F1 GP Mugello,
un debutto regale

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Mugello chiama Mondiale. Domenica 13 settembre le monoposto di Formula 1 scatteranno per la prima volta sul lungo rettilineo toscano per una gara. Molte volte lo hanno fatto nel corso di test. La Ferrari  addirittura centinaia di volte, con una serie di piloti che inizia da Michael Schumacher e arriva ai giorni nostri. E del resto il circuito alle falde dell’Appennino subito fuori Firenze è talmente significativo, dal punto di vista sportivo come di quello tecnico, da eleggerlo a territorio previlegiato per prove di qualsiasi tipo. Non a caso la Ferrari lo ha acquistato qualche anno fa, rendendolo di fatto il suo secondo circuito oltre al tracciato di Fiorano che si trova a due passi dalla Gestione Sportiva a Maranello.

Per definire il Mugello basta una parola: completo. Il lungo rettilineo è l’unico punto in cui un pilota può riposare braccia e collo. Il resto è un misto continuo: salita e discesa, di nuova salita e di nuovo discesa fino al traguardo. Un po’ come l’A1 Ring in Austria, in quanto a pendenze; ma con la differenza che in Toscana si trovano anche alcune curve che per velocità e quindi per accelerazioni laterali svettano nella graduatoria delle difficoltà tecniche di tutto il campionato.

Subito dopo il rettilineo dei box una curva a destra porta verso la prima sessione in salita: le curve Luco, Poggio secco e Materassi costituiscono una sezione molto veloce, da guidare tutta in una linea ideale, la più filante possibile in modo da sfruttare la massima trazione. Quindi la veloce destra-sinistra di Casanova e Savelli e poi le due curve dell’Arrabbiata.

Si tratta di due destre in discesa, ad ampio raggio e che (si prevede) le F1 attuali percorreranno in pieno, con velocità superiori a 260 chilometri l’ora. Dopo di che, di nuovo salita fino al punto più alto del tracciato: la curva del Correntaio. Quindi nuova discesa a precipizio con la doppia curva Biondetti a funzionare in pratica come una chicane naturale, velocissima. In questo punto specifico Valentino Rossi, nei suoi test con la Ferrari qualche anno fa, era veloce quanto se non più di Schmi. E non è leggenda.

È logico che il campionato attenda a braccia aperte un circuito così. Al contrario di molte piste nuove, tutte chicane e quindi teatro di gare piene di stop-and-go, con rarissime curve da vera velocità, il Mugello richiama le sfide di una volta. Un menù molto tecnico ma estremamente umano: sfida, coraggio, cuore oltre l’ostacolo. Ed è bello che proprio il Mugello, new entry assoluta nel Mondiale, dia vita in quest’anno funestato dal Covid-19 al primo tris di circuiti italiani a ospitare un Gran Premio nella stessa stagione.

Al di là di Monza, sempre presente nel Mondiale dal 1950, primo anno iridato, a oggi con la sola assenza del 1980 a seguito di una lotta politica che mise a soqquadro il campionato, e al di là di Imola che ha ospitato i Gran Premi dal 1980 al 2006, il Mugello è il quarto circuito italiano ad avere questo onore. Il terzo è il circuito stradale di Pescara: quasi 26 km a oltre 150 all’ora sul giro, che nel 1957 ospitarono un GP con questa denominazione e con la vittoria di Stirling Moss su Vanwall.

Alto punto di forza del tracciato toscano che debutta nel Mondiale è la forza della sua tradizione a livello automobilistico e motoristico in generale, dato che da anni ospita una delle tappe più importanti della Moto GP. Quando venerdì mattina 11 settembre i dieci team scenderanno in pista per la prima sessione di prove libere saranno alle prese, nella maggioranza dei casi, con un tracciato conosciuto soltanto sui simulatori e dai dati forniti da F1.

La domenica vi correranno per 59 giri, su un tracciato di 5,245 metri di sviluppo e con le caratteristiche già descritte. Ma la memoria degli appassionati andrà al vecchio circuito del Mugello: uno stradale di 66,2 km sul quale si gareggiava già negli Anni Venti. Una sfida durata fino al 1970 e lunga tre volte il mitico Nurburgring in Germania, e come questo disseminata di discese e salite fra alberi e burroni, bivi e tornanti e siepi e ingressi di case coloniche. Un po’ come l’impareggiabile tracciato del Tourist Trophy motociclistico sulla britannica Isola di Man, qualcosa che ancora oggi racconta una sua storia personale impareggiabile e del tutto indipendente da qualsiasi campionato.
  
Mugello, quindi, come Università delle corse. Come il Nurburgring, come l’Isola di Man. Per questo è ancora più bello che il Mondiale F1 vi faccia tappa. E che la Ferrari vi festeggi il Gran Premio numero 1000 della sua grande storia da corsa.

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