F1: sogno di
una notte di mezza estate

F1: sogno di una notte di mezza estate 01

Torna il Paul Ricard, e allora la memoria si illustra di colori e profumi di quando la Formula 1, oltre che una sfida tecnica e un business di massimo livello planetario, era anche joie de vivre. 

Tanti anni senza un GP transalpino sono sembrati una parentesi monca per l’automobilismo. Parecchie gare effettuate a Magny Cours, dal 1992 a una decina di anni fa, sono da oggi pagine di rilievo di storia delle corse. Nel segno degli anni strepitosi di Michael Schumacher con la Ferrari, soprattutto: lui che nel 2002 vi si laurea campione del mondo con l’anticipo tuttora record rispetto al termine del campionato; e due anni dopo affronta la gara con la follia di quattro pit stop in gara, guidando quindi ogni turno a ritmo qualifica e finendo per vincere davanti alla Renault di Aslonso che a pari strategia sarebbe stato imbattibile. Grande circuito, Magny Cours. Sede storica del team Ligier. Ma il Paul Ricard... il Paul Ricard era un’altra cosa.

F1: sogno di una notte di mezza estate 02

Intanto, il nome. Perché il circuito portava in realtà il nome ufficiale del villaggio medievale di Le Castellet, lì a pochi chilometri e annegato nella macchia mediterranea di mezza collina. L’altro nome deriva dall’indimenticabile aperitivo, un classico francese che negli anni Settanta si vide promuovere da sponsor a nome ufficiale. E poi, la velocità. Il suo lunghissimo rettilineo in leggera salita, battezzato Mistral così come il vento che soffia da nord-ovest, portando a volte da terra un po’ di refrigerio sulle assolate spiagge della Costa Azzurra, è una delle icone della Formula 1 di quei tempi. Al termine del Mistral, negli anni Ottanta dei motori turbo da 1400 cavalli, un gruppetto capitanato dal tre volte campione del mondo Jackie Stewart andava a piedi dal paddock per verificare de visu a quale punto i piloti staccassero. Era, quella, la staccata dei campioni: dopo oltre mezzo minuto a pieno motore, sollevare il piede dal gas cinque metri dopo l’avversario poteva essere la chiave per batterlo nel tempo sul giro e senza dubbio era sinonimo di grandissimi attributi, perché poi c’era da infilarsi in una curva a destra molto molto insidiosa. E chi scrive è testimone di come, il sabato di qualifiche 1987, Stewart rimase allibito: dopo i vari Mansell, Prost, Piquet impegnati in una corrida folle staccando sempre più tardi, Jackie rimase a bocca aperta perché un certo Senna, al volante della Lotus-Renault, proprio non aveva staccato! Possibile? O l’orecchio infallibile del tre volte iridato stava perdendo colpi? Un altro giro ed ecco la spiegazione: non si può dire che Senna non staccasse il piede dall’acceleratore; ma lo sollevava e riabbassava a ripetizione, con tocchi rapidissimi, telegrafanmdo per mantenere il motore sempre molto vicino al regime massimo e con l’effetto acustico di essere sempre in pieno, oltre che ovviamente di segnare un tempo clamoroso.

F1: sogno di una notte di mezza estate 03

Ma i ricordi, come detto, sono anche altri. Paul Ricard voleva dire, prima di tutto, estate. E con il Mediterraneo a pochi chilometri (ma trafficatissimi, e sarà così anche quest’anno) dalla cima della collina che ospita il circuito, le serate diventavano magiche. Accadeva che il giorno della gara sbucasse in pista una certa Brigitte Bardot, attratta da qualche affascinante pilota dell’epoca tipo Francois Cévert, mancato per un incidente drammatico a fine 1973 negli Stati Uniti, e nella sua gara di casa sempre ricordato come una celebrità. Il bel mondo di attori e attrici si dava convegno al Paul Ricard per festeggiare la veocità; e alla sera si andava a festeggiare in qualche ristorantino di pesce nei porticcioli della costa. Uno su tutti, quello di Bandol: tutti insieme, un tavolo di fianco all’altro, con musica nel pieno della calda notte da Costa Azzurra e con piloti e team manager, giornalisti e semplici curiosi che a cenare e divertirsi grazie a confini e sipari molto meno rigidi di quelli odierni. A un tavolo a due metri dalla sabbia di Bandol, una serata del 1987, l’allora molto più giovane ma già potentissimo Bernie Ecclestone, che di lì a poco sarebbe diventato padrone assoluto della Formula 1 poi venduta un anno fa a peso d’oro a Liberty Media, scherzava con i tavoli a fianco perché non riusciva a sollevare gli spaghetti con le due chele di granchio offerte dai camerieri ai commensali...

E comunque, quel Bernie Ecclestone, al GP di Francia si divertiva, ma vinceva anche. Una delle vittorie del suo team Brabham resta negli annali come legata a filo doppio con Pirelli. Accadde nel 1985: la foto del podio è ancora lì, a testimoniarlo, con il pilota brasiliano che ridendo indica con il dito la P lunga sul suo cappellino, a ringraziamento per un apporto dei pneumatici quel giorno davvero basilari. 

Continua a leggere