F1, Monza
non più sola

Show more images

Monza si corre da sempre a fine estate ed è anche l’addio alla stagione europea dei Gran Premi, prima delle trasvolate intercontinentali che dagli anni ’70 caratterizzano l’ultima parte del calendario di Formula 1. Quest’anno però per via della pandemia, il Gran Premio d’Italia non segnerà il cambio di continente perché la stagione in corso si disputerà interamente in Europa, con le sole trasferte in Bahrein (due gare) e ad Abu Dhabi previste a novembre-dicembre.

Ma c’è di più. Se Monza è stata praticamente da sempre l’unica gara italiana del Mondiale, quest’anno non lo sarà più. Una settimana più tardi, dall’11 al 13 settembre, il Circus debutterà infatti al Mugello, e a cavallo fra ottobre e novembre tornerà a Imola, circuito che non vedeva un Gran Premio dal lontano 2006.

Dal 1950 a oggi una sola volta, nel 1980, la F1 non ha corso a Monza. Fu una stagione particolare a livello politico. La Federazione Internazionale (la FIA) e la FOCA, ovvero l’associazione dei costruttori, erano in guerra aperta per il potere totale sul Mondiale. Quasi tutti i team stavano con la FOCA, già allora capitanata da Bernie Ecclestone che poi, dopo avere seppellito l’ascia di guerra, ovvero avere ottenuto tutto il potere commerciale, diventò il padrone reale della Formula 1 fino a tre anni fa, quando ha ceduto il gruppo agli americani del gruppo Liberty. Ferrari, Renault, il team italiano Osella stavano invece con la FIA.

In questo conflitto politico finì per restare invischiata proprio Monza, che per quell’anno perse la gara italiana del Mondiale e se la vide soffiare da Imola, con tanto di titolazione di GP d’Italia. Tutto tornò alla normalità l’anno successivo; ma dato che Imola era ormai a bordo, si inventò per lei il GP di San Marino, che si è corso ininterrottamente dal 1981 al 2006, ma a primavera. Quest’anno invece Monza, Mugello e Imola sono in calendario nello spazio di due mesi scarsi, regalando all’Italia la più significativa presenza di sempre nel campionato iridato.

Tra i tre Gp, ma non solo, Monza mantiene il suo scettro di tracciato più veloce del campionato. Non è più il percorso utilizzato fino a fine anni ’70, che senza le tante chicane attuali rendeva curve come Lesmo 1 e 2 oppure come la Ascari veri e propri esami universitari per qualsiasi pilota. Ma è rimasto comunque velocissimo tanto che a fine del rettifilo dei box si è arrivati nei primi anni 2000 a superare i 370 chilometri l’ora. E anche oggi - con le monoposto a motore ibrido, decisamente più pesanti - si superano i 340. Le medie sul giro e in gara sono le più elevate del campionato, con Kimi Raikkonen che nel 2018 conquistò la pole position su Ferrari a circa 263 di media.

Monza oltre a rappresentare la festa della velocità è anche una celebrazione dell’italianità da corsa, soprattutto per la tradizione motoristica dell’Italia e la passione dei tifosi tricolori. Di certo il tricolore avvolge Monza grazie alla Ferrari. Qui la Scuderia del Cavallino è quella ad avere vinto più volte, ben 19, con l’ultimo successo nel 2019 con Charles Leclerc. Uno dei più significativi fu invece nel 1988, anno del dominio McLaren trionfatrice in tutti i Gran Premi di stagione eccetto che a Monza. Gerhard Berger primo e Michele Alboreto secondo, il primo successo di Maranello dopo la scomparsa di Enzo Ferrari, mancato quattro settimane prima. In un certo senso, fu l’ultimo saluto dell’indimenticabile Drake alle corse che erano state la sua linfa di vita.

Le vittorie di piloti italiani invece sono concentrate soprattutto nei primissimi anni del Mondiale: Farina vinse con l’Alfa Romeo nel 1950 e Alberto Ascari con la Ferrari nei due anni successivi. Poi 13 anni di digiuno e nel 1966 di nuovo Italia: Lodovico Scarfiotti primo su Ferrari per un successo che a tutt’oggi è l’ultima vittoria di un pilota italiano a Monza, nonché l’ultimo di un italiano con il Cavallino.

Per trovare una nuova traccia di tricolore nell’albo d’oro bisogna andare al 1977, con Mario Andretti primo su Lotus. Ma l’italianità era soltanto per nascita: a Montona d’Istria, che nel 1940 era italiana, prima di diventare jugoslava dopo la Seconda Guerra. Il passaporto di Mario era però a stelle e strisce.

Continua a leggere