Formula Uno, in Cina
il Gran Premio numero mille

Formula Uno, in Cina il Gran Premio numero mille 01

Mille non è mai un numero qualsiasi. Chi avrebbe pensato, in quel ventoso sabato di maggio a Silverstone, data ufficiale d’inizio della Formula 1 con caratura mondiale, che la tappa miliare dello sport si sarebbe celebrata un giorno a due passi dalla Grande Muraglia? Quel giorno (13 maggio 1950) una Elisabetta II ragazza e non ancora regina tenne a battesimo la prima tappa della lunga marcia iridata a 300 all’ora. Impettiti davanti a lei, petto in fuori e capelli impomatati, gli assi dell’epoca: Juan Manuen Fangio, che presto di campionati ne avrebbe vinti cinque, e Giuseppe Farina poi vincitore con l’Alfa Romeo di quella prima gara e di quel primo mondiale.

Li sì sottolineava di tutto: l’Europa che chiudeva i conti con la Seconda Guerra Mondiale, presentando al mondo l’anima tecnica e tecnologica di un mondo che tornava a respirare in grande. Che faceva brillare nuovamente la sua passione per le competizioni e per la velocità, veri simboli del continente che si risollevava dal massacro targato Hitler. Tutto era pronto per scrivere una nuova pagina dell’umanità: velocità e motori, tecnologia lanciatissima verso sempre nuovi traguardi, uomini con viso e riflessi da eroi. E Alfa Romeo e Ferrari e Mercedes... più che simboli, grandissime realtà come lo sono ancora oggi.

Formula Uno, in Cina il Gran Premio numero mille 02

In Cina, quel giorno, Mao Tze Tung era a capo del Governo Popolare da meno di un anno: nei successivi quattro decenni, il Paese avrebbe avuto strade e città piene di biciclette, non certo di automobili. Figuriamoci quelle da corsa.

Ma la Formula 1, si sa, corre veloce. Spesso veloce più anche del tempo. Quando nel 2004 il circuito di Shanghai, lo stesso dove quest’anno si festeggia il primo millenario F1, fece il pienone per festeggiare la Ferrari di Barrichello vincitrice del primo GP rosso, era già una Cina diversa. Quasi simile a quella di oggi, dato il tasso di cambiamento con il quale quel Paese si trasforma a una velocità che ai Gran Premi ha poco da invidiare.

Piccolo punto in comune di ‘quella’ F1 del 1950 e di questa targata 1000, la Pirelli. Quei pneumatici non si chiamavano ancora P Zero, ma riflettevano il top tecnologico del tempo. Questi esprimono la stessa eccellenza tecnica per il mondo di oggi, per le auto di oggi, per la Formula di oggi. Pirelli ha accompagnato lunghe fasi della storia dei Gran Premi. Ne ha marcato i passi del cambiamento.

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Per limitarci agli ultimi nove anni, dal 2011 del ritorno siglato P Zero nei Gran Premi: i colori a caratterizzare i diversi gradi di mescola e quindi le prestazioni di ciascun pneumatico; il battistrada più largo del 25% introdotto nel 2017 e da allora fonte di una continua demolizione di record sul giro; il progresso tecnologico costante arrivato quest’anno ad ancora nuove nuove mescole e costriuzioni, in onore di monoposto che sono le più veloci di sempre.

E in arrivo c’è quel pneumatico da 18 pollici che nel 2021 manderà in pensione il 13” dominante dalla seconda metà degli Anni Sessanta. E anche questa sarà una rivoluzione nono solo di contenuto tecnico e tecnologico, ma anche di immagine, con pneumatici molto più vicini a quelli di prodotto che consentono alla P Lunga di essere leader mondiale fra le vetture stradali a massime prestazioni. E sarà uno stimolo a una F1 che dovrà rivoluzionare le proprie monoposto. Si fa presto, a dire 1000. Pirelli lo sa. Ed è prontissima al prossimo millennio in corsa.

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