrontare le tue paure?’. Ho scelto la seconda e la mia prima gara ad aprile al Barber Motorsports Park è stata molto emozionante. In quel periodo avevo ancora molto dolore. I miei genitori erano lì e per me è stato difficile affrontare di nuovo la macchina, e l’azione ruota a ruota.”

Monk si è sottoposta a un programma intenso di allenamento prima della stagione, per lavorare sui muscoli e prepararsi all’impegno delle macchine del Super Trofeo. E’ stata una stagione lunga, ma la differenza tra la prima gara dell’anno e il suo doppio arrivo a podio al Virginia International Raceway, come dice Monk è stato “notevole”.

Ritorno al volante

“Abbiamo fatto un test costruttori al Barber Motorsports Park prima dell’inizio della stagione e dal punto di vista fisico penso sia importante per la gente rendersi conto del punto in cui fossi a inizio anno”, dice.

“Sono riuscita a completare tre giri prima di sentirmi fisicamente troppo stanca e sono dovuta scendere dalla macchina. Tre giri! Siamo passati da tre giri ai 30 di adesso, spingendo al massimo nelle World Finals e sapete, ero là con i leader.”

Quest’anno, alla guida della Lamborghini Huracán ST Evo #7 della Dream Racing nel campionato North American, Monk ha girato su alcuni dei circuiti americani più iconici come Road America, Watkins Glen e, ovviamente, la scena del suo incidente, Laguna Seca.

“Una volta tornata, la paura si è calmata un po’ ma poi, circa un mese fa, tornare a Laguna Seca è stato un rollercoaster di emozioni per me”, ha detto.

Quel rollercoaster ha raggiunto la sua conclusione nel sud della Spagna lo scorso mese, quando Monk ha conquistato un impressionante quinto posto generale nella gara combinata Am/Lamborghini Cup. Il suo obiettivo di salire la scala ed eventualmente arrivare nella GT3 ha dato un boost dopo l’anno più carico di sfide della sua vita finora. E la sua storia sottolinea il punto ovvio che il coraggio in pista non è una prerogativa esclusiva degli uomini. 

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