Fittipaldi e il Brasile
scopre la Formula 1

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Può sembrare strano, ma esiste un tempo non lontano in cui la Formula 1 e il Brasile erano due mondi molto lontani, quasi quanto oggi il grande calcio internazionale e le Isole Fiji. A inizio anni Settanta, il mondo dei Gran Premi mostrava già una forte deriva sudamericana, grazie ai successi del penta-campione Fangio negli anni Cinquanta e di parecchi suoi eredi di pari passaporto. Ma il Brasile era lontano, anche se è difficile pensarlo oggi sulla scorta delle memoria legate a Nelson Piquet, ai più recenti  Barrichello e Massa e soprattutto al mito dei miti Ayrton Senna. Fu Emerson Fittipaldi a portare nel Mondiale i primi squilli velocistici da quel Paese.

Le imprese dei frattelli Fittipaldi

Emerson è nato il 12 dicembre 1946 a San Paolo da famiglia con origini anche italiane, precisamente della Basilicata. Il padre, Wilson, come poi sarà anche chiamato il primo dei figli, è un giornalista sportivo con la passione per le moto da corsa. Il motociclismo è la prima naturale palestra da corsa per il quindicenne Emerson, sempre però a contatto con le quattro ruote grazie all’impegno nei kart del fratello maggiore, a cui fa da meccanico.

I due Fittipaldi diventano presto un marchio di fabbrica, fondando una loro officina per preparazioni sportive e cimentandosi in più campionati. Vittorioso nella Formula Vee brasiliana 1967, molto popolare come pilota già l’anno successivo, Emerson decide per il grande salto nel 1969, andando in Gran Bretagna a quei tempi tappa obbligata per chi nutra ambizioni automobilistiche.

Le prime corse

Il debutto è quello dei predestinati. Naturalmente veloce, molto furbo in gara ed estremamente sensibile dal lato tecnico, Fittipaldi debutta in Formula Ford e quasi subito vince quattro gare di fila. Ciò gli vale l’attenzione del mago Colin Chapman, titolare e progettista della Lotus che gli offre una Formula 3 con la quale Emerson si impone alla terza gara assicurandosi poi il titolo nonostante la stagione non completa disputata. Ma la marcia di Fittipaldi è soltanto all’inizio. La Lotus lo destina al suo programma in Formula 2 e già nell’estate 1970 lo fa debuttare in Formula 1, come scudiero dei piloti John Miles e Jochen Rindt, avviato a diventare campione del mondo.

Quando a Monza Rindt perde la vita, in un incidente drammatico in Parabolica che non gli impedisce però di diventare comunque campione, anche Miles decide di lasciare improvvisamente l’attività, affidando di fatto al giovane -per i tempi- Emerson il ruolo di prima guida Lotus.

Alla penultima gara stagionale, negli Stati Uniti, Emerson vince dopo una rimonta impressionante, impedisce a Jacky Ickx su Ferrari di scalfire la leadership iridata del defunto Rindt e diventa il primo brasiliano vincitore di un Gran Premio valido per il Mondiale.

Il titolo iridato 

Già nel 1971 il nome Fittipaldi è di traino per tutto il Brasile, che infatti punta ad avere un suo GP che riuscirà a organizzare per la prima volta due anni dopo, a Interlagos. Ma il clima in Lotus è cambiato. Chapman si intestardisce nello sviluppo di una monoposto a turbina tanto rivoluzionaria quanto fallimentare; Fittipaldi non va oltre due terzi posti (Francia e Gran Bretagna) e conclude il mondiale sesto, a grande distanza dal secondo titolo conquistato da Jackie Stewart.

Ma il 1972 è l’anno buono. Con una Lotus molto migliorata, vince cinque Gran Premi (Spagna, Belgio, Gran Bretagna, Austria e Monza) e si laurea campione con due gare di anticipo. A 26 anni non ancora compiuti diventa il campione iridato più giovane di sempre, un primato che Alonso gli toglierà nel 2005 per poi farsi superare da Hamilton (2008) e da Vettel nel 2010. A questo punto Emerson è una celebrità nel suo Paese, che gli tributa anche un film biografico dal titolo più che evocativo: O fabuloso Fittipaldi.

Il passaggio in McLaren

Vittima nel 1973 di molte noie tecniche ma anche della rivalità interna in Lotus con il neo-compagno Ronnie Peterson, velocissimo e ambizioso, irrispettoso di ogni gerarchia di team, il pilota niente può contro la nuova campagna vincente di Stewart con la Tyrrell. Lascia la Lotus a fine stagione, non senza toni polemici verso la fallimentare gestione in pista, e approda alla McLaren che nutre enormi speranze sulla nuova monoposto siglata M23.

Il 1974 è però l’anno del grande ritorno alla vittoria delle Ferrari. Niki Lauda e Clay Regazzoni sembrano avviati al titolo, ma Emerson riempie tutti i buchi lasciati liberi dalle vetture del Cavallino. Vince a inizio stagione in Brasile, a fine primavera in Belgio e a inizio settembre è comunque terzo in campionato, staccato di soli nove punti dal leader Regazzoni con una Ferrari che sembra però meno aggressiva. Fittipaldi arriva secondo a Monza dietro a Peterson e vince la terza stagionale in Canada, trovandosi in un duello finale con Regazzoni quando manca il solo GP degli Stati Uniti a Watkins Glen. In America la Ferrari sbaglia tutto e il quarto posto gli basta per riportare in Brasile il secondo titolo. Ormai, nel suo Paese, è una divinità.

L’inizio del campionato 1975 lo vede primo in Argentina e secondo nel GP di casa davanti al connazionale Carlos Pace. Ma questa volta la Ferrari non sbaglia niente e porta Niki Lauda al titolo come su un tapis-roulant. A Fittipaldi resta un’altra singola vittoria: a luglio in Gran Bretagna. Nessuno può immaginare che, oltre a essere la numero 14 della sua grande carriera, sarà anche l’ultima.

L’avventura con la Copersucar

Fitti, come lo chiamano in Europa, o El Rato, soprannome che fa impazzire i brasiliani, si suppone per la sua lontana somiglianza con un topone da fumetto, cede alla lusinga della industria nazionale dello zucchero, la Copersucar, che fonda un suo team per portare il Paese definitivamente sul tetto del mondo. Quattro stagioni con un solo podio (1978, Brasile, neanche a farlo apposta) segnano l’insuccesso dell’impresa.

Nel 1980 la squadra prende il nome Fittipaldi, ma i risultati non migliorano e Emerson lascia i GP da pilota a fine anno, riservandosi i gradi di team manager fino ad abbandonare del tutto la scena iridata, lui e il team, a fine 1982.

Il campionato Cart

È tutto? No, non lo è. Nel 1984 Fittipaldi debutta nel campionato americano CART (l’attuale IndyCar) e presto diventa nuovamente un idolo del pubblico. Con i colori del team Patrick Racing vince molto: nel 1989 addirittura la mitica 500 Miglia di Indianapolis, che lo aiuta anche a conquistare il titolo più ricco della storia dell’automobilismo. Diventa Emmo, veneratissimo in America. Ripete la vittoria alla 500 Miglia 1993 e resta un mito delle corse a stelle e strisce fino al ’96, quando un terribile incidente lo costringe a lasciare definitivamente il volante con una monoposto.

Oggi Emerson è spesso nel giro dei GP come commentatore per le TV brasiliane. Gira i paddock, spesso con la giovane moglie e i figli più piccoli mentre il terzo figlio 14enne, Emmo Jr, gareggia in Europa con i kart e sta puntando a un futuro a ruote scoperte in Formula 4. Avremo prossimamente un terzo campione del mondo figlio di campione del mondo, dopo Damon Hill e Nico Rosberg? O avremo il primo nipote di campione del mondo, visto il debutto in Bahrein di Pietro (rampollo di sua figlia Juliana) al posto dell’infortunato Grosjean sulla Haas? È presto per dirlo. Ma Emerson ci punta decisamente...


EMERSON FITTIPALDI - 12 dicembre 1946
GP disputati: 144
Pole position: 6
GP vinti: 14
Titoli iridati: 2 (1972-’74)

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