F1, Gp di Ungheria:
il sorpasso questo sconosciuto

F1, Gp di Ungheria: il sorpasso questo sconosciuto 01

All’Hungaroring non si supera: libro delle grandi verità F1, pagina 12. Ed è vero: il circuito appena fuori Budapest, direzione est, sembra fatto apposta per quelle colonne di monoposto rassegnate a tenere la posizione, poiché soltanto un errore o un guasto tecnico o un miracolo di fantasia possono alterare l’ordine in pista.

Una serie continua di curve, nessuna delle quali abbastanza veloce da mettere sotto sfida il coraggio dei piloti e la loro propensione al rischio, collega i due estremi del rettilineo principale. Una sede stradale piuttosto stretta, eccetto appunto in rettilineo, ma soprattutto una traiettoria obbligata larga quasi esattamente quanto una monoposto, visto che i lati del nastro d’asfalto si sporcano durante il weekend di gara fino a diventare aree da evitare pena la perdita di aderenza.

Tutti questi fattori sommati rendono il tracciato ungherese un inno a gare noiose. Un divieto a qualsiasi sorpasso, ovvero a ciò che per definizione rende le gare eccitanti.

E dire che già alla prima edizione il GP ungherese raccontò una storia del tutto diversa. Era il 1986: il Muro di Berlino era bello saldo e l’apertura di Budapest alla F1 occidentale e filo-imperialista sembrava una trasgressione al Patto di Varsavia, un tentativo di sfuggire alla Guerra Fredda. In sala stampa un tenente dell’esercito ungherese, Erika Laszlo, conduceva l’attività dei giornalisti con rigore e metodo militari: i telex e i fax del tempo funzionavano in modo approssimativo, le linee telefoniche erano avventurose, ma tutto filò liscio come l’olio. Ma soprattutto fu la gara a raccontare una storia speciale.

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Tutto merito di due brasiliani, Ayrton Senna e Nelson Piquet, affiancati sulla prima fila dello schieramento per quella che prometteva di essere una gara da decidersi entro la prima curva. E per 32 giri tutto andò esattamente così: Senna partì meglio e la sua Lotus permetteva alla Williams magari di avvicinarsi a pochi centimetri, ma niente di più. Ma Piquet era uno che alle regole scritte non si piegava tanto, in pista come fuori. Alla fine del giro 31, provò l’attacco. E dato che l’Hungaroring non presenta punti per sorpassi possibili, lui ci provò in un punto impossibile: all’esterno della curva al termine dei rettifilo dei box.

Le immagini TV sono ancora lì per raccontare quella meraviglia. Senna a difendere la traiettoria di curva, Piquet  in quella parabola improbabile all’esterno e finito in un quasi testacoda a 250 all’ora, rimediato non si sa come, con un controsterzo da rallista puro. Gara finita, si pensò. E invece no. Fine del giro 32: nuovo tentativo di Piquet, di nuovo all’esterno. E nuova intraversata, nuovo controsterzo ma stavolta tenendo giù il gas fino a chiudere la curva in prima posizione. Un’apoteosi, non più annullata fino al traguardo.

Anche nell’89 accadde qualcosa di simile, ma senza manovre da circo. Senna di nuovo in prima fila, con la McLaren, dietro la Williams di Riccardo Patrese in pole; Mansell 13° al via con la Ferrari. Una cavalcata solitaria, quella di Patrese, avviato a un successo facile. Ma dopo 52 giri la Williams si fermò lasciando Ayrton al comando. Tutto fatto? No. Perché Mansell, risalito nel frattempo sorpasso dopo sorpasso, si trovò proprio alle spalle della McLaren che era più veloce in rettilineo. Ed ecco l’idea folle. Raggiunto Senna sulla salita che inizia poco dopo i box, Nigel prese la scia di Senna affiancandolo proporio quando Ayrton si apprestava a doppiare la Spirit di Johansson. Senza spazio per cambiare traiettoria, il brasiliano dovette alzare il piede per non tamponare il doppiato. Mansell prese il comando e non lo mollò per i 20 giri rimanenti al traguardo.

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E siamo a oggi. L’Hungaroring è come allora: per superare, serve un miracolo, o un colpo di genio. Nel frattempo è l’Ungheria che ha ingranato la quinta. Sono lontani i temi di quegli anni ’80 degli esordi nel Mondiale: oggi Budapest è una delle capitali d’Europa, terra nei giorni del Gran Premio di un turismo scatenato e che riversa sulle tribune del circuito un pubblico sempre da record. Il Paese è cresciuto in modo straordinario e ogni anno sempre più evidente. E quel Gran Premio ungherese che nel 1986 sembrava una trovata estemporanea, quasi antistorica, oggi è una costante del campionato che non ha mai mancato fino a questa edizione numero 36. Superando, e senza neanche mettere la freccia, tante gare anche di blasone che nel frattempo si sono perse per strada.

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