F1, Senna ancora un modello a 25 anni dalla scomparsa

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Di Ayrton Senna porteremo per sempre nella memoria alcuni ricordi fondamentali. La sua velocità pazzesca, ma mai quanto la smania di essere il migliore sempre e comunque, sempre di più con il complicarsi delle situazioni in gara. Il suo sguardo lontano, puntato verso qualche costellazione a noi proibita, dalla quale assorbiva forse l’ispirazione per certe gesta che ancora oggi, a 25 anni dalla sua morte crudele e terribile a Imola, lo collocano in un universo a parte della storia delle corse.

Era domenica 1 maggio 1994 quando la vita di Ayrton si spense a margine di un incidente quasi stupido, di quelli che non lasciano tracce fisiche a meno che un braccetto della sospensione decida di rompersi, di volare in una traiettoria improbabile e irripetibile fino a infilarsi come una lancia devastatrice all’interno della visiera del casco. Era domenica 25 marzo 1984, dieci anni esatti prima, quando debuttò in Formula 1. Nessun quadro da campione lo accompagnava in quella prima uscita sulla scena dei Gran Premi. Ma lo sguardo, quello sguardo, c’era già. Più giovane: Ayrton a quei tempi aveva appena 24 anni. Ma già significativo di quella sorte da campione designato che sarebbe diventato di lì a poco.

A ricostruirla oggi, la carriera di Senna in F1 appare come una missione spaziale brevissima ma piena di tappe fondamentali. Il suo dominio della velocità estrema, maturato già nel triennio 1985-87 con la Lotus delle pole position a raffica. I sei anni in McLaren a cavallo fra paradiso e inferno: tante gare vinte e tre titoli iridati conquistati; ma anche il confronto umano al limite della paranoia con Alain Prost, suo compagno odiatissimo in McLaren fino ai celebri incidenti da cineteca in due GP Giappone consecutivi, 1989 e ’90. I suoi duelli da università del motorsport con un certo Nigel Mansell: avversario consideratissimo, fra i pochi che Ayrton riteneva al suo livello, ma aiutato da una Williams iper-tecnologica e invincibile. La stessa Williams che Ayrton finalmente ereditò nel 1994, con la missione quasi scontata di issarsi in cima al mondo da corsa. E che invece...

Soltanto i campioni grandissimi restano pietra di paragone anche dopo la loro morte. Senna lo è ancora oggi. Schumi era un gigante, ma tanto quanto Senna? E Hamilton come si colloca in questo confronto cui lui stesso fa ricorso per autocelebrarsi? E oggi è quasi commovente ricercare tutta questa grandezza, tutto questo carisma, in quello sguardo di Ayrton Senna nel 1984 del debutto in Formula 1. Veniva dal karting, dove aveva vinto tutto ma sempre fallendo il titolo iridato e mai per colpa sua. Approdato in Europa dal suo Brasile, aveva vinto anzi stravinto in tutte le categorie addestrative dalla Formula Ford alla supercombattuta F3 inglese di quei primi Anni Ottanta. Che cosa cercava, il giovane Ayrton, con quel suo sguardo lontano? Possiamo soltanto sospettarlo, e molti indizi suggeriscono che cercava un approdo, un risultato che si collocava ancora oltre a quanto di memorabile ha conquistato lasciandocene un ricordo che non sbiadisce. 

Ed è bello vedere che in quei primi giorni, sulla tuta da corsa, il giovane Senna portava il logo Pirelli. Poche gare disputate con i pneumatici italiani, su quella Toleman poi passata ad altro fornitore, come era uso comune in quell’epoca e per tanti motivi fra tecnici e commerciali. Poche gare ma un ricordo indissolubile per Pirelli, che infatti lo ricorda anche nelle celebrazione di questo Primo Maggio a Imola, teatro di una delle disgrazie che la Formula 1 e l’amore per le corse mai potranno dimenticare.

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